Dialogare per costruire

M artedì’ prossimo 29 luglio si terrà’ un incontro tra tutte le associazioni e le organizzazioni sindacali del settore della medicina INPS (medici fiscali, interni e contrattisti esterni: complessivamente più di 2500 medici).

E’ la prima volta che si fa un esperimento di questo tipo: far sedere intorno ad un tavolo non solo i rappresentanti dei medici fiscali INPS (e anche questo non è mai stato fatto) ma addirittura di quelli dei medici dipendenti e degli attuali convenzionati esterni.
Perché adesso e anche con estrema urgenza?
Perché sono tante le domande che ci stiamo ponendo in quest’ultimo periodo e che hanno bisogno di risposte celeri.
Innanzitutto, qual è la politica aziendale attuale della dirigenza INPS che ha messo in difficoltà in una volta sola tutto il proprio comparto medico?

La medicina fiscale e’ sotto attacco da più di un anno, ormai, da quando cioè è stata decisa il 29 aprile 2013 la riduzione prima, la sospensione poi, la ripresa fortemente ridotta dopo del servizio di visite fiscali.
Eppure l’assenteismo in Italia non è un problema di poco conto: nei giorni scorsi, lo stesso sindaco di Locri ha lanciato un accorato grido di allarme per il riscontro di un numero impressionante di lavoratori assenti nel suo stesso palazzo municipale.
Non parliamo della situazione allarmante a livello nazionale.
Non parliamo nemmeno del fatto che, in questo momento di forte contrazione dell’attività di controllo (che dovrebbe essere svolta per legge dall’INPS e alla quale l’ente si sta sottraendo senza motivazioni sufficienti), il controllo dell’assenteismo è svolto soprattutto dalle imprese italiane, che devono impiegare e shiftare risorse su questa voce di spesa.
A questa situazione pesante per l’erario, la XII commissione parlamentare ha dato una risposta che è attualmente al vaglio del governo e che potrebbe essere inserita nei prossimi giorni nel pacchetto della pubblica amministrazione: le risorse attualmente inutilizzate dalle Regioni per l’espletamento dei controlli dei dipendenti pubblici dovrebbero confluire nelle casse dell’INPS a patto che l’ente garantisca l’utilizzo di queste stesse risorse per il controllo medico degli assenti per malattia nei settori sia pubblico che privato.
L’INPS si trova nelle condizioni migliori per poter far fronte a questo carico di lavoro avendo già la tecnologia e le competenze professionali idonee (i 1250 medici fiscali INPS tutelati in parte dal decreto del dicembre 2013, implementabili dai medici fiscali ASL non dipendenti).
Una volta approvato il polo unico della medicina fiscale, occorrerebbe “solo” mettere mano al nuovo contratto dei medici fiscali, che da più di vent’anni di rapporto lavorativo continuativo con l’Ente meriterebbero di veder cessare la loro precarietà.

Diversa e’ la situazione degli attuali 998 medici specialisti esterni, che vedranno scadere il loro contratto annuale il prossimo 30 settembre: si tratta di medici specialisti soprattutto in medicina del lavoro che svolgono un’attività completamente diversa dalla medicina fiscale (due servizi completamente diversi tra di loro e che devono restare, pertanto, separati).
L’INPS si avvale di consulenti esterni dal 2008 e da allora stipula contratti annuali ad un numero di medici sempre crescente per far svolgere loro in regime di precariato la stessa attività (previdenziale ed assistenziale) dei medici INPS dipendenti, contravvenendo così fra l’altro alla direttiva della pubblica amministrazione n 4 del 2004.
Il nuovo bando, uscito lo scorso 22 luglio, oltre a non modificare la precarietà del sistema, contiene dettagli contrattuali indegni per dei professionisti ed è fumoso per quanto attiene i criteri di attribuzione del punteggio valido per la graduatoria.

I medici interni non hanno meno problemi visto che si sono visti ridurre drammaticamente di numero (i fisiologici pensionamenti di questi ultimi anni non sono stati rimpinguati da nuovi ingressi) e il costante turnover di nuovi colleghi come specialisti esterni (indispensabili, perché senza di loro non sarebbe possibili assolvere tutte le attività INPS assistenziali e previdenziali) implica un loro periodo di addestramento a carico degli stessi medici interni, con evidente spreco di risorse ed energie.
Torniamo, quindi, alla domanda madre: cui prodest tutto ciò?
E soprattutto qual è la ratio che spinge a prendere una serie di decisioni che generano, alla fine, un aggravio di spesa a carico del contribuente?
I medici del comparto INPS, con l’auspicabile supporto della FNOMCeO, riusciranno ad essere uniti e solidali per sollecitare il potere legislativo, esecutivo e giudiziario (se necessario) a prendere quelle decisioni (diverse per ciascuno di questi tre settori) che si fanno ogni giorno più urgenti?
Appare evidente l’importanza dell’incontro del 29 luglio e ci auspichiamo che tutti se ne rendano conto.
Tutti siamo chiamati a dar conto del nostro operato, dimostrando il senso di responsabilità e di professionalità che contraddistinguono ogni azione che compiamo quotidianamente come medici.
Senza la disponibilità al dialogo e all’ascolto non si costruisce nulla.

Federica Ferraroni

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L'amministratore della rivista "La Medicina Fiscale"

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