Ed ora parliamo anche noi di sindacati…

“I vostri agrari e quelli di Cerignola vendono il loro grano o il vino allo stesso prezzo. Perché dunque voi dovete lavorare un maggior numero di ore e guadagnare di meno? Organizzatevi in grande massa, come i vostri fratelli di Cerignola, e otterrete anche voi gli stessi miglioramenti.”

Giuseppe Di Vittorio, sindacalista (Cerignola 11/8/1892-Lecco 3/11/1957)

Ed ora parliamo anche noi di sindacati, i nostri, cercando di fare un breve sunto del passato ed un’analisi della situazione attuale, per capire cosa possiamo aspettarci nel futuro,

La Medicina Fiscale, pensata nell’ormai lontano’76 per la tutela della dignità del lavoro e dei lavoratori con l’omonimo statuto, è stata via via codificata da diversi decreti ministeriali: l’ultimo DM risale al 2008 e avrebbe dovuto avere la durata di un anno, nell’attesa che si definisse una volta per tutte un assetto stabile del comparto e un contratto di lavoro che garantisse stabilità e tutele ad un’intera categoria, quella degli attuali 1250 Medici Fiscali INPS, precari da sempre.

Infatti, sebbene inizialmente il servizio di Medicina Fiscale poteva rappresentare un impiego transitorio con elevato turn over di Medici,(come per la continuità assistenziale attualmente anch’esso in via di profonda trasformazione e riorganizzazione), in attesa di definitivi e più stabili incarichi, nel corso del tempo si è via via configurato di fatto come un impiego definitivo (basti pensare che la quasi totalità dei Medici Fiscali INPS ha più di vent’anni di servizio, spesso nella stessa sede), anche a causa delle numerose incompatibilità e del sostanziale blocco delle opportunità di formazione professionale ed inserimento in altre discipline.

Come per il servizio di Continuità Assistenziale con la territorializzazione, si rende necessario anche per la Medicina Fiscale una integrazione, sia pure con ruoli distinti e definiti, con tutte le altre figure professionali mediche INPS.

Prima domanda: come mai, dopo tanti anni di vita di questa disciplina, non si è mai arrivati ad una codificazione precisa del servizio della Medicina Fiscale, ancora oggi divisa, in modo incomprensibile, nelle due branche dei settori pubblico e privato, con documentabile spreco di risorse e aumento dell’entropia del sistema?

E ancora: come mai in tanti anni non si è ancora arrivati ad una stesura definitiva del contratto di lavoro di un’intera categoria di professionisti? I sindacati cosa hanno fatto e perché hanno tollerato una situazione di questo tipo? E’ possibile prendere per buona la spiegazione “siamo stati ad un passo dalla soluzione definitiva tante volte e per casualità ripetuta non si è mai riusciti a scrivere la parola fine a questa annosa vertenza”?

La situazione è  complessa e le chiavi di lettura sono molteplici: sicuramente ha giocato a sfavore di una conclusione più rapida della vertenza la storica contrapposizione tra due visioni in estrema sintesi riconducibili a differenti filosofie di vita che sottendono ai comportamenti umani.

Da un lato si colloca un tipi do sindacato che ha cercato di tutelare solo la parte considerata più “debole” dei Medici Fiscali (bisognerebbe approfondire anche quali criteri, opinabili, sono stati adottati per stabilire questa supposta debolezza) con mezzi altrettanto discutibili, suggerendo più volte di ridurre drasticamente il loro numero. Tale volontà è apparsa in maniera eclatante e imbarazzante nell’ultima riunione sindacale avvenuta il 20 marzo scorso in presenza della dirigenza INPS, quando è stato chiesto alla stessa dirigenza di applicare fin da subito il provvedimento di esclusione dei medici entrati in servizio dopo il 31 dicembre 2007, data che compare nel decreto “bloccaliste” che, approvato nel dicembre 2013, avrebbe dovuto rappresentare un punto di partenza a tutela dell’intera categoria e non la chiave per iniziare a smantellarne l’unità. Fra l’altro tale riduzione di numero dei medici impegnati, in assenza di ogni altra garanzia, concretizza il rischio reale di non riuscire a svolgere un servizio efficiente di lotta all’assenteismo, che pure, negli anni, ha portato a risultati importanti: basti pensare alla riduzione della percentuale di assenteismo per malattia del settore privato, in capo all’INPS, passata dal 22% nell’epoca pre Medicina Fscale al 2% attuale. Altro discorso e altri dati sono quelli che riguardano il settore pubblico, il cui controllo è in capo alle regioni, in cui la percentuale di assenteismo è ancora elevatissima.

Altra posizione, diametralmente opposta, è stata ed è quella di un altro gruppo di sindacati che hanno spinto (in modo non sempre chiaro e trasparente) per garantire il lavoro a tutti i medici impiegati nel settore, optando per il giusto inserimento di criteri di incompatibilità che, se osservati, sarebbero sufficienti per garantire un corretto svolgimento del servizio (già oggi, la funzione del Medico Fiscale è ben distinta da quella del medico certificatore, come il medico di medicina generale o quello della guardia medica, funzioni già attualmente incompatibili sullo stesso territorio).

A complicare una situazione sindacale già complessa, sono sorte nuove organizzazioni sindacali, che, nate dietro la dichiarazione di ricerca dell’unità e della tutela di tutta la categoria, ben presto hanno dimostrato, nei fatti, di voler invece tutelarne solo una parte, producendo un’ulteriore, nefasta frammentazione e confusione nella già intricata vicenda.

Sicuramente questa eterna divisione, tutta italiana, non ha fatto altro che danneggiare tutta la categoria e ha portato ad una situazione di stallo che la categoria dei Medici Fiscali INPS sta vivendo drammaticamente ormai da 18 mesi, a partire dalla sospensione-riduzione del servizio del 29 aprile dell’anno scorso.

In questi ultimi mesi, si sono aggiunti nuovi focolai di crisi, all’interno della Medicina INPS che riguardano i medici (ancora più precari, se possibile) esterni, assunti per garantire la partecipazione dell’INPS alle commissioni dell’invalidità civile gestite solo dalle Regioni fino a 4 anni fa (fra l’altro tale obbligo, previsto per legge dal 2008, sarà ridiscusso nel 2015 anche se i dati comparati tra questi due sistemi, commissioni solo ASL e commissioni ASL+INPS, sono tutti da analizzare e verificare). Questa attività è regolata da contratti annuali, affidati in base a graduatorie fatte su titoli e con caratteristiche capestro: i medici selezionati si trovano, di fatto, a svolgere in tutto e per tutto l’attività dei colleghi dipendenti, visto che l’Ente da anni ha rinunciato a sostituire i medici interni andati in pensione, ma senza alcuna tutela.

Ne consegue che anche i centri medici legali INPS soffrono in questo momento, oltre ai vari problemi contrattuali interni, di gravi carenze di organico, col rischio di non poter più svolgere in maniera adeguata il loro compito.

Un esempio per tutti: i medici esterni che attualmente sono in servizio hanno visto scadere il loro contratto annuale il 31 maggio scorso.

La programmazione dell’Ente (e non solo in questa fase) ha dato segni di grande confusione: dapprima è stata decisa una sospensione delle attività dei medici esterni fino al 30 settembre, poi il 23 giugno (dopo 23 gg di inattività, quindi) sono stati richiamati tutti i medici in servizio fino al 31 maggio e invitati a riprendere il lavoro quel giorno stesso (ovviamente senza alcun preavviso), infine il 18 luglio è uscito on-line un nuovo bando (ritirato dalla rete dopo qualche ora e reinserito definitivamente il 22 luglio) per 1191 medici che dovrebbero essere impiegati dal primo ottobre (da notare per inciso le modifiche ad un contratto, già assurdo, con criteri di selezione assolutamente discrezionali e compensi ridotti rispetto al precedente contratto, inferiori ai compensi previsti dal tariffario minimo, il che ha provocato una chiara presa di posizione della FNOMCeO a tutela della classe medica).

Ad oggi, 21 settembre, le graduatorie non sono ancora state rese pubbliche, con evidente imbarazzo e difficoltà dei vari centri medico legali nella programmazione dell’attività del servizio.

Chi è preposto al controllo della dirigenza INPS cosa sta facendo in questo momento?

Tutti i tre comparti della medicina INPS (medici dipendenti, medici esterni e medici fiscali) sono, per motivi evidentemente diversi, in difficoltà e i sindacati cosa fanno?

Questa rivista ha sollecitato più volte una presa di posizione finalmente unitaria, l’unica che potrebbe tutelare i Medici Fiscali e tutti i professionisti del comparto medico INPS, per uscire finalmente da questa impasse imbarazzante sotto tutti i punti di vista.

Il primo risultato che abbiamo ottenuto è la riunione che si svolgerà a Roma dalle 9 alle 12 del 4 ottobre prossimo tra le rappresentanze sindacali dei soli Medici Fiscali INPS.

Risultato significativo, anche se parziale.

La lodevole iniziativa è partita dallo SNAMI, che si troverà riunito in Congresso Nazionale in quei giorni e al quale avremmo da suggerire alcuni punti da mettere all’Ordine del Giorno:

1) analisi della situazione complessiva, valutazione delle strade percorribili, obiettivi finali che si stimano raggiungibili.

2) discussione della proposta di legge 2604 ed eventuali proposte per un suo  miglioramento

3) proposte concrete per la gestione dell’emergenza a costo zero, se esistono.

Entreremo nel dettaglio di questi punti in una prossima occasione.

Quello che ci preme sottolineare hic et nunc è l’assoluta necessità di uscire dall’incontro del 4 ottobre con una proposta ufficiale finalmente unitaria, tale da poter essere portata  con urgenza in sede legislativa per una soluzione altrettanto rapida delle problematiche connesse alla Medicina Fiscale, materia di così grande importanza per il bilancio dello Stato (il danno erariale che potrebbe derivare da questa indecisione politica potrebbe essere drammatico).

Ultimo aspetto: la chiarezza e la trasparenza, due elementi che sono drammaticamente mancati alle nostre rappresentanze sindacali, non tanto per loro demerito ma soprattutto perché non è arrivata forte e chiara questa esigenza da parte della “base”.

E per “base” non intendiamo semplicemente gli iscritti ad un sindacato ma tutti i medici impiegati in questo servizio che possono erroneamente sembrare non partecipare in modo attivo ma che invece leggono questa rivista e vogliono essere informati, adesso più che mai, di tutto quello che avviene e che si discute sulla loro pelle.

Adesso più che mai.

Giuseppe Battaglia

Giuseppe Continella

Federica Ferraroni

Marcella Magnino

Maria Mpalagianni

Giuseppina Pagani

Guglielmo Sergi