La sfida della tutela della Salute

Il 17 luglio 2014 nella Sala della Regina di Montecitorio è stato presentato il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva “La sfida della tutela della salute tra nuove esigenze del sistema sanitario e obiettivi di finanza pubblica”.

Il nostro sistema sanitario è stato passato al setaccio dal lavoro delle due commissioni riunite, la XII (Affari Sociali) presieduta dall’on Pier Paolo Vargiu, e la V (Bilancio) presieduta dall’on. Francesco Boccia e l’incontro (non un convegno, come ha sottolineato l’on Vargiu) è stato chiuso dall’intervento del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La XII Commissione parlamentare si è occupata, nello specifico, delle attuali problematiche della Medicina Fiscale, sottolineando l’importanza di questa branca medica per la collettività: ha elaborato un documento finale già noto, in cui si sollecita la formazione di concentrare sull’INPS il controllo del settore pubblico e di quello privato, per semplificare il servizio, ottimizzando i risultati e riducendo la spesa (questo documento è disponibile anche sul sito della rivista).

L’argomento di questa giornata, però, è stato molto più ampio, visto che è stato fotografato lo stato attuale dell’intero nostro Sistema Sanitario.

L’on. Francesco Boccia ha espresso un fermo no a tagli lineari nella sanità, puntando su fondi integrativi e polizze assicurative, con maggiore defiscalizzazione: bisogna, infatti, evitare il rischio che la crisi economica possa ridurre la qualità dei servizi e la capacità di rispondere ai bisogni sanitari delle persone. Il Ministero della Salute deve riappropriarsi di un’autonomia decisionale che, in questo momento, sembra troppo vincolata ai bilanci: “il MEF non può essere solo un controllore e il Ministero della Salute un mero esecutore”.

L’on Vargiu lancia un vero e proprio “allarme sanità: senza cambiamento e senza riforme si va a fondo e chi ne farà le spese saranno solo i più deboli”.

Il documento presentato a Montecitorio indica quali sono le strade da seguire:

-più centralismo e meno federalismo, per garantire un’erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza) omogenea su tutto il territorio nazionale, lasciando alle Regioni esclusivamente un ruolo di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari,

-il superamento della visione ospedalocentrica rafforzando la rete territoriale,

-maggiore uniformità delle prestazioni tra regione e regione (in quelle meridionali  i ritardi infrastrutturali, per esempio, sono spesso ancora molto sensibili)

-l’istituzione di meccanismi che premino le regioni virtuose

-la centralizzazione degli acquisti

-accesso più veloce dei farmaci innovativi sul mercato

-adozione di un nuovo sistema per quanto riguarda i ticket,  fissando una franchigia in base al reddito

-riorganizzazione dei servizi

-contenimento della spesa ottenibile con una maggior oculatezza e controllo centrale

“E’ da questi punti fermi – ha dichiarato il Presidente Francesco Boccia – che Ministero e Regioni devono ripartire, facendo proprio il lavoro fatto in questi mesi dalle commissioni Bilancio e Affari Sociali”.

“Servono maggiori investimenti – dice il Presidente Pier Paolo Vargiu – in prevenzione primaria e in politiche, anche non strettamente sanitarie, in grado di diffondere corretti stili di vita. Nel nostro Paese, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’80% delle malattie è determinato da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, eccessiva alimentazione e sedentarietà. Tuttavia, la prevenzione, sia in campo sociale sia in campo sanitario, appare ancora insufficiente. Vanno quindi rafforzate le politiche legate alla prevenzione, con investimenti anche allargati a settori diversi da quello sanitario, che contribuiscano a limitare il ricorso al Servizio Sanitario Nazionale per finalità di cura, sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste”.

Secondo l’on. Donata Lenzi, capogruppo PD in Commissione Affari Sociali, bisogna continuare sulla strada della collaborazione tra Commissioni: “è inutile presentare emendamenti per poi vederseli bocciare dalla Commissione Bilancio”.

La sofferta esperienza degli emendamenti in materia di Medicina Fiscale conferma amaramente questa considerazione: nel nostro caso, è auspicabile l’intervento urgente e diretto dell’esecutivo.

Il Ministro Lorenzin puntualizza che in Italia si spende il 7% del PIL, a fronte del 9% di Olanda e Germania.

“Come si possono avere maggiori risorse per la Sanità? Non certo aumentando le tasse ai contribuenti ma ottimizzando e controllando le spese: gli euro risparmiati in sanità devono restare alla Sanità. Ricordiamoci che sanità non deve significare solo spesa ma anche e soprattutto motore di traino per l’economia se puntiamo sull’innovazione e la ricerca Organizzare la ricerca in campo medico deve tornare ad essere il compito primario del Ministero della Salute”.

Perché “l’obiettivo della Sanità non è quello di risparmiare sulla spesa ma quello di allungare il periodo senza malattia alla popolazione”.

L’esperienza della giornata conferma come la Medicina Fiscale non sia avulsa dal Sistema Sanitario Nazionale e ne è invece un momento integrante a tutti gli effetti: qualunque soluzione delle problematiche ad essa connessa non sarà mai disgiunta dal contesto più ampio del comparto sanitario.

Federica Ferraroni

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L'amministratore della rivista "La Medicina Fiscale"

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