Certificato di morte. Maurizio Benato (vicepresidente FNOMCeO) “Il medico deve fare il medico e non il burocrate”

   E’ arrivata una nuova incombenza telematica (con pene pecuniarie in caso di inadempienza) a carico delle migliaia di medici necroscopi italiani, secondo quanto prevede la legge n. 190 art. 1 comma 303 del 23 dicembre 2014

All’articolo 2 del decreto-legge30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e successive modificazioni, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:

«A decorrere dal 1 gennaio 2015 il medico necroscopo trasmette all’Istituto nazionale della previdenza sociale, entro 48 ore dall’evento, il certificato di accertamento del decesso per via telematica on line secondo le specifiche tecniche e le modalita’ procedurali gia’ utilizzate ai fini delle comunicazioni di cui ai commi precedenti. In caso di violazione dell’obbligo di cui al primo periodo si applicano le sanzioni di cui all’articolo 46 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326».

 Prima di questa legge l’invio all’INPS spettava all’ufficio anagrafico che riceveva la certificazione necroscopica dal medico incaricato, adesso l’obbligo di trasmissione per via telematica è stato affidato ai medici necroscopi. Con questa legge, il legislatore non ha tenuto conto delle normative vigenti in materia di accertamento di morte, chiedendo ai medici di assolvere un compito amministrativo che non spetta a loro.

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“Si stenta a capire il rationale   di tale  norma-  dice il vicepresidente FNOMCeO Maurizio Benato-    per cui  un compito squisitamente medico-legale  e’ gravato da un obbligo amministrativo finalizzato   ad aspetti collegati a prestazioni economiche  dovute al soggetto in vita  e  che cessano  con il decesso  del  titolare.   Tale  norma, come altre  di questi ultimi anni,  è un ulteriore  esempio di  come la burocratizzazione stia subordinando alla propria logica le stesse basi morali dell’assistenza sanitaria, rimodellando profondamente le forme e i contenuti dell’attività medica. La sua intrusione sta gradatamente privando la classe medica del controllo della propria attività lavorativa che assume sempre di più la forma di una merce venduta nel mercato sanitario in cambio di un salario.

Le conseguenze di questo processo di burocratizzazione  sono del tutto evidenti  e nefaste per la professione:

    –  l’unicità della persona e ogni elemento di personalizzazione viene rimosso  nella relazione medico paziente a favore di una oggettivazione del paziente che permette una standardizzazione delle procedure tale da consentire un aumento della  produttività

    –  con la burocratizzazione  dei servizi sanitari si verifica una pressione crescente a favore della produttività del medico spesso misurato in maniera spuria come numero di pazienti che il singolo medico è in grado di processare in un dato periodo di tempo.

Sembrerebbe una  medicina  efficiente , ma ha il solo  significato  di  un rendimento di tipo produttivo che consente di realizzare un profitto per  altri settori  dello Stato”.

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        Fuori da ogni logica burocratica la conclusione è talmente semplice da rasentare la banalità: come è stato fino ad oggi dovrebbe continuare ad essere l’ufficio anagrafico ad esperire i suoi compiti eventualmente organizzandosi per l’invio telematico all’INPS della certificazione anagrafica di avvenuto decesso.

E’ troppo chiedere che i vari rami della Pubblica Amministrazione trovino il modo di dialogare direttamente fra di loro?


Federica Ferraroni

© Riproduzione riservata

 

 

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