2015: inizio col botto!

Il primo mese del 2015 si è aperto con il botto per la Medicina Fiscale.

Il clamoroso episodio del capodanno romano con 835 vigili urbani (su mille) assenti (la maggior parte per malattia) ha acceso i riflettori mediatici, a livello nazionale, sulla spesa  per malattia assolutamente fuori controllo nel pubblico impiego.

Abbiamo visto come i dati statistici sulla malattia nel triennio 2011-2013 evidenzino un costante aumento del numero dei certificati di malattia nel settore pubblico (pari al 27%), mentre in quello privato è solo di qualche unità.

La Medicina Fiscale del settore pubblico è attualmente in carico alle Regioni che hanno pubblicamente ammesso di non essere in grado di assolvere questo servizio  (pur essendo a bilancio dello Stato una spesa di 70 milioni all’anno per questa voce).

La Medicina Fiscale nel settore privato finora è stata gestita dall’INPS  con un servizio efficiente e capillare svolto su tutto il territorio nazionale, ad un costo di 50 milioni annui fino al 2012 (quando il servizio era funzionante a pieno regime, prima dello stop drammatico del 29 aprile 2013).

Se consideriamo il numero dei dipendenti (con un rapporto di circa 1 a 4  tra pubblico e privato: tre milioni i dipendenti pubblici, 12 quelli privati), si capisce come sia assolutamente urgente riorganizzare il servizio nel suo complesso per potenziare quello che funziona e azzerare gli sprechi, proprio laddove sussiste anche il disservizio.


In un recente lavoro del Centro Studi lamedicinafiscale.it  La certificazione di malattia nel 2013,  abbiamo potuto vedere, grazie anche al contributo grafico di grande impatto visivo e dalle metodiche innovative,  e toccare con mano una serie complessa di elaborazioni statistiche sulla certificazione di malattia nel pubblico impiego.

La medicinafiscale.it ha proposto da tempo, come possibile soluzione, il passaggio delle competenze della Medicina Fiscale del settore pubblico dalle Regioni all’INPS, visti i positivi risultati raggiunti da quest’ultima in più di 20 anni di attività.

I motivi del successo dell’INPS in questo campo?

Innanzitutto un comparto di Medicina Fiscale rodato, con un’intera classe di medici formata da un’esperienza pluriennale fatta sul campo; non è ancora prevista una formazione specifica per questa complessa disciplina e auspichiamo che questa venga  prevista per le prossime generazioni di medici fiscali.

Altrettanto importante è la forza organizzativa che l’Ente ha messo in pista in questi ultimi anni, con l’adozione di un efficiente servizio informatico.

L’INPS ha investito in maniera importante in termini di risorse e mezzi per migliorare e potenziare l’informatizzazione: questo processo è stato avviato qualche anno fa con la procedura di invio telematico del certificato di malattia, è proseguito con l’adozione del programma di selezione visite (data mining) ed è stato ultimato proprio in questi ultimi mesi con l’entrata in vigore su tutto il territorio nazionale di S.A.Vi.O, il sistema che permette lo svolgimento delle visite fiscali anche nei giorni di chiusura degli uffici.

Le Regioni non hanno a disposizione niente di tutto questo.

Con il sistema polo unico attivo, lo scorso Capodanno, il dirigente della Polizia Urbana capitolina avrebbe potuto richiedere visite mediche fiscali in tempo reale, con un semplice click, e a zero spese.

Palazzo_Vidoni_Roma

Il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia non si è fatta trovare impreparata dagli eventi: come ha dichiarato più volte, era in contatto da tempo con i medici fiscali e, grazie anche alla professionalità del suo staff, è prontamente intervenuta.

E’ del 20 gennaio l’iniziativa del governo di inserire nel proprio ingente pacchetto di riforme sulla Pubblica Amministrazione (attualmente in discussione in Senato con l’on. Giorgio Pagliari come relatore) anche quella attinente al varo del polo unico della Medicina Fiscale, decretando il passaggio di consegne del controllo della malattia del pubblico impiego nelle mani dell’INPS e dei suoi medici.

E’ del 23 gennaio l’ultima interrogazione parlamentare in materia di Medicina Fiscale e polo unico presentata dalle onorevoli Patrizia Maestri (membro della Commissione Lavoro presieduta dall’on. Cesare Damiano) e Donata Lenzi (portavoce PD nella XII Commissione Parlamentare presieduta dall’on. Pier Paolo Vargiu). In particolare riportiamo l’ultimo passaggio…”istituire presso l’INPS un polo unico per l’effettuazione delle visite di accertamento medico legale che assommasse a sè le competenze oggi ripartite tra INPS e aziende sanitarie locali, in particolare per quanto attiene le visite di controllo ai dipendenti della pubblica amministrazione; tale ipotesi consentirebbe un significativo risparmio di risorse per gli istituti preposti e un sicuro efficientamento dell’attività di controllo. Essa consentirebbe inoltre di procedere alla riorganizzazione dell’attività di medicina fiscale, andando incontro all’esigenza di dare certezze ai suddetti rapporti di lavoro, anche per l’indubbio interesse pubblico di garantire che coloro che svolgono funzioni di controllo possano farlo senza timori”.Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia


Tra tutte le questioni in campo, c’è anche questa, importantissima per una intera categoria di medici e per le loro famiglie: arrivare alla stabilizzazione di 1250 Medici Fiscali INPS, precari da una vita (e senza dimenticare i Medici Fiscali ASL non dipendenti).

Le risorse economiche ci sono e non solo non è previsto un aggravio di costi ma, con i giusti provvedimenti, si potrà ottenere nel medio tempo anche un significativo risparmio della spesa pubblica, andando ad intervenire fruttuosamente sull’assenteismo: il tutto a vantaggio dei lavoratori veramente malati che vengono solo danneggiati dal comportamento disonesto di chi veramente malato non è.

Vedremo nei prossimi giorni come procederà l’iter di riforme (e, quindi, anche questa sul polo unico della Medicina Fiscale) avviato nella Pubblica Amministrazione, obiettivo di primaria importanza secondo le dichiarazioni programmatiche del governo Renzi.


Federica Ferraroni