Donata Lenzi al convegno al Senato sulla riforma della Medicina Fiscale

Ecco l'onorevole Donata Lenzi
Ecco l’onorevole Donata Lenzi

Pubblichiamo l’intervento integrale presentato dall’on. Donata Lenzi durante il convegno FIMMG INPS “L’evoluzione del Controllo dello stato di salute del lavoratore in malattia: dalla legge 638/1983 alla riforma della PA” tenutosi presso la biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, palazzo della Minerva, il 24 maggio 2016 .

“Noi parlamentari, sia della Camera che del Senato, – ha detto l’onorevole Donata Lenzi – abbiamo lavorato per arrivare al superamento della distinzione tra dipendente pubblico e dipendente privato.

La riforma della Medicina Fiscale, tra tutte le cose che si volevano fare, sembrava quella più difficile, più difficile persino della fusione INPDAP-INPS, il che, se ci pensate, è un po’ paradossale come cosa…

Ci abbiamo messo molto tempo perchè c’erano tantissime resistenze o forse perchè sono quelle cose che, finchè non ci metti un po’ di attenzione, non ne capisci l’importanza.

Invece, attraverso l’Indagine Conoscitiva della Commissione Affari Sociali e gli incontri, abbiamo capito che la cosa era importante, in un Paese dove non è di poco conto l’uso della malattia anche come abuso per magari allungarsi un po’ le ferie o per non presentarsi al lavoro, sia nel pubblico che nel privato.

Poi voi stessi ci avete insegnato che in fase di crisi, nel privato, soprattutto nelle ditte piccole, la malattia è stata vista come cassa integrazione.

Ci siamo così resi conto che il tema era importante, che bisognava armonizzare i due settori e che bisogna fare sempre una cosa quando si parla di ispezioni: dare stabilità al personale.

Per la stabilizzazione troveremo modi e mezzi, perchè nelle ispezioni bisogna avere personale stabile: questo dà la certezza che l’ispezione serva e funzioni.

Tutte le procedure di vigilanza, come quella sull’invalidità civile del resto, richiedono personale stabilizzato, altrimenti inevitabilmente si hanno trascuratezze, disattenzione, mancanza di controllo, addirittura connivenze: questo è parte integrante di un sistema efficace.

L’altro aspetto è che noi dovevamo studiare un meccanismo per cui la parte di vigilanza si paghi da sola. Capisco i problemi dell’INPS ma il tema delle visite di controllo dovrebbe star dentro ad un ragionamento che dica “è una percentuale di un sistema che permette di recuperare risorse”.

Nel pubblico, sappiamo bene che è necessario fare i controlli, portando equità tra i due comparti a partire dagli orari. E’ un pezzo di percorso che va ad omogeneizzare il trattamento del dipendente pubblico a quello del dipendente privato.

Nell’indagine che facemmo, abbiamo visto che, oltre allo stanziamento fatto per le Regioni, ci sono alcuni Ministeri che hanno propri stanziamenti e, ad un’analisi attenta, quelle risorse del Bilancio dello Stato potrebbero essere recuperate perchè sono risorse che già ci sono.

Detto questo, dobbiamo vedere questo tema in prospettiva; il sistema di controllo deve essere intensificato e deve arrivare ad individuare figure di cui si riconoscano la professionalità e la competenza. Anche in quest’ambito medico, è richiesta competenza e professionalità che permette di saper cogliere aspetti delicatissimi e che, quindi, va riconosciuta e valorizzata.

Ho trovato molto interessante, nella relazione del dirigente INPS Luca Sabatini, la raccolta dei dati anche epidemiologici che potrebbero aiutare a capire magari anche certi fenomeni di aumento di certe patologie, come i tumori, in certi territori, perchè ci manca un quadro generale della situazione, anche a partire dal prezioso data base INPS.

L’INPS potrà svolgere un ruolo importante nella ricerca epidemiologica nel nostro Paese.

La riforma della Medicina Fiscale deve, quindi, essere vista come un’opportunità per migliorare le cose.

Avete visto che percorso ha fatto il ministro Madia e come è entrata dentro alle cose anche grazie all’esperienza parlamentare che avevamo maturato insieme nella legislatura precedente.

Speriamo di poter uscire presto da una situazione sì di precarietà ma anche di cattivo servizio.”

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