AAA: sblocco delle assunzioni cercasi

 

A luglio 2015 erano 500, come è emerso dall’incontro tra medici inps e il direttore generale Massimo Angelo Cioffi, il Coordinatore Medico Legale Prof. Massimo Piccioni e il direttore Invalidità Civile Dott. Marco Ghersevich: dopo solo pochi mesi sono già scesi a 430 e il numero è destinato a scendere anche molto velocemente.

Stiamo parlando dei medici interni dipendenti; con un’età media di 59 anni, sono una razza in via di estinzione, un microcosmo di medici che porta avanti tutta la medicina INPS, assistenziale e previdenziale, con l’aiuto di consulenti esterni (1250 fiscali e 1100 contrattisti per l’attività di sede), precari da sempre. Tra fiscali e contrattisti esterni le differenze sono tante e tra queste ne citiamo una: la fidelizzazione. I medici  fiscali lavorano per questo stesso Ente da 25 anni in media, tutelati e organizzati da una serie di leggi e decreti ministeriali che si sono succeduti nel tempo, aspettano a breve una stabilizzazione (i decreti attuativi del cosiddetto polo unico nell’ambito della riforma della Pubblica Amministrazione dovrebbero fare anche questo); i contrattisti per l’attività di sede, invece, lavorano per l’INPS da sei anni con contratti di durata annuale, non sono fidelizzati, spesso trovano un’occupazione migliore proprio appena finito il periodo di “addestramento” (si arriva a questa delicata mansione senza un corso di preparazione dedicato e organizzato a monte, buttati nella mischia quotidiana, formati sul campo grazie al supporto dei Colleghi più esperti) e il gruppo di lavoro di ogni sede si vede continuamente rimaneggiato da un inspiegabile  quanto svantaggioso turnover (e questo crea non pochi disagi per tutti, medici e utenza compresa).

1989: è l’anno dell’ultimo concorso ed allora erano più di 1500 i Medici dipendenti INPS, chiamati a  svolgere i compiti attinenti alla sola medicina previdenziale, che, comunque, era meno “corposa” di quella attuale. Il calo dei medici interni è stato progressivo e costante fino al 2014, mantenendosi all’interno di numeri sostenibili, anche perchè compensati dal continuo aumento dei contrattisti esterni. Dati anagrafici alla mano, emerge però in modo incontrovertibile come il prossimo triennio sia quello decisivo.

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La previsione è questa: da qui al 2019 andrà in pensione l’80% di questi 430 “superstiti” e il restante 20% lascerà il lavoro nei due anni successivi.

E, al momento, non risulta esserci un programma aziendale pensato per l’organizzazione non fra 50 anni ma nel prossimo decennio, della medicina INPS, indispensabile per l’attività che l’Ente è chiamato a svolgere quotidianamente. Un’attività importante, visto che l’INPS entra, con queste funzioni, nella casa della quasi totalità degli Italiani, lavoratori e non, giovani ed anziani, pensionati o in età lavorativa. La mole di lavoro, dal 1989 ad oggi, è cresciuta considerevolmente visto che alla medicina previdenziale si è aggiunta nel 2009 quella assistenziale, prima con la gestione di controllo dell’attività effettuata dai centri medico-legali ASL e, dal marzo 2015, con l’arrivo delle revisioni di tutta l’invalidità civile all’INPS.

A chi lasciare in eredità un compito così delicato come quello della Medicina INPS?

Blocco delle assunzioni: il Presidente Boeri ne ha parlato recentemente chiedendo lo sblocco al momento della legge di stabilità e ha riformulato la stessa richiesta anche in Commissione Enti Gestori dell’audizione parlamentare del giorno 25 febbraio scorso (di cui è stato dato resoconto anche su queste pagine). L’INAIL, l’ente cugino dell’INPS, ha indetto recentemente un concorso pubblico per nuove assunzioni.

Bisogna pensare con urgenza a come organizzare il futuro del servizio perchè pochi anni passano in fretta e “il sapere fare” medico si trasmette da sempre grazie al progressivo e continuo passaggio diretto di conoscenze e consegne fra generazioni. E si tratta di un passaggio che necessita di un congruo periodo di tempo e non può essere improvvisato.

Federica Ferraroni

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