Equo compenso e precari della PA al vaglio nella finanziaria 2018

Sale l’agitazione delle categorie dei liberi professionisti in materia di equo compenso per il quale sono al vaglio delle commissioni parlamentari dei disegni di legge da inserire nella prossima legge di bilancio. Il problema nasce dall’abolizione delle tariffe ordinistiche attuato dalla legge Bersani del 2006. Stiamo assistendo, così, ad una pericolosa “corsa ai prezzi bassi” nella professione medica che può portare, da una parte, allo svilimento della professione e, dall’altro, all’abbassamento della qualità delle prestazioni mediche stesse e all’aumento dei contenziosi e dei rischi di responsabilità civile del medico. Sono all’ordine del giorno notizie di cronaca che evidenziano tutto questo, a partire da pagamenti in termini di baratto con le prestazioni mediche che arrivano ad essere “pagate”, in casi limite, con una pizza o una lezione di sci.

Questo per quanto riguarda la libera professione.

Altro problema importante riguarda l’esercito di precari nella PA che ha variegata composizione, andando dalla dipendenza mascherata in forma di falsa libera professione a contratti a tempo determinato: anche su questo versante, che interessa migliaia di professionisti, sono attese soluzioni nella prossima legge di stabilità. Sono, infatti, settimane decisive per i lavoratori del pubblico impiego sia per la trattativa in atto sul rinnovo del contratto sia per la lotta al precariato nella PA. La riforma Madia ha già previsto un intervento strutturale con la possibilità di assunzione a tempo indeterminato per i precari storici che abbiano maturato più di tre anni di lavoro negli ultimi otto: chi ha già superato un concorso potrà essere assunto direttamente mentre gli altri potranno partecipare a futuri concorsi con posti riservati.

Che sia arrivato finalmente il momento per contratti a tempo indeterminato anche per i medici precari INPS (fiscali e convenzionati esterni) che rappresentano i 4/5 dei medici INPS, che portano avanti l’80% delle attività istituzionali delicate e importanti dell’ente e che lavorano da anni con un rapporto coordinato e continuativo per l’Istituto, ma restano non fidelizzati e inquadrati in contratti in libera professione non pura?

Bisogna ricordare, a questo proposito, come novella l’art. 5 del testo unico del pubblico impiego (decreto legislativo n. 75 del 25 maggio 2017) : “E’ fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalita’ di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. I contratti posti in essere in violazione del presente comma sono nulli e determinano responsabilita’ erariale. I dirigenti che operano in violazione delle disposizioni del presente comma sono, altresi’, responsabili ai sensi dell’articolo 21 e ad essi non puo’ essere erogata la retribuzione di risultato.”

 

Federica Ferraroni