Capo I: disposizioni in materia di rapporto di lavoro (1-3)

Capo II: lavoro ad orario ridotto e flessibile

– Sezione I: lavoro a tempo parziale (4-12)

– Sezione II: lavoro intermittente (13-18)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, e 117, terzo comma,  della

Costituzione;

  Visto l’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n.  183,

che, allo scopo di rafforzare le opportunita’ di ingresso  nel  mondo

del lavoro da parte di coloro  che  sono  in  cerca  di  occupazione,

nonche’ di riordinare i contratti  di  lavoro  vigenti  per  renderli

maggiormente  coerenti  con  le   attuali   esigenze   del   contesto

occupazionale e produttivo e di rendere piu’  efficiente  l’attivita’

ispettiva,  delega  il  Governo  ad  adottare  uno  o  piu’   decreti

legislativi,  di  cui  uno  recante  un  testo   semplificato   delle

discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera a),  recante  il  criterio  di

delega volto a individuare e analizzare tutte le  forme  contrattuali

esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva  coerenza  con  il

tessuto occupazionale  e  con  il  contesto  produttivo  nazionale  e

internazionale,  in  funzione  di  interventi   di   semplificazione,

modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera b),  recante  il  criterio  di

delega volto a promuovere, in coerenza con le indicazioni europee, il

contratto a tempo indeterminato come forma  comune  di  contratto  di

lavoro, rendendolo piu’ conveniente,  rispetto  agli  altri  tipi  di

contratto, in termini di oneri diretti e indiretti;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera d),  recante  il  criterio  di

delega volto a rafforzare gli strumenti per favorire l’alternanza tra

scuola e lavoro;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera e),  recante  il  criterio  di

delega volto a revisionare la disciplina delle mansioni, in  caso  di

processi  di   riorganizzazione,   ristrutturazione   o   conversione

aziendale   individuati   sulla   base   di   parametri    oggettivi,

contemperando  l’interesse   dell’impresa   all’utile   impiego   del

personale con l’interesse del lavoratore alla  tutela  del  posto  di

lavoro,  della  professionalita’  e  delle  condizioni  di  vita   ed

economiche, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento,  e  a

prevedere che la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di

secondo  livello,  stipulata  con  le  organizzazioni  sindacali  dei

lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano  nazionale

a  livello  interconfederale  o  di  categoria,   possa   individuare

ulteriori ipotesi;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera h),  recante  il  criterio  di

delega  volto  a  prevedere,  tenuto   conto   di   quanto   disposto

dall’articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003,  n.  276,

la possibilita’ di  estendere,  secondo  linee  coerenti  con  quanto

disposto  dalla  lettera  a)  del  predetto  comma,  il   ricorso   a

prestazioni  di  lavoro  accessorio  per  le   attivita’   lavorative

discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi, fatta salva

la piena tracciabilita’ dei buoni lavoro acquistati, con  contestuale

rideterminazione contributiva di cui all’articolo 72, comma 4, ultimo

periodo, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

  Visto l’articolo 1, comma 7, lettera i),  recante  il  criterio  di

delega  relativo  all’abrogazione  di  tutte  le   disposizioni   che

disciplinano le singole  forme  contrattuali,  incompatibili  con  le

disposizioni del testo organico semplificato, al  fine  di  eliminare

duplicazioni normative e difficolta’ interpretative e applicative;

  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,

adottata nella riunione del 20 febbraio 2015;

  Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti  tra

lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e  Bolzano  ai

sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella  riunione

del 7 maggio 2015;

  Acquisiti i pareri delle competenti commissioni parlamentari  della

Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella

riunione dell’11 giugno 2015;

  Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

                              E m a n a

                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1

                      Forma contrattuale comune

  1.  Il  contratto  di  lavoro  subordinato  a  tempo  indeterminato

costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.

          Avvertenza:

              Il testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto

          dall’amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi

          dell’art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle

          disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,

          sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

          e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,

          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine

          di  facilitare  la  lettura  delle  disposizioni  di  legge

          modificate o alle  quali  e’  operato  il  rinvio.  Restano

          invariati il valore e l’efficacia  degli  atti  legislativi

          qui trascritti.

          Note alle premesse:

                L’art.  76   della   Costituzione   stabilisce   che

          l’esercizio della  funzione  legislativa  non  puo’  essere

          delegato al Governo se non con determinazione di principi e

          criteri direttivi e  soltanto  per  tempo  limitato  e  per

          oggetti definiti.

              – L’articolo  87  della  Costituzione  conferisce,  tra

          l’altro,  al  Presidente  della  Repubblica  il  potere  di

          promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di

          legge ed i regolamenti.

              – L’art. 117 della Costituzione dispone,  tra  l’altro,

          che la potesta’ legislativa e’  esercitata  dallo  Stato  e

          dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonche’  dei

          vincoli  derivanti  dall’ordinamento  comunitario  e  dagli

          obblighi internazionali.

              – Si riporta l’articolo 1, comma 7, della  legge  n.183

          del 2014 (Deleghe al Governo in materia  di  riforma  degli

          ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro  e  delle

          politiche attive, nonche’  in  materia  di  riordino  della

          disciplina  dei  rapporti  di   lavoro   e   dell’attivita’

          ispettiva e di tutela e  conciliazione  delle  esigenze  di

          cura, di vita e di lavoro):

              «7.  Allo  scopo  di  rafforzare  le  opportunita’   di

          ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro  che  sono

          in cerca di occupazione, nonche’ di riordinare i  contratti

          di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le

          attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo  e

          di  rendere  piu’  efficiente  l’attivita’  ispettiva,   il

          Governo e’ delegato ad adottare, su proposta  del  Ministro

          del lavoro e delle politiche sociali, entro sei mesi  dalla

          data di entrata in vigore della presente legge, uno o  piu’

          decreti legislativi, di cui uno recante un  testo  organico

          semplificato delle discipline delle tipologie  contrattuali

          e  dei  rapporti  di  lavoro,  nel  rispetto  dei  seguenti

          principi  e  criteri  direttivi,   in   coerenza   con   la

          regolazione   dell’Unione   europea   e   le    convenzioni

          internazionali:

              a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali

          esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza

          con il tessuto occupazionale e con il  contesto  produttivo

          nazionale e internazionale, in funzione  di  interventi  di

          semplificazione,  modifica  o  superamento  delle  medesime

          tipologie contrattuali;

              b) promuovere, in coerenza con le indicazioni  europee,

          il contratto a tempo indeterminato  come  forma  comune  di

          contratto di lavoro rendendolo  piu’  conveniente  rispetto

          agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti  e

          indiretti;

              c) previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a

          tempo  indeterminato  a  tutele  crescenti   in   relazione

          all’anzianita’ di servizio, escludendo per i  licenziamenti

          economici  la   possibilita’   della   reintegrazione   del

          lavoratore nel posto di lavoro,  prevedendo  un  indennizzo

          economico certo e crescente con l’anzianita’ di servizio  e

          limitando il diritto alla reintegrazione  ai  licenziamenti

          nulli  e  discriminatori  e  a  specifiche  fattispecie  di

          licenziamento    disciplinare    ingiustificato,    nonche’

          prevedendo   termini   certi   per    l’impugnazione    del

          licenziamento;

              d)   rafforzamento   degli   strumenti   per   favorire

          l’alternanza tra scuola e lavoro;

              e) revisione della disciplina delle mansioni,  in  caso

          di  processi  di   riorganizzazione,   ristrutturazione   o

          conversione aziendale individuati sulla base  di  parametri

          oggettivi, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile

          impiego del personale con l’interesse del  lavoratore  alla

          tutela del posto di lavoro, della professionalita’ e  delle

          condizioni di vita ed economiche,  prevedendo  limiti  alla

          modifica    dell’inquadramento;    previsione    che     la

          contrattazione  collettiva,  anche  aziendale   ovvero   di

          secondo livello, stipulata con le organizzazioni  sindacali

          dei lavoratori comparativamente  piu’  rappresentative  sul

          piano nazionale a livello interconfederale o  di  categoria

          possa  individuare  ulteriori  ipotesi  rispetto  a  quelle

          disposte ai sensi della presente lettera;

              f) revisione della disciplina dei controlli a  distanza

          sugli impianti e sugli strumenti di lavoro,  tenendo  conto

          dell’evoluzione tecnologica  e  contemperando  le  esigenze

          produttive ed  organizzative  dell’impresa  con  la  tutela

          della dignita’ e della riservatezza del lavoratore;

              g)   introduzione,   eventualmente   anche    in    via

          sperimentale, del compenso orario  minimo,  applicabile  ai

          rapporti  aventi  ad  oggetto  una  prestazione  di  lavoro

          subordinato, nonche’, fino al loro superamento, ai rapporti

          di collaborazione coordinata e  continuativa,  nei  settori

          non regolati da  contratti  collettivi  sottoscritti  dalle

          organizzazioni sindacali dei lavoratori  e  dei  datori  di

          lavoro  comparativamente  piu’  rappresentative  sul  piano

          nazionale,  previa  consultazione   delle   parti   sociali

          comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale;

              h) previsione, tenuto conto di  quanto  disposto  dall’

          articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre  2003,  n.

          276  ,  della  possibilita’  di  estendere,  secondo  linee

          coerenti con quanto disposto dalla lettera a) del  presente

          comma, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le

          attivita’ lavorative discontinue e occasionali nei  diversi

          settori produttivi, fatta salva la piena tracciabilita’ dei

          buoni lavoro acquistati, con  contestuale  rideterminazione

          contributiva di cui  all’  articolo  72,  comma  4,  ultimo

          periodo, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.  276

          ;

              i)   abrogazione   di   tutte   le   disposizioni   che

          disciplinano le singole forme  contrattuali,  incompatibili

          con le disposizioni del  testo  organico  semplificato,  al

          fine di  eliminare  duplicazioni  normative  e  difficolta’

          interpretative e applicative;

              l) razionalizzazione e  semplificazione  dell’attivita’

          ispettiva,  attraverso  misure  di   coordinamento   ovvero

          attraverso l’istituzione,  ai  sensi  dell’articolo  8  del

          decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 , senza nuovi  o

          maggiori oneri a carico della finanza  pubblica  e  con  le

          risorse umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a

          legislazione vigente, di una Agenzia unica per le ispezioni

          del lavoro, tramite l’integrazione  in  un’unica  struttura

          dei servizi ispettivi del  Ministero  del  lavoro  e  delle

          politiche sociali, dell’INPS e dell’Istituto nazionale  per

          l’assicurazione contro gli infortuni  sul  lavoro  (INAIL),

          prevedendo strumenti e forme di coordinamento con i servizi

          ispettivi delle aziende sanitarie locali  e  delle  agenzie

          regionali per la protezione ambientale.».

              – Si  riportano  gli  articoli  70  e  72  del  decreto

          legislativo 10 settembre 2003,  n.  276  (Attuazione  delle

          deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro,  di

          cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30):

              «Art. 70. (Definizione e campo di  applicazione)    1.

          Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attivita’

          lavorative  che  non  danno  luogo,  con  riferimento  alla

          totalita’ dei committenti, a  compensi  superiori  a  5.000

          euro nel corso di un anno  solare,  annualmente  rivalutati

          sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al

          consumo per le famiglie  degli  operai  e  degli  impiegati

          intercorsa nell’anno precedente. Fermo restando  il  limite

          complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare,  nei

          confronti  dei  committenti  imprenditori   commerciali   o

          professionisti, le attivita’ lavorative di cui al  presente

          comma possono essere svolte a  favore  di  ciascun  singolo

          committente  per  compensi  non  superiori  a  2.000  euro,

          rivalutati annualmente ai sensi del presente comma. Per gli

          anni 2013 e 2014, prestazioni di lavoro accessorio  possono

          essere  altresi’  rese,  in  tutti  i  settori  produttivi,

          compresi gli enti locali, fermo  restando  quanto  previsto

          dal  comma  3  e  nel  limite  massimo  di  3.000  euro  di

          corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni

          integrative del salario o di sostegno  al  reddito.  L’INPS

          provvede  a  sottrarre   dalla   contribuzione   figurativa

          relativa alle prestazioni  integrative  del  salario  o  di

          sostegno al reddito gli  accrediti  contributivi  derivanti

          dalle prestazioni di lavoro accessorio.

              2. Le disposizioni di cui al comma 1  si  applicano  in

          agricoltura:

              a) alle attivita’ lavorative di natura occasionale rese

          nell’ambito   delle   attivita’   agricole   di   carattere

          stagionale effettuate da pensionati e da giovani  con  meno

          di venticinque anni di eta’ se regolarmente iscritti  a  un

          ciclo di studi presso un istituto scolastico  di  qualsiasi

          ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici,

          ovvero  in  qualunque  periodo  dell’anno  se  regolarmente

          iscritti a un ciclo di studi presso l’universita’;

              b) alle attivita’ agricole svolte a favore di  soggetti

          di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente

          della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non  possono,

          tuttavia,  essere  svolte  da  soggetti   iscritti   l’anno

          precedente  negli   elenchi   anagrafici   dei   lavoratori

          agricoli.

              3. Il ricorso a prestazioni  di  lavoro  accessorio  da

          parte di un committente pubblico e’ consentito nel rispetto

          dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di

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