Ddl Gelli: cosa sta avvenendo nei primi mesi della sua entrata in vigore

L’on. Federico Gelli (PD), già relatore alla camera della legge 24 sulla sicurezza delle cure, introduce due riletture minime ma sostanziali alla legge appena approvata e dà un nuovo impulso anche al disegno di legge Lorenzin “Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica dei medicinali” che tratta anche di aggiornamento dei Lea e di riforma delle professioni sanitarie.

 Una è proprio una correzione di refuso: quando si parla di rivalsa dell’Asl o dell’ospedale verso il sanitario per dolo o colpa grave, il massimo risarcibile non dev’essere la “retribuzione lorda moltiplicata per il triplo”  ma può essere al massimo “pari al triplo della retribuzione lorda” dell’anno in cui è avvenuto il misfatto, o quello subito prima o quello subito dopo (si prende l’anno in cui ha incamerato di più dall’azienda).

La seconda modifica riguarda il fondo di garanzia all’articolo 14 della nuova legge. Quest’ultimo fondo, alimentato dalle assicurazioni con una quota dei premi, subentra per i danni oltre massimale o in caso di fallimento o recesso unilaterale dell’assicuratore. Il Ddl Lorenzin lo identifica con il Fondo previsto dalla legge Balduzzi (189/2012) per la copertura assicurativa dei liberi professionisti e dei giovani, che doveva partire nel 2013.

La legge Gelli che ha l’intento di intervenire in un contesto, quello italiano, in cui il numero di procedimenti penali intentati (e quasi sempre risolti con il proscioglimento del medico) non ha eguali in tutta Europa, ha visto il fiorire, in questi primi mesi di applicazione, di importanti eventi formativi per gli operatori.

“Finora – ha detto Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in uno di questi incontri – in un procedimento pubblico ministero e giudice potevano indicare il perito ma per tale figura al di là di albi nazionali non c’erano requisiti precisi. Ora la legge chiede almeno due periti, uno di estrazione medico-legale e l’altro specialista con esperienza specifica nella materia cui è legato il procedimento. Anche se per ora non ci sono albi da cui pescare gli specialisti il magistrato è obbligato a rivolgersi a questi ultimi. Crescono le garanzie sia per l’accusato sia per l’accusatore, trattandosi di una causa tra parti e dovendo scendere in dettagli tecnici su cui i magistrati non hanno competenza”.