Emendamento a prima firma Catalfo: un attacco frontale ai medici Inps, ai centri medico legali Inps, a tutto il sistema previdenziale-assistenziale-fiscale Italia

L’emendamento M5S 1.1481 presentato ieri, 16 dicembre 2018, al Senato in Commissione Bilancio da Catalfo, Nocerino, Botto, Campagna, Auddino, Romagnoli, Guidolin, Gallicchio, prima dichiarato inammissibile e poi ripresentato con una riformulazione oggi in discussione in Commissione,  è in realtà  una vera e propria dichiarazione di guerra per i 2150 medici non dipendenti Inps e un attentato alle  funzioni di medicina fiscale, previdenziale e assistenziale Inps.

Un emendamento di questo tipo, presentato nel contesto di una finanziaria, rappresenta, di fatto, un completo riassetto del sistema previdenziale, assistenziale e fiscale Inps e:

  • cancella con un solo colpo di matita 30 anni di dispositivi di legge,
  • non risolve il problema della pianta organica dei centri medico legali Inps,
  • azzera la funzione della medicina fiscale i cui fondi verrebbero dirottati verso l’attività assistenziale e previdenziale dei CML con conseguente crollo verticale delle visite fiscali e inevitabile secondario aumento dell’assenteismo per malattia come già ampiamente dimostrato nell’esperienza degli ultimi anni. In 30 anni di medicina fiscale Inps, si è passati da una percentuale di assenteismo per malattia nel settore privato dal 22 al 2%. Nel settore pubblico, invece, abbiamo individuato una nuova patologia, la “sindrome del venerdì” che colpisce i dipendenti pubblici, almeno in epoca pre polo unico: quando, infatti, erano le ASL a gestire questo servizio, nel week end e nei giorni festivi e pre festivi, quando il medico fiscale ASL allora non lavorava, il numero dei certificati di malattia aumentava in maniera significativa e inspiegabile. Ricordiamo anche che l’art 71 comma 3 del Decreto Legge n. 112 del 2008 (convertito con Legge n. 133 del 2008) aveva previsto l’obbligo per il dipendente malato di rimanere al domicilio a disposizione per l’eventuale visita fiscale dalle 08.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 20.00: successivamente il Decreto Legge n. 78 del 2009, convertito nella Legge n.102 del 2009, aveva abrogato l’art 71 comma 3 citato, riportando di fatto le fasce orarie alla disciplina contrattuale e legale prevista per tutti i lavoratori pubblici e privati, ovvero dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00. In seguito, visto che il numero dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici era tornato subito a crescere, con operatività a partire dal febbraio 2010 il Decreto Ministeriale n.106 aveva portato le fasce orarie a 7 ore giornaliere (dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00). Adesso, con il polo unico il medico fiscale Inps effettua visite datoriali e d’ufficio 7 giorni su 7 e le ore di reperibilità del dipendente pubblico sono rimaste 8 (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18). I dati sull’andamento dell’assenteismo per malattia nel settore pubblico e privato in epoca polo unico sono incoraggianti ma bisogna continuare e potenziare lo strumento indispensabile della medicina fiscale, non certo cancellarlo. Con il polo unico a regime, si devono arrivare a fare almeno un milione e mezzo di visite fiscali nel settore pubblico e privato e serve, quindi, un gruppo di medici dedicato a questo servizio pubblico. L’attuale Ministero della Funzione Pubblica intende continuare nella lotta contro l’assenteismo nel pubblico impiego e non può e non deve perdere uno strumento che si è rivelato efficace e insostituibile come quello della medicina fiscale
  •  non contribuisce alla stabilizzazione del personale medico non dipendente Inps ma, anzi, si lascerebbero semplicemente a casa 1800 medici,
  • “penalizza” (per usare un eufemismo) sia i medici fiscali che i medici esterni: i medici fiscali, per la gran parte, non hanno i requisiti a e b del comma 2 della Legge Madia, quindi non possono neanche fare il concorso, se non per i posti non riservati; i medici esterni invocano il comma 1, per il quale hanno tutti i requisiti e che viene prima del comma 2 per definizione,
  • fonde le due figure, il medico fiscale e il medico di sede, che hanno funzioni e compiti diversi e che devono, invece, restare separate,
  • toglie denaro destinato alla funzione necessaria della medicina fiscale per un concorso che costa, che fa sprecare tempo, che adesso non serve perchè i medici a disposizione e già vincitori di un concorso (i medici esterni con almeno tre anni di servizio) ci sono già e perchè i medici fiscali non devono proprio andare a concorso, visto che sono medici di una lista speciale ad esaurimento con la priorità a svolgere le visite fiscali e non possono vedersi cancellare così i diritti acquisiti maturati nel tempo e acclarati da leggi.

 

E’ un attacco frontale per i 1250 medici fiscali che verrebbero spazzati letteralmente via, in maniera ancora più definitiva di quanto sia successo nel 2013 con la “spending review montiana”, e per la medicina fiscale che verrebbe annullata con danno incalcolabile per tutti i lavoratori veramente malati e per l’erario pubblico: i medici fiscali, che sono liberi professionisti per legge e non possono e non devono essere dei dipendenti a tutela proprio dei lavoratori e dei datori di lavoro,  sono facilmente stabilizzabili perchè hanno, con copertura finanziaria già vigente, “solo” bisogno di un contratto autonomo, a tempo indeterminato e pieno, già presente nel SSN come quello della specialistica ambulatoriale. Qui non si deve inventare niente: la medicina fiscale in Italia funziona bene e bisogna applicare solo ciò che esiste già.

E’ un attacco frontale anche per i 900 medici esterni che ogni giorno, lavorando a fianco dei 460 medici dipendenti, permettono ai centri medico legali Inps di funzionare e di svolgere tutti i delicati compiti istituzionali della medicina assistenziale e previdenziale: nel loro caso serve una norma che riconosca loro, dopo essere stati arruolati con concorso pubblico per titoli, i tanti anni di lavoro svolti per l’Inps, un lavoro che ha, a tutti gli effetti, le caratteristiche della subordinazione.

L’emendamento a prima firma Nunzia Catalfo è un attentato alle funzioni di medicina fiscale, previdenziale  e assistenziale perchè non è pensabile che con 708 medici si riuscirebbe a fare il lavoro per cui adesso sono impiegati 2600 medici, con i quali già adesso siamo in carenza in molte zone.

Pretendere, infine, di inserire un emendamento come questo sotto la voce stabilizzazione è francamente ridicolo quando in realtà si prevedono 354 posti riservati per i 2150 medici che stanno lavorando per l’ente da decenni. A meno che che non si sostenga che lasciando a casa oltre 1800 professionisti si sta contribuendo a risolvere alla radice il problema del precariato di Stato.

Non basta che l’emendamento 1.1481 sia dichiarato inammissibile, cosa che tutti i medici Inps chiedono a gran voce: serve la garanzia che il governo Conte, nè ora nè mai, metta in atto procedimenti con queste caratteristiche, che danneggerebbero non solo i medici non dipendenti Inps ma tutti gli Italiani che ogni giorno traggono sostegno e benefici dal nostro grande e unico sistema previdenziale italiano.

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