E’ da tanto che stiamo aspettando: è tutto tranne che accelerazione

   accelerazioneSono giorni di attività intensa in Parlamento: in questo spazio ci atterremo ad alcuni tra gli aspetti che riguardano la professione medica che vengono trattati in queste ore.

Alla Camera si è concluso l’esame del ddl sulla riforma della Costituzione dove, oltre alle disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni, è in atto la revisione del titolo V della parte II della Costituzione: da quest’ultimo deriverebbe la riorganizzazione delle competenze in ambito sanitario tra Stato e Regioni e vedremo come verrà organizzato l’Invalidità Civile (in questo momento, la prima istanza è gestita dalle Regioni, pur in presenza di un medico INPS anche in queste Commissioni, mentre tutto il resto è praticamente gestito dalla Medicina Legale INPS, compreso le revisioni).

Al Senato si sta discutendo la riforma della Medicina Fiscale nell’ottica di un miglioramento del servizio, indispensabile per la lotta all’assenteismo, per poter contribuire alla riduzione della spesa pubblica.

A questo proposito segnaliamo lo studio condotto dal Centro Studi  lamedicinafiscale.it che ha pubblicato recentissimamente una ricerca sulla malattia nel comparto della Scuola, quello che, da solo, racchiude più di un milione di dipendenti sui circa tre milioni di tutto il Pubblico Impiego.

Comparti della Pubblica Amministrazione – parte 3

I dati, assolutamente nuovi e mai visti prima, offrono uno spaccato eloquente della nostra Società: anche nella Scuola sono più impiegate le donne rispetto agli uomini, viene confermato un tasso di assenza per malattia “di genere” (si ammalano più le donne degli uomini) e, di fronte ad una media di 8,94 giorni di assenza annuali per gli uomini e di 9,48 per le donne, alcuni settori superano questi limiti. Out of range risultano, a sorpresa, i presidi, con una media di 10,8 giorni di malattia all’anno. 

presidenza

Parlando di insegnanti  e personale ATA, c’è una significativa differenza tra quelli a contratto a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato (questi ultimi con contratto precario si ammalano nettamente di meno, sotto alla media che dicevamo prima): ben 16, 4 giorni di assenza per il personale ATA a tempo indeterminato contro i 12,48 degli ATA a tempo indeterminato (comunque oltre soglia).

Altra “curiosità” che deve far riflettere è il calo del numero dei giorni di assenze per malattie (parlando solo delle donne che lavorano nella scuola, siamo passati da circa 8 milioni e mezzo di giorni di malattia all’anno nel 2007 a poco più di sei milioni nel 2008) all’indomani dell’entrata in vigore delle legge Brunetta 2008 che sanciva l’aumento della reperibilità domiciliare del malato per le visite fiscali da 4 a 11 ore al giorno: si è avuta un’impennata di giorni di assenze per malattia al ritorno delle 4 ore di reperibilità con un successivo incremento lento ma inesorabile ai valori pre 2008 anche con l’adozione di 7 ore di reperibilità.

Il 2013 si è concluso con un valore che si assesta intorno agli 8 milioni di giorni di malattia in quell’anno per le donne impiegate nel comparto scolastico.

Questo conferma il forte significato di deterrenza svolto dal servizio di Medicina Fiscale, settore che si conferma indispensabile per l’economia del nostro Paese. 

Se poi pensiamo solo per un attimo alla spesa sostenuta per le visite fiscali nel pubblico (27 milioni dal MIUR e 70 milioni destinati alle Regioni per i circa 3 milioni di  dipendenti pubblici, non potendo nemmeno garantire il servizio come è emerso dall’indagine parlamentare della Commissione Affari Sociali svolta nella primavera del 2014, a fronte dei 50 milioni spesi nel 2012 dall’INPS per il controllo dei circa 12 milioni di dipendenti privati), balzano all’occhio le varie incongruenze di una tale disordinata e dispendiosa gestione.

Il controllo delle assenze per malattia nel comparto pubblico non potrà non migliorare ulteriormente grazie al passaggio (già annunciato dal Governo  più volte e adesso in votazione al Senato con il ddl Madia) di questo settore in capo all’INPS che dispone di strutture organizzative e una classe medica rodata, operativa da anni sul territorio, con eccellenti risultati nel comparto privato.


Federica Ferraroni