Considerazioni sulla medicina INPS

Dai dati che abbiamo riportato negli articoli precedenti si evincono alcune considerazioni di base:

 

  • per i medici esterni INPS e, in genere, per i medici impiegati nell’attività di sede:

– l’attuale numero dei medici impiegati (interni ed esterni) non è sufficiente per espletare tutti i compiti istituzionali dell’Ente e il trattamento tra i due tipi di contratto è troppo dispari. Serve una programmazione aziendale basata sulla formazione dei medici impiegati e sulla rivisitazione delle condizioni di lavoro dei medici esterni, nell’ottica di un contratto a tutele crescenti, a partire dal 30 settembre, data di scadenza dell’attuale contratto. Non si può pensare ad un tacito rinnovo del contratto attuale perché ogni centro medico legale deve poter programmare la propria attività sapendo di poter contare su un numero certo di medici in organico e, possibilmente, in pianta stabile

 

  • per i medici fiscali INPS:

– la riforma della medicina fiscale con l’istituzione del polo unico è una necessità per l’erario perché, a parità di risorse attualmente stanziate e utilizzando lo stesso numero di persone attualmente impiegate, si ottiene un risparmio certo della spesa pubblica e questo solo dal comparto del controllo della spesa per la malattia nel settore della pubblica amministrazione. Nel settore privato, i risultati raggiunti dall’INPS in questi 30 anni di medicina fiscali sono di eccellenza a livello europeo. Questo è stato possibile grazie alle risorse umane, professionali ed economiche impiegate, anche in ottica della informatizzazione del servizio e nonostante il persistere di criticità del sistema SAVIO, peraltro risolvibili una volta raggiunta la piena maturità operativa del sistema stesso

– sono necessarie le risorse attualmente stanziate (70 milioni alle Regioni), non di più e non di meno, altrimenti si rischia di inficiare l’efficacia della riforma stessa (a partire dai 18 milioni promessi dall’INPS per la medicina fiscale nel 2015 fino ad arrivare in sede di CSR nel momento di passaggio di consegne dalle Regioni all’INPS)

– il personale medico attualmente utilizzato (medici fiscali INPS e medici ASL non dipendenti) è appena sufficiente a garantire il corretto espletamento della funzione di medicina fiscale. A fronte di sole 5 regioni sovrasoglia (si è fissato il valore soglia utilizzando parametri come il rapporto lavoratore/medico fiscale o la superficie territoriale da coprire o il numero di certificati medici pervenuti), gli organici dei medici fiscali delle altre regioni sono tutti sottosoglia

– da rivedere anche l’attuale contratto dei medici fiscali INPS, insoddisfacente per tutti (troppo svantaggioso per l’ente e poco tutelante per i medici). I medici fiscali dovranno essere pronti a lavorare un po’ di più per far fronte alla ingente mole di nuovo lavoro con l’arrivo del controllo del comparto pubblico, guadagnando un po’ meno al netto, a fronte di maggiori tutele e garanzie. La richiesta è quella di un contratto sumai a tempo pieno e indeterminato

– come emerge dall’analisi dei dati, i medici fiscali INPS di lista (che hanno la priorità, per legge, a svolgere le visite fiscali INPS) hanno un’età media elevata e nel giro di un decennio la maggioranza sarà arrivata all’età pensionabile. Bisogna fin da subito mettere in atto le opportune strategie per il ricambio generazionale di questa classe di medici, con la programmazione di un idoneo modus operandi per la formazione dei futuri medici fiscali (quelli attualmente in servizio si sono formati sul campo grazie all’attività pluriventennale esercitata: per i futuri bisognerà pensare ad opportuni corsi di formazione, così come avviene per quelli per la medicina generale, disciplina peraltro affine alla medicina fiscale stessa, insieme alla medicina legale e alla medicina del lavoro).

 

Federica Ferraroni