El Greco in Italia, Mostra a Treviso fino al 10 aprile 2016

Questa non è una mostra di semplice visione: le opere esposte hanno pressochè unicamente tema religioso, e lo scopo della mostra è, per l’appunto, documentare la metamorfosi del pittore, dalle origini alla maturità artistica, e indicare i motivi per cui egli possa essere definito il precursore di tante forme d’arte moderne; per apprezzarla appieno è consigliabile avere conoscenza della storia del pittore e di quali fossero le caratteristiche dell’arte del suo periodo.

Dal punto di vista espositivo è un capolavoro: coinvolge il pubblico in un viaggio sulle tracce dell’attività dell’artista tra Venezia, Roma e l’Italia centrale, dove El Greco ebbe modo di entrare in contatto diretto con la coeva arte di Tiziano, Bassano e Tintoretto, artisti che influenzarono profondamente la sua opera.

Domínikos Theotokópulos: El Greco.

Nato nel 1541, o nel villaggio di Fodele o a Candia (denominazione veneziana di Chandax, oggi Heraklion) sull’isola di Creta -non vi è certezza- El Greco faceva parte di una ricca famiglia di città probabilmente trasferitasi a Candia tra il 1526 e il 1528.
Iniziò il proprio apprendistato artistico nel 1563 come pittore di icone della Scuola Cretese, dove si era sviluppato il nucleo principale dell’arte post-bizantina.

Di religione forse greco-ortodossa, apparentemente abbracciò la religione cattolica (che sicuramente professò in Spagna), nella necessità di soddisfare una committenza locale cretese, ortodossa, e veneziana cattolica, contaminando le opere ora con la sensibilità per l’una, ora per l’altra.
Verso il 1567 si trasferì a Venezia, e successivamente (1570) a Roma, ed è proprio a questo periodo che la mostra si riferisce.

Un viaggio che si evidenzia nel tentativo di tradurre il linguaggio dell’arte bizantina in quello della pittura latina, dal bidimensionalismo di un mondo immobile ed astratto alla scoperta della prospettiva, in una storia dinamica e concreta.

Nel 1570 si sposta a Roma, ospite del Cardinal Farnese, fino alla gaffe su Michelangelo ( “un brav’uomo, ma non sa dipingere”), che lo mise alla porta dopo che El Greco si offrì di rifare gli affreschi della Cappella Sistina, disapprovati da PioV° per i nudi del giudizio universale.
Dovendo lasciare Roma, ed i fasti del mecenatismo, risalì la penisola, in un percorso poco noto, di cui si sa che soggiornò in Umbria, Marche e Emilia, dove si compì la definitiva metamorfosi, con uso di colori “atipici”, gialli,  arancioni,  rosa…

Successivamente si sposta in Spagna, nel 1577 è a Madrid, poi a Toledo dove morì nel 1614.
Qui in Spagna saranno proprio quei colori e quelle forme elaborate in Italia a definire la sua arte e a render ragione della sua riscoperta, secoli dopo.

Il percorso espositivo è suddiviso in quattro macro sezioni:

La prima parte introdurrà il visitatore attraverso un video emozionale che racconterà l’artista e gli aneddoti legati alla sua personalità carismatica e alla sua vita avventurosa;

la seconda è dedicata a Creta, l’isola in cui è nato, all’epoca territorio veneziano, e al linguaggio della tradizionale icona bizantina che ha contraddistinto i suoi primi anni come artista; si nota in queste opere il passaggio da una luce mediterranea ad una meno vivace, nei colori, più “adriatica”.

La terza parte, quella centrale e dominante della mostra, metterà a confronto le principali opere del periodo italiano con quelle di artisti che hanno fortemente influenzato il suo lavoro. Tra i capolavori offerti per il confronto il ‘San Francesco Riceve le Stimmate’ di Tiziano (1525 circa), la ‘Madonna di San Zaccaria’ del Parmigianino (1530-1533 circa), l’’Allegoria della Battaglia di Lepanto’ del Veronese (1572-1573 circa) e l’’Allegoria del Fuoco’ del Bassano (1580 circa).

Ma è nella parte finale, dedicata alle influenze che El Greco ha esercitato sugli artisti delle avanguardie del ‘900, che questa mostra stupisce e sorprende: saranno infatti in mostra i capolavori di artisti, tra cui geni del calibro di Pablo Picasso e Francis Bacon, regalando così al visitatore un viaggio tra l’arte rinascimentale e moderna che rivelerà, inequivocabilmente, come i colori acidi, il movimento ascensionale delle figure, l’impressionante rappresentazione psicologica dei ritratti, gli sprazzi di luce rubati alle tenebre tipici de El Greco abbiano incantato molti artisti famosi, secoli dopo la morte del Maestro, al punto tale da renderlo uno degli artisti più imitati al mondo.

In occasione della mostra, Casa dei Carraresi, che è il centro congressi ed esposizioni di Fondazione Cassamarca, ha riaperto al pubblico e riportato alla luce le sale dei Brittoni con i loro meravigliosi affreschi.

Guglielmo Sergi