Ormai vicini alla scadenza dell’ultima proroga del contratto degli attuali medici esterni, pubblichiamo una lettera di un medico esterno, che fa nuove interessanti considerazioni e solleva alcuni quesiti.

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L’interessantissima lettera del collega, pubblicata recentemente su lamedicinafiscale.it, suscita diverse riflessioni e fa nascere qualche domanda, in prossimità del 30 aprile 2016, data di scadenza dell’ultima (di una lunga serie, ormai) proroga dell’incarico degli attuali medici esterni.

1- Innanzitutto il “nodo pensionati”: nella circolare 12 del MEF del 23 marzo scorso si pongono precise disposizioni in materia dei compiti e degli incarichi che un lavoratore già in quiescenza può svolgere all’interno degli organi della pubblica amministrazione (come l’INPS), ammettendo solo attività di consulenza gratuite e ponendo anche in questo caso precisi paletti

Nelle graduatorie di prossima pubblicazione (a meno di una nuova, ulteriore proroga), i medici già in pensione verranno inseriti o, come ci si aspetterebbe, verranno esclusi?

2- già con il corpo medici esterni in servizio, non si riesce ad assolvere ai compiti istituzionali per i quali questo gruppi di consulenti esterni sono stati arruolati: essere presenti a tutte le commissioni ASL di prima istanza. E’ questo, infatti, il livello cruciale per svolgere quella funzione di controllo che dovrebbe essere propria dell’Ente che eroga il trattamento pensionistico in ambito di invalidità civile.

Se già adesso non si riescono a coprire tute le commissioni di prima istanza, come si può pensare di ridurre il numero dei medici esterni, anche se solo di circa 200 unità, a parità di ore settimanali effettuate?

3- nella relazione INPS alla Corte dei Conti del 4 febbraio scorso, si fa riferimento ad una necessità futura di un corpo medici esterni (ancora liberi professionisti, quindi?) di 2103 unità, un numero superiore agli attuali 900. Questo aumento sarebbe motivato non tanto dalle necessità attuali (il carico di lavoro è già aumentato e il numero dei medici interni si sta progressivamente e inesorabilmente assottigliando) ma per il carico di lavoro che si prevede aumenterà ancora con il possibile arrivo in capo all’INPS di tutta l’attività assistenziale e delle visite fiscali domiciliari legate alla riforma del polo unico. Fra l’altro, per le visite fiscali domiciliari, è già presente un gruppo di medici dedicato (i medici fiscali) che hanno la priorità, per legge, a svolgere questo servizio. In più, ulteriore contraddizione, nell’ultimo bando è stata posta incompatibilità (assoluta o territoriale ancora non è chiaro) tra medici fiscali e medici esterni.

Come si può dire, quindi, che in futuro i medici esterni andrebbero a svolgere, oltre al carico di lavoro che già oggi non riescono ad assolvere in toto, anche un’attività che compete ad altri e che per la quale il bando in via di attuazione prevede l’incompatibilità? Incompatibilità fra l’altro poco comprensibile, visto che già adesso la norma prevede che, in caso di assenza di medici fiscali di lista, la visita fiscale domiciliare possa essere svolta dai (pochi) medici interni, dipendenti dell’Istituto.

4- in questo momento, le commissioni ASL di prima istanza garantiscono una valutazione medico-legale il più possibile corretta, la tutela dell’utente, dell’Ente erogante e delle casse erariali, con la presenza nelle commissioni di tutti i rappresentanti interessati: il presidente, medico-legale dipendente ASL, il medico esperto, nominato dall’ASL e di solito suo dipendente, il medico di categoria, nominato dalle associazioni di categoria per tutelare l’assistito, l’operatore sociale, nominato dall’ASL per il giudizio relativo all’handicap e il medico INPS che effettua la più che legittima azione di controllo da parte dell’ente erogante la prestazione: il medico INPS (interno o un medico esterno, suo delegato) deve essere presente, per legge, a tutte le commissioni ASL dal 2009 mentre, in realtà è presente in meno della metà per difficoltà oggettive a coprire tutte le mansioni richieste. E’ indubbio che la presenza del medico INPS in commissione ASL, quando c’è, abbia apportato indubbi miglioramenti nell’operatività della commissione stessa.

Se la prima istanza passasse tutta in capo all’INPS, chi eserciterebbe l’azione di controllo sul controllore?

5- in questi ultimi anni l’Istituto ha dovuto far fronte a due tipi di necessità:

  • garantire il normale svolgimento dell’attività dell’invalidità previdenziale pur con un corpo di medici dipendenti in continuo calo a causa dei vari pensionamenti (nei prossimi tre anni andrà in pensione la maggioranza dei medici attualmente in funzione)
  • far fronte all’aumentato carico di lavoro con l’arrivo da una parte delle vidimazioni agli atti e i controlli per visita diretta e dall’altra (dal marzo 2015) di tutte le revisioni dell’invalidità civile.

I medici esterni, in definitiva, stanno portando avanti tutta la medicina assistenziale e previdenziale; in alcune sedi, ormai, è andato in pensione anche l’ultimo medico dipendente ed è stato sostituito con uno di questi medici liberi professionisti.

In definitiva, si sta affidando a dei liberi professionisti un’attività delicata e importante come l’erogazione di decine di miliardi di trattamenti pensionistici e non solo assicurativi come l’invalidità previdenziale.

Come si può pensare di far gestire contenziosi ed erogazione di trattamenti previdenziali e assistenziali per decine di miliardi di euro a dei liberi professionisti, svincolati dall’Ente, senza nessun tipo di fidelizzazione?

Lettera firmata

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