Cosa vuol dire autocertificazione

Riportiamo la relazione dell’onorevole Amedeo Bianco tenutasi al convegno di Piacenza nel novembre 2013

 

1

LA CERTIFICAZIONE DELLO STATO DI MALATTIA

DEL DIPENDENTE PUBBLICO E PRIVATO

 

 

IL PERIMETRO DEONTOLOGICO-GIURIDICO

 

CODICE DEONTOLOGICO

Art. 24 – Certificazione –

Il medico è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo stato di salute che attestino dati clinici direttamente constatati e/o oggettivamente documentati. Egli è tenuto alla massima diligenza, alla più attenta e corretta registrazione dei dati e alla formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti.

IL QUADRO LEGISLATIVO

In materia di sospensione del rapporto di lavoro per malattia l’art. 25 della L. 183/10 ha uniformato il regime legale del rilascio e della trasmissione delle certificazioni per il caso di assenza per malattia per i dipendenti pubblici e per quelli privati, ivi compresi gli aspetti sanzionatori.

Art. 25 L. 183/10 Certificati di malattia .

In vigore dal 24 novembre 2010

1. Al fine di assicurare un quadro completo delle assenze per malattia nei settori pubblico e privato, nonché un efficace sistema di controllo delle stesse, a decorrere dal 1° gennaio 2010, in tutti i casi di assenza per malattia dei dipendenti di datori di lavoro privati, per il rilascio e la trasmissione della attestazione di malattia si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Articolo 55-septies D.Lgs. 165/2001 e s.m.i – Controlli sulle assenze

In vigore dal 19 dicembre 2012

1. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

2. In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica è inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che la rilascia, all’Istituto nazionale della previdenza sociale, secondo le modalità stabilite per la trasmissione telematica dei certificati medici nel settore privato dalla normativa vigente, e in particolare dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall’articolo 50, comma 5-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, introdotto dall’articolo 1, comma 810, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dal predetto Istituto è immediatamente inoltrata, con le medesime modalità, all’amministrazione interessata. Il medico o la struttura sanitaria invia telematicamente la medesima certificazione all’indirizzo di posta elettronica personale del lavoratore qualora il medesimo ne faccia espressa richiesta fornendo un valido indirizzo.

3. L’Istituto nazionale della previdenza sociale, gli enti del servizio sanitario nazionale e le altre amministrazioni interessate svolgono le attività di cui al comma 2 con le risorse finanziarie, strumentali e umane disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

4. L’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica della certificazione medica concernente assenze di lavoratori per malattia di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del licenziamento ovvero, per i medici in rapporto convenzionale con le aziende sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo inderogabile dai contratti o accordi collettivi. Affinché si configuri l’ipotesi di illecito disciplinare devono ricorrere sia l’elemento oggettivo dell’inosservanza all’obbligo di trasmissione, sia l’elemento soggettivo del dolo o della colpa. Le sanzioni sono applicate secondo criteri di gradualità e proporzionalità, secondo le previsioni degli accordi e dei contratti collettivi di riferimento.

5. Le pubbliche amministrazioni dispongono per il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Il controllo è in ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.

5-bis. Le fasce orarie di reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo e il regime delle esenzioni dalla reperibilità sono stabiliti con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. Qualora il dipendente debba allontanarsi dall’indirizzo comunicato durante le fasce di reperibilità per effettuare visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all’amministrazione.

5-ter. Nel caso in cui l’assenza per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici l’assenza è giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione.

6. Il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora nonché il dirigente eventualmente preposto all’amministrazione generale del personale, secondo le rispettive competenze, curano l’osservanza delle disposizioni del presente articolo, in particolare al fine di prevenire o contrastare, nell’interesse della funzionalità dell’ufficio, le condotte assenteistiche. Si applicano, al riguardo, le disposizioni degli articoli 21 e 55-sexies, comma 3.


 

Articolo 55-quinquies D.Lgs. 165/01 e s.m.i. False attestazioni o certificazioni

 In vigore dal 15 novembre 2009

1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.

2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.

3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo ed altresì, se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati.

LA CIRCOLARE N. 5 DEL 28 APRILE 2010 DELLA FUNZIONE PUBBLICA

Articolo 55-quinquies del decreto legislativo n. 165 del 2001 (introdotto dal decreto legislativo n. 150 del 2009) – Assenze dal servizio dei pubblici dipendenti – responsabilità e sanzioni per i medici (G.U. n. 144 del 23 giugno 2010).

La Circolare n. 5 chiarisce la portata applicativa dell’art. 55-quinquies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’art. 69 del decreto legislativo n. 150 del 2009, soprattutto nella parte in cui viene disciplinata la responsabilità del medico in caso di illecito commesso in occasione del rilascio di certificati per la giustificazione dell’assenza dal servizio dei pubblici dipendenti.

L’art. 55-quinquies in esame introduce delle fattispecie di illecito che hanno come soggetto attivo il medico. In base alla nuova norma, il medico é penalmente responsabile se concorre nel reato del dipendente pubblico di giustificare “l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia”.

Con riferimento specifico all’ultimo periodo del comma 3 dell’art. 55-quinques del D.Lgs. 165/01 si rileva che, anche in assenza di reato, la previsione di sanzioni disciplinari è intesa ad evitare che siano rilasciati certificati o attestati di malattia senza aver valutato le condizioni del paziente nel corso di una visita e che siano formulate diagnosi e prognosi non coerenti con la buona pratica clinica. Quindi, l’applicazione della disposizione deve tener conto delle regole proprie della pratica medica, che consentono di formulare diagnosi e prognosi anche per presunzione sulla base di dati riscontrati o semplicemente acquisiti durante la visita. Nell’applicazione della norma, pertanto, é rilevante la circostanza che i dati clinici siano stati o meno desunti da visita. In sostanza, in base a questa norma, la responsabilità del medico, con l’applicabilità delle sanzioni indicate, ricorrerà quando lo stesso rilascia attestati o certificati attestanti dati clinici non desunti da visita in coerenza con la buona pratica medica. Per gli aspetti penali, rimane comunque ferma la disciplina generale di cui agli articoli 476 ss. del c.p. sulla falsità in atti. ( art. 476 c.p. Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici – Il pubblico ufficiale [c.p. 357], che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni).

La suddetta Circolare evidenzia che gli illeciti sanzionati di cui all’art. 55-quinquies del D.Lgs. 165/01 sono riconducibili a due situazioni:

a) il fatto corrisponde al concorso nel reato del pubblico dipendente descritto nel comma 1 (“attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia”);

b) il fatto si verifica quando “il medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati”.

In entrambi i casi, soggetti attivi della condotta sono i medici pubblici dipendenti o professionisti convenzionati con il S.S.N. o liberi professionisti.

Per entrambe le situazioni sono previste le medesime sanzioni, che consistono nella radiazione dall’albo, nel licenziamento per giusta causa o nella decadenza dalla convenzione. La loro applicazione é naturalmente differenziata a seconda del soggetto attivo della condotta: la radiazione dall’albo può riguardare tutti i medici iscritti, a prescindere dalla circostanza che essi abbiano un rapporto di lavoro pubblico o convenzionato o siano liberi professionisti, la decadenza dalla convenzione può essere applicata solo nei confronti dei medici convenzionati, mentre la sanzione del licenziamento per giusta causa può essere irrogata nei confronti dei medici pubblici dipendenti.

LA CIRCOLARE N. 1 DEL 23 FEBBRAIO 2011 DELLA FUNZIONE PUBBLICA

La Circolare n. 1 recante “art. 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’art. 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 – trasmissione per via telematica dei certificati di malattia. Ulteriori indicazioni”

evidenzia gli aspetti relativi alla responsabilità dei medici in caso di violazione della normativa in materia di trasmissione telematica dei certificati. Si ribadisce che affinché si possa configurare un’ipotesi di illecito disciplinare debba ricorrere sia l’elemento oggettivo dell’inosservanza dell’obbligo di trasmissione per via telematica sia l’elemento soggettivo del dolo o della colpa che risulta escluso “nei casi di malfunzionamento del sistema generale, guasti o malfunzionamenti del sistema utilizzato dal medico”. La circolare inoltre con riferimento alla applicazione delle sanzioni richiama i “criteri di gradualità e proporzionalità secondo le previsioni degli accordi e contratti collettivi di riferimento”, da applicare “anche nei casi di reiterazione della condotta illecita, per i quali l’art. 55 septies, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001 prevede la sanzione del licenziamento per il dipendente pubblico e della decadenza dalla convenzione per il medico convenzionato”. In proposito si rammenta che la reiterazione è da intendersi come recidiva ovvero irrogazione di successive sanzioni a carico di un soggetto già sanzionato per la violazione dell’obbligo di trasmissione telematica dei certificati. La Circolare in proposito evidenzia che “i contratti collettivi di riferimento prevedono delle clausole di salvaguardia nei confronti dell’incolpato, secondo le quali, decorso un certo periodo di tempo, non può tenersi conto ai fini di altro procedimento disciplinare delle sanzioni già irrogate”.

Categorie di lavoratori esonerati dall’invio telematico della certificazione di malattia:

Ai sensi dell’articolo 3 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, i dipendenti della Pubblica Amministrazione, in regime di diritto pubblico disciplinati da propri ordinamenti, attualmente esonerati dall’invio telematico della certificazione di malattia appartengono alle seguenti categorie:

– Magistrati ordinari, amministrativi e contabili;
– Avvocati e procuratori dello Stato;
– Professori universitari e ricercatori universitari;
– Personale della carriera diplomatica;
– Personale della carriera prefettizia;
– Personale del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR);

– Personale della Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB);

– Personale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato;

– Personale militare;
– Forze di polizia di Stato;
– Personale della carriera dirigenziale e direttiva penitenziaria;
– Personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario e il personale volontario di leva.

 

CERTIFICATI DI MALATTIA ONLINE: IL MEDICO.

Si precisa che il regime di trasmissione telematica dei certificati riguarda i medici dipendenti del servizio sanitario nazionale, i medici convenzionati con il servizio (di medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta), nonché i medici liberi professionisti.
La violazione dell’obbligo di trasmissione telematica è sanzionata dalla legge e dagli accordi collettivi per i medici dipendenti del servizio sanitario nazionale e i medici che lavorano in convenzione. Il mancato utilizzo della modalità telematica non è invece specificatamente sanzionato per i medici liberi professionisti.

La procedura per l’invio online dei certificati di malattia riguarda tutti i lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici, con esclusione dei dipendenti del settore pubblico disciplinati dai propri ordinamenti. Entro 24 ore dalla visita, il medico trasmette il certificato di malattia online attraverso un’apposita pagina web messa a disposizione dal sistema centrale ( www.sistemats.it) ovvero con il proprio software gestionale. Eventuali rettifiche o annullamenti di certificati già inviati possono essere effettuati online entro le 24 ore successive alla trasmissione.

A ogni certificato inviato online viene assegnato un numero di protocollo, che il medico comunica al lavoratore.

Il medico può inoltre inviare al lavoratore via email copia della certificazione che lo riguarda, sia attraverso il sistema centrale, sia con il proprio software gestionale (ove ciò sia previsto).

IL CONTRATTO DEI MEDICI DIPENDENTI – CCNL DELL’AREA DELLA DIRIGENZA MEDICO-VETERINARIA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE – CONTRATTO INTEGRATIVO DEL CCNL DEL 17 OTTOBRE 2008.

Art. 6 Obblighi del dirigente: Comma 3 Punto l)

rispettare le leggi vigenti in materia di attestazione di malattia e di certificazione per l’assenza per malattia.

Art. 8 Codice disciplinare Comma 6:

 La sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad un massimo di 3 mesi, con la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo di durata della sospensione, si applica nei casi previsti dall’art. 55 sexies, comma 3 e dall’art. 55 septies, comma 6 del d.lgs. 165/2001.

Articolo 8 Comma 8 j):

 inosservanza degli obblighi, a lui ascrivibili in merito alla certificazione medica concernente assenze di lavoratori per malattia;

Comma 11:

Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, la sanzione disciplinare del licenziamento si applica: 1. con preavviso, per i) le ipotesi considerate dall’art. 55 quater, comma 1, lett. b) e c) del D.lgs. 165/2001 e 55 septies, comma 4 (ART. 55 septies, comma 4, del D.Lgs. 165/01 –

 

“L’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica della certificazione medica concernente assenze di lavoratori per malattia di cui al comma 2 costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del licenziamento ovvero, per i medici in rapporto convenzionale con le aziende sanitarie locali, della decadenza dalla convenzione, in modo inderogabile dai contratti o accordi collettivi. Affinché si configuri l’ipotesi di illecito disciplinare devono ricorrere sia l’elemento oggettivo dell’inosservanza all’obbligo di trasmissione, sia l’elemento soggettivo del dolo o della colpa. Le sanzioni sono applicate secondo criteri di gradualità e proporzionalità, secondo le previsioni degli accordi e dei contratti collettivi di riferimento”.

LA NATURA GIURIDICA DELLA CERTIFICAZIONE

Appare chiaro che ai fini della certificazione per assenza per malattia dei dipendenti pubblici e privati il legislatore abbia inteso attribuire alle strutture sanitarie pubbliche o ai medici di medicina generale convenzionati con il SSN tale competenza considerato che le certificazioni rilasciate dalle stesse hanno un valore probatorio superiore, quali certificati di fede privilegiata.

Nella fattispecie, infatti, si sottolinea che la natura giuridica e probatoria delle certificazioni rilasciate dai medici operanti in strutture sanitarie pubbliche è diversa da quella rilasciata dal medico che svolge una attività libero-professionale.

Le prime sono documenti di fede privilegiata in quanto redatte da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’espletamento delle sue funzioni, mentre sono solo documenti di rilevanza pubblica quelle redatte dai medici liberi professionisti, cioè qualcosa di più di una scrittura privata per la particolare figura di chi le redige.

Pertanto la valenza probatoria dei certificati emessi dal medico libero professionista è quella propria dei certificati e delle attestazioni amministrative che non sono mai dotati di fede privilegiata.

Inoltre quando il certificato è un atto pubblico, in quanto redatto da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, le pene in caso di falsità sono più elevate.

In particolare le responsabilità penali poste a carico dal medico libero professionista sono disciplinate dagli artt. 481 c.p. (falsità ideologica commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità) e 485 c.p. (falsità in scrittura privata). Il medico convenzionato con il SSN risponde invece penalmente ai sensi dell’art. 476 c.p. (falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici), dell’art. 477 c.p. (falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative) e degli artt. 479 c.p e 480 c.p. (falso ideologico).

Si rileva infine che il medico di strutture sanitarie pubbliche si qualifica agli effetti della legge penale quale pubblico ufficiale (art. 357 c.p.) e persona incaricata di un pubblico servizio (art. 358 c.p.), mentre il medico che svolge attività libero-professionale è persona esercente un servizio di pubblica necessità (art. 359 c.p.).

MF

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