Attuali differenze tra pubblico e privato per quanto riguarda la malattia

Oggi in Italia esistono differenti forme di trattamento per il dipendente pubblico e quello privato per quanto riguarda la tutela della malattia e del lavoratore, che viene leso e deve essere difeso anche da chi si spaccia per malato pur non essendolo.

Per i lavoratori del settore pubblico

– Malattia retribuita per i circa 3,5 milioni di lavoratori pubblici, il cui rischio è fissato nei contratti, con un diritto all’intera retribuzione per i primi 9 mesi di assenza ed in modo scalare nei periodi successivi e conservazione del posto per un periodo di 18 mesi, calcolato sommando tutte le assenze per malattia intervenute nei tre anni precedenti l’episodio morboso in corso.

–  Orario di reperibilità durante la malattia: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

– Per i soli lavoratori del comparto pubblico Il DPCM n. 206 del 18/12/2009 stabilisce che sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato oltre che quelli in cui l’assenza è etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) infortuni sul lavoro;

c) malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta che deve aver determinato una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 34%.

• Per i lavoratori del settore privato 

– Malattia indennizzabile per i circa 9 milioni di lavoratori privati in cui l’INPS garantisce una copertura indennitaria dal 4° giorno di malattia (sopra il 5° giorno, se gestione separata) per soli 180 gg/anno nei quali il lavoratore ha anche diritto alla conservazione del posto per un lasso di tempo analogo, il cosiddetto “periodo di comporto” .

– Orario di reperibilità durante la malattia: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

– Per i soli lavoratori del comparto privato la esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità, normata dal D.M. del 11 gennaio 2016 , sussiste per i casi in cui l’assenza e’ etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita che risultino da idonea documentazione rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare

b) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta deve aver determinato una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 67 % (“bollini verdi” per il medico INPS, che, tra le varie attività di sede come la partecipazione alle commissioni ASL di invalidità civile di prima istanza, il massiccio numero di revisioni INPS di invalidità civile e 104 e le quotidiane visite di medicina previdenziale, controlla e vidima tutti i verbali ASL di invalidità civile e handicap: sono “bollini rossi” tutti i verbali di invalidità civile che danno un beneficio economico. I verbali di 104 hanno tutti un “bollino verde”, anche quelli con articolo 3 comma 3).

Per il dipendente privato non esiste l’esenzione per causa di servizio dalla reperibilità: inoltre, lo stato invalidante deve aver raggiunto la soglia del 67% e deve essere connesso ad una patologia in grado di determinare di per sé una menomazione di cospicuo rilievo funzionale, così come ben specificato dalla circolare INPS n.95 del 07/06/2016 in cui si dettano le linee guida (riportate nella categoria “INPS comunica”), approvate dai competenti Ministero del Lavoro e della Salute, sui criteri di esclusione dall’obbligo di reperibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato.

Quando, chi e perchè può essere richiesto l’esonero dalla reperibilità per le visite fiscali?

Innanzitutto bisogna precisare che l’esonero riguarda solo l’obbligo di rispettare la reperibilità  e non la possibilità di essere sottoposti a visita fiscale, in quanto rimane confermata la possibilità per l’INPS di effettuare comunque controlli, sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità prognostica: l’esonero dalla reperibilità non costituisce in nessun caso la neutralizzazione del periodo di comporto.

Il medico INPS può esonerare dalla reperibilità inserendo il codice “E” (messaggio INPS n. 4752 del 2015) nel momento dell’analisi quotidiana di ogni singolo certificato di malattia in arrivo dai medici certificatori: il medico INPS verifica, per esempio, la storia certificativa pregressa con particolare riguardo al numero di giorni di malattia già fruiti e al numero di eventi correlati, al fine di assumere decisioni consapevoli e non pregiudizievoli sia per il malato che per l’Istituto e può inserire con il codice “D” la richiesta di visita fiscale domiciliare (resta fondamentale la valutazione “umana” che va ad integrarsi con quella “artificiale” del sistema informatico INPS).

Mediante l’utilizzo di tale codice, il medico dell’Istituto, durante l’analisi del certificato, ha l’opportunità – da esercitare secondo ponderato discernimento clinico e medico legale – di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo Data Mining qualora la diagnosi evidenzi una condizione di gravità tale che sconsigli o addirittura controindichi il controllo domiciliare disposto d’ufficio (come, per esempio, le oncopatie metastatiche, stati terminali, situazioni post chirurgiche di interventi demolitivi….).

Fino ad ora, il medico INPS sta valutando “solo” gli oltre 12 milioni di certificati di malattia (12,1 milioni nel 2015) che arrivano dal settore privato ma presto, probabilmente, con l’arrivo del polo unico, dovrà analizzare anche i 6 milioni di certificati di malattia del settore pubblico (6,3 milioni nel 2015). A questo punto, l’INPS avrà una banca dati completa studiata dai propri medici, che consentirà tutta una serie di nuovi studi, non solo epidemiologici, sulla malattia e sul suo andamento in Italia.
Il medico certificatore di malattia (per “medico certificatore di malattia” si intenda un medico di una struttura pubblica o convenzionato con il SSN) non ha a disposizione il codice “E” ma può (e deve) segnalare, barrando l’apposita casella nel momento della compilazione del certificato telematico di malattia, se la malattia è una patologia grave che richiede terapia salvavita o se è sottesa ad situazione di invalidità riconosciuta o se è una malattia per la quale è riconosciuta la causa di servizio (come abbiamo visto prima, per questi ultimi due punti vale il discorso che abbiamo fatto prima sulle differenze tra pubblico e privato).

Come abbiamo visto, sono diverse (troppe) le differenze tra pubblico e privato ed era ormai indispensabile, dopo tanti anni di scarsa attenzione, intervenire legislativamente, uniformando i due comparti: il 23 febbraio prossimo è attesa l’approvazione del Consiglio dei Ministri  della tanto annunciata riforma della Medicina Fiscale posta all’interno della massiccia riforma Madia della PA, con il passaggio di competenze del comparto pubblico all’INPS e con tutto quello che la nascita del polo unico della Medicina Fiscale comporta.

Federica Ferraroni

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