Decreto rilancio: l’emendamento 83.09

Tra gli 8000 emendamenti presentati in Commissione Bilancio alla Camera all’interno dell’iter parlamentare di approvazione del Decreto rilancio è presente l’emendamento 83.09 che si occupa della Medicina Fiscale.

La Medicina Fiscale è l’unica disciplina medica che può fornire dati epidemiologici nazionali in tempo reale sulla popolazione attiva di entrambi i settori produttivi del nostro Paese, il comparto pubblico e privato, attraverso le varie fasi di verifica e di lavorazione di tutti i certificati di malattia prodotti telematicamente dai medici certificatori di malattia di tutta la Nazione: in questo momento di emergenza sanitaria è un importante strumento di sorveglianza sanitaria, unico in Europa, da difendere.

Perchè serve riorganizzare il servizio della Medicina Fiscale? La Legge Madia del 2017 ha sancito la nascita del polo unico della Medicina Fiscale, unificando sotto l’INPS la gestione dei due settori produttivi, e ha gettato le basi per la stabilizzazione del comparto, stabilizzazione che dopo tre anni di trattative sindacali non è arrivata: eppure i medici fiscali in servizio fanno parte di una lista speciale ad esaurimento, hanno un contratto a tempo indeterminato ma, in questo periodo di lockdown, hanno dovuto necessariamente interrompere il loro lavoro e il loro reddito è stato azzerato. Consideriamo anche che i medici fiscali di lista under 65 sono non più di 450 unità.

Occorre, quindi, intervenire con il decreto rilancio per tutte le categorie in difficoltà e, tra queste, quella dei medici fiscali che, pure, non avrebbe dovuto trovarcisi: la stabilizzazione del comparto è normativamente  possibile ed economicamente sostenibile grazie alla legge Madia.

Questo emendamento ha l’intenzione di chiarire alcuni aspetti emersi dalla finanziaria 2020 (comma 458, 459 e 460 dell’articolo 1 della legge di Bilancio e Decreto della ripartizione in capitoli per gli anni 2020, 2021 e 2022: per maggiori dettagli si rimanda a Legge di Bilancio 2020: i medici convenzionati INPS  ) che esiterebbero in uno spostamento dei 50 milioni del polo unico della Medicina Fiscale verso attività assistenziali, pregiudicando la sopravvivenza stessa della Medicina Fiscale, pur fondamentale non solo dal punto di vista della sorveglianza sanitaria ma anche (e soprattutto) per la salvaguardia e la tutela dei lavoratori veramente malati.

Si legge nel testo dell’emendamento 83.09 e relativa scheda tecnica che i medici fiscali di lista potranno scegliere tra l’iscrizione in ruolo o restare in regime di libera professione (con 90 visite mensili garantite alle condizioni dell’attuale contratto o con la nuova convenzione eventualmente sottoscritta dalle organizzazione sindacali della categoria), tutto questo senza oneri aggiuntivi ma, probabilmente, addirittura con un risparmio di spesa.

Il centro studi de lamedicinafiscale.it non vede nessun motivo di ostacolo per questo emendamento che porta a quella stabilizzazione dei medici fiscali già indicata dalla Commissione Affari Sociali con la sua indagine conoscitiva del 2014: tutte le forze parlamentari non possono non convergere su questo atto finale, tanto atteso e positivo non solo per tutti i medici fiscali che lavorano da 30 anni per l’Istituto ma anche per l’erario e per la Medicina Fiscale, una disciplina medica che merita di sopravvivere.

Ecco il testo dell’emendamento 83.09

Articolo 83 bis

Riorganizzazione attività di medicina fiscale

 

  1. Al fine di riorganizzare l’attività della medicina fiscale, anche a seguito dell’emergenza epidemiologica di SARS-CoV-2, i medici inseriti nelle liste ad esaurimento di cui all’articolo 4, comma 10bis, decreto legge 31 agosto 2013, n.101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n.125, in attività alla data di entrata in vigore della presente legge e fino ad un massimo di 700 unità, entro tre mesi sono collocati, a domanda, previo giudizio di idoneità riguardante l’attività svolta e in base all’anzianità di incarico, con rapporto di impiego a tempo pieno e indeterminato nel ruolo sanitario dell’INPS ad esaurimento, nelle stesse sedi dove risultano incaricati alla data di entrata in vigore della presente legge, per lo svolgimento di tutte le funzioni di accertamento medico legali sulle assenze dal servizio per malattia dei lavoratori pubblici e privati, ivi comprese le attività ambulatoriali inerenti alle medesime funzioni.
  2. Gli incarichi in essere dei medici che non transitano nel ruolo sanitario proseguono, senza soluzione di continuità, fino ad esaurimento delle liste di cui all’articolo 4, comma 10bis, decreto legge 31 agosto 2013, n.101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n.125, per lo svolgimento delle medesime funzioni di cui al comma 1, nelle stesse sedi in cui risultano incaricati.
  3. Agli oneri derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo l’INPS provvede a valere sulle risorse presenti nel bilancio pluriennale del Ministero del Lavoro alla voce “somme da trasferire all’INPS per gli oneri connessi agli accertamenti medico legali sostenuti dalle amministrazioni pubbliche”, e nell’ambito delle risorse finanziarie che l’INPS stesso rende disponibili nel proprio bilancio destinate nel bilancio consuntivo 2018 all’attuazione delle visite mediche di controllo d’ufficio per il settore privato ai sensi dell’articolo 5, commi 12 e 13, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Sono, altresì, destinati, per le finalità di cui al presente articolo, i rimborsi riconosciuti all’INPS per gli accertamenti medico legali dei datori di lavoro ed enti previdenziali di cui all’articolo 5, commi 12 e 13, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.
  4. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.