Difendiamo l’INPS e la dignità professionale dei medici

 

Tutto il settore della medicina legale INPS (dipendenti, contrattisti esterni e medici fiscali) è in allarme.

La questione della medicina fiscale è ben nota a tutti: dal 29 aprile 2013 il servizio della medicina fiscale INPS è stato ridimensionato, causa i tagli richiesti dalla spending review e ridotto ai minimi termini. La situazione dei 1400 medici fiscali, legati all’INPS da un contratto libero professionale “atipico”, era e resta drammatica: in servizio da più di 20 anni, con un’età media di più di 50 anni, senza altre possibilità di sbocco professionale (data l’età e la serie di incompatibilità previste dai vari DM che si sono succeduti dal 1996 che ha di fatto impedito anche l’acquisizione di titoli di specializzazione), attualmente ancora tenuti (nonostante l’attuale bassissima retribuzione, basata sul numero di visite effettuate) a dare una disponibilità 7 giorni su 7 (non retribuita nemmeno questa). Ancora oggi, il budget INPS riservato alla medicina fiscale è ai minimi storici e le visite di controllo d’ufficio sono erogate con il contagocce. Il problema del controllo dell’assenteismo, invece, persiste ed il danno erariale che ne risulterà è cosa certa: resta solo da quantificare l’entità del disastro.

La politica, allarmata da questa situazione, sta cercando di trovare soluzioni e questa è la motivazione che sta alla base dell’indagine conoscitiva effettuata recentemente dalla XII Commissione Parlamentare, che ha ben analizzato la situazione e proposto soluzioni, attualmente al vaglio del governo.

Il versante dei 998 medici esterni, arruolati con bando annuale da un quinquennio e impiegati nelle commissioni invalidi (questa attività, attualmente svolta da INPS e ASL insieme, è contesa fra questi due attori, in una sorta di braccio di ferro Stato-Regioni), non gode di miglior salute: il contratto dell’ultimo “arruolamento” è scaduto il 31 maggio e, invece di un tacito rinnovo per un altro anno come era stato detto in un primo momento, è stato annunciato un nuovo bando con la ripresa delle attività delle Commissioni Invalidi per settembre (salvo soluzioni “ponte” per il periodo estivo). Per questo “lotto” di medici, le condizioni contrattuali erano, se possibile, ancora più “capestro”: contratto libero-professionale (ancora più parasubordinato di quello dei medici fiscali) di durata annuale, con obbligatorietà a turnare di sede (con l’ultimo contratto del maggio 2013 non era possibile lavorare nella stessa sede in cui si era prestato servizio l’anno precedente), in regime di estrema precarietà, ancora una volta.

Eppure, pur di lavorare, sia i medici esterni che i medici fiscali hanno accettato queste condizioni e, di fatto, sono tutti, in questo momento, senza lavoro.

I circa 500 medici legali dipendenti hanno finalmente capito che nemmeno loro possono più accettare una situazione di questo tipo e oggi, 19 giugno, è stata indetta una giornata di sciopero generale.

Il comunicato dell’USB pubblico impiego INPS e dell’ANMI-FeMEPA recita “la recente Riforma della pubblica amministrazione, varata dal Consiglio dei Ministri del 13 giugno scorso, prevede la mobilità coatta, il demansionamento dei lavoratori considerati in esubero, la precarizzazione della dirigenza. Come si fa a non scioperare contro l’ennesima riforma fatta contro i lavoratori pubblici?”

I medici INPS dovrebbero davvero recuperare quello slogan: “DIFENDIAMO L’INPS e difendiamo noi stessi e i nostri diritti.”

Soprattutto occorre recuperare il senso di appartenenza comune ad un’unica categoria professionale, con tutto ciò che questo comporta in termini di difesa del prestigio e della dignità professionale di tutti i Colleghi, pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse tipologie contrattuali.

Tutti i medici coinvolti devono adoperarsi affinchè la FNOMCeO e tutte le OOSS si facciano carico di questa situazione critica e li supportino in questa delicata fase di confronto con l’Ente.

 

Federica Ferraroni

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