Ancora sull’autonomia e terzieta’ della Medicina Fiscale

Ringrazio il nostro attento lettore per aver stimolato la riflessione su un argomento tanto importante quanto poco sviscerato (almeno finora).

L’art. 5 della legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) sancisce il divieto ad “accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente.”
“Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richieda.”
Sostanzialmente l’ art 5 della legge 300/700 introduce il principio di terzieta’ del medico fiscale.
Erano i tempi in cui il servizio veniva garantito dall’ex inam e successivamente dalle ASL.
Una Medicina Fiscale a garanzia dei lavoratori che si realizza attraverso una percentuale di controlli ponderato e congruo ad un’azione di deterrenza mirata a prevenire gli abusi.

La legge 638/83 istituisce le liste in un regime di concorrenzialita’ con le ASL.
Il tutto avviene col massimo rispetto del principio di terzieta’ sancito dall’art. 5 dello statuto dei lavoratori.
Il servizio sara’ gestito dall’INPS che “istituisce presso le proprie sedi liste speciali formate da medici ….”, ma non sara’ l’INPS competente sulle modalita’ della disciplina, sui compensi, sullo schema tipo di convenzione. L’INPS, in particolare, non possiede facolta’ di scelta nell’arruolamento dei medici fiscali.

Era importante che fosse cosi’ poiche’ l’INPS non e’ parte neutrale che puo’ farsi garante assoluto di terzieta’ in quanto paga materialmente la malattia dei lavoratori privati.
Con il recente conferimento all’INPS della possibilita’ di una gestione dell’ente improntata a principi privatistici, quindi non solo di gestione manageriale oculata orientata a risparmi e a equilibri di bilancio, ma volendo anche alla realizzazione di utili, le cose si sono complicate ulteriormente.
Tutti sappiamo che l’ente si muove per obiettivi stabiliti annualmente.
Ad esempio, se l’ente si pone l’obiettivo di una riduzione del 5% delle spese per la malattia, tale obiettivo non ha nulla a che fare con considerazioni mediche o medico legali.
Forse qualcuno ricorda ancora l’invito rivolto dalla direzione dell’ente alla classe medica per ottenere collaborazione nella riduzione delle certificazioni di malattia.
Subito dopo arrivo’ il 29 aprile 2013.
E’ chiaro che se l’ente puo’ scegliere le modalita’ di arruolamento , sostanzialmente ” se puo’ scegliersi i medici” e se puo’ contare su contratti a termine precari, e formulati dallo stesso ente, la terzieta’ del medico fiscale svanisce.
Qualcuno ricorda gli ultimi bandi e i tanti dubbi sulla trasparenza?
L’istituenda figura del medico polivalente, che sostanzialmente e’ l’evoluzione del medico esterno a cui viene aggiunta la funzione del medico fiscale, non fa altro che porre fine alla autonomia della figura del medico fiscale e all’indipendenza del suo contratto dalle decisioni dell’INPS.

Certo la materia e’ troppo importante perché si esaurisca qui: torneremo su questo argomento e i contributi di tutti sono benaccetti.

 

Federica Ferraroni