Focus on la medicina fiscale

Cerchiamo di ricapitolare la situazione della funzione della Medicina Fiscale a più di un anno dall’arrivo del polo unico e alla luce degli ultimi avvenimenti parlamentari, della relazione della Corte dei Conti sull’esercizio 2017 e della relazione di fine mandato del presidente Boeri.

La Medicina Fiscale è una disciplina medica nata con lo statuto dei lavoratori del 1970, visto che, fino a quel tempo, la funzione del controllo dello stato di malattia era esercitata dal medico dipendente del datore di lavoro: per tutelare il lavoratore e lo stato di malattia, il legislatore pensò allora di istituire una figura terza che, con le competenze proprie di un medico, prendesse le distanze e contemporaneamente potesse davvero tutelare tutte le parti in causa (datore di lavoro, lavoratore ed ente erogatore). Nasce così la figura del moderno medico fiscale, che, come viene ribadito da tutta la legislazione in materia fino all’ultima legge al riguardo, l’art. 18 della riforma Madia, è un medico che non può e non deve essere un dipendente ma mantenersi autonomo e terzo.

Grazie ad una storia trentennale di legislazione, la Medicina Fiscale Inps ha potuto essere uno strumento indispensabile per la tutela della malattia della popolazione attiva, riducendo l’assenteismo per malattia nel settore privato tanto da poter esportare la propria metodologia anche nel settore pubblico con la recente riforma del polo unico inserita nella 75/2017. Dal 1° settembre 2017, infatti, tutta la funzione del controllo sui lavoratori in malattia, sia del settore pubblico che di quello privato, è in capo non ad enti diversi come era stato fino a quel momento (la medicina fiscale per il settore pubblico era gestita dalle Regioni) ma ad un ente unico, che è stato individuato nell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Il rationale che ha portato a questa riforma è articolato:

  • l’Inps aveva un sistema informatico in grado di “scegliere” in maniera artificialmente intelligente in base ad un algoritmo quali fossero i certificati di malattia con una probabilità maggiore di riduzione dei giorni di prognosi (data mining) e un altro (il sistema SAViO) in grado di assegnare le visite, selezionate dal data mining, anche nei giorni festivi e pre festivi, ad uffici pubblici chiusi, in base al criterio di risparmio chilometrico per ridurre questa voce di spesa. “Aveva” perchè il sistema data mining è stato sospeso nello scorso marzo su decisione del Garante della Privacy e il sistema SAViO fa ancora fatica, a tutt’oggi, ad essere sempre funzionante al meglio e ad ottimizzare la distribuzione delle visite. In entrambi i casi, l’operatore umano può essere più efficace di quello artificiale: il medico fiscale, in base alla 75/2017, deve svolgere tutta la parte ambulatoriale della medicina fiscale e, quindi, anche l’analisi dei certificati di malattia e la scelta dei certificati da inviare a visita fiscale, andando ad alleggerire il carico di lavoro dei medici di sede. Resta utile il terzo servizio informatico Inps, il sistema SAViO per l’assegnazione delle visite nei giorni festivi e pre festivi ad uffici Inps chiusi, anche se devono essere risolti i disservizi legati a problemi tecnici (di rete, di assegnazione, di ricezione, di invio). Ad oggi, inoltre, non tutte le visite fiscali richieste dalle amministrazioni pubbliche vengono poi assegnate, e quindi effettuate, dal medico fiscale oppure vengono assegnate in modo tale che per il medico fiscale risulta impossibile effettuarle nella fascia oraria indicata e sarebbe interessante vedere i dati nazionali delle visite richieste dalle amministrazioni pubbliche e di quelle effettivamente svolte.
  •  l’Inps ha un corpo di 1250 medici fiscali di lista che opera da 30 anni, qualificato e preparato: questi medici non sono precari ma godono di un rapporto con l’Ente a tempo indeterminato visto che, in base alla legge “bloccaliste”  125/2013, fanno parte di una lista speciale ad esaurimento e hanno la priorità, in base alla legge 147/2013, a svolgere le visite fiscali domiciliari, come confermato anche dalla legge 75/2017.
  • con queste premesse si è potuta ridurre la spesa nel settore pubblico, rendendo al contempo più efficace il servizio: si è passati da 70 milioni annui dati alle ASL ai 50 milioni dati all’Inps a partire dal 1° gennaio 2019, giorno in cui il polo unico è entrato a regime (nel 2018 sono stati 35) e questo rende il Ministero della Funzione pubblica il maggior “azionista”, su un totale di risorse di 88 milioni di euro annui, per la funzione di Medicina Fiscale. Se le ASL svolgevano un numero contenuto di visite fiscali nel settore pubblico, stimato intorno alle 300.000-400.000 all’anno, pur in assenza di uno storico definito, con problematiche tecniche importanti che impedivano di avere dati certi nazionali, la ratio che ha portato al polo unico in Inps è stata quella di avere un numero decisamente maggiore di visite, stimato intorno ai 1.200.000-1.500.000 visite all’anno in modo tale da poter finalmente vedere applicate le direttive della legge Brunetta (visite richieste dal datore di lavoro pubblico a tutti gli assenti per malattia a cavallo dei giorni festivi oltre a quelle routinarie datoriali e d’ufficio per gli altri certificati di malattia). Il significato della riforma del polo unico era, quindi, quello di dare la certezza della visita di controllo non solo per i dipendenti privati ma anche per quelli pubblici, per assolvere alla mission primaria della medicina fiscale che è quella di tutelare il lavoratore veramente malato nei confronti di quelli che si professano malati ma malati non sono (o non sono più). Questo numero di visite fiscali sarebbe possibile solo con un nuova equa convenzione per i medici fiscali, peraltro prevista dalla stessa 75/2017. Con l’attuale contratto, a prestazione, in base al costo medico di una visita fiscale che la Corte dei Conti fissa in 51 euro per l’esercizio 2016 (in epoca pre polo unico, quando l’Inps gestiva solo il settore privato), presupponendo di non fare differenze tra settore pubblico e settore privato, ci si aspetta che nel 2018 l’Inps faccia non meno di 900.000 visite nel settore pubblico. La 75/2017 prevede che la stipula del nuovo contratto derivi da un accordo collettivo nazionale tra le parti (Inps e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della categoria) ma il tavolo tecnico è fermo, in attesa che vengano definiti i criteri per definire “categoria” e “rappresentatività”. Mentre per definire la categoria basta che lo statuto di ogni organizzazione faccia chiaro riferimento ai medici fiscali, per definire la rappresentatività la questione è più complessa perchè serve definire il numero degli iscritti in assenza di una detrazione sindacale nello stipendio e di un ente certificatore della rappresentatività sindacale dei medici fiscali.

In conclusione: i medici fiscali ci sono, hanno dimostrato alta professionalità e competenza, hanno raccolto la sfida del polo unico, stanno effettuando  il proprio mandato svolgendo le visite loro assegnate durante la fasce di reperibilità definite per legge (otto ore al giorno, 7 giorni su 7), sono a tempo indeterminato in quanto per legge fanno parte di una lista speciale ad esaurimento, sono autonomi per garantire la terzietà imposta per legge a tutela del lavoratore. Bisogna solo definire la nuova convenzione, che, con le risorse attuali e senza aumento di spesa, consentirebbe un ulteriore aumento dell’efficienza e dell’efficacia del servizio. Un’iniziativa come quella formalizzata dall’emendamento all’ultima legge bilancio, a prima firma Catalfo, opportunamente stralciato, è solo dannoso perchè avrebbe comportato di fatto l’eliminazione di un sistema necessario e funzionale.

Nella relazione della Corte dei Conti relativa all’esercizio del 2017, si conferma che sono state esclusi dal polo unico alcuni settori, senza che se ne veda il motivo, e che nell’ultimo quadrimestre del 2017 non sono state effettuate tutte le visite fiscali possibili con le risorse a disposizione e questo non va bene, visto che non sono state eseguite tutte le visite richieste dalle amministrazioni pubbliche,

La medicina fiscale funziona, la lotta contro l’assenteismo per malattia produce i suoi frutti, i medici fiscali lavorano bene e la riforma del polo unico sta dando risultati migliorabili ma positivi.

Quello che serve nei prossimi mesi può essere riassunto in tre linee di intervento:

  • eseguire tutte le visite fiscali del settore pubblico, come previsto dalla legge Brunetta e dalla legge Madia
  • ottimizzare le funzioni del sistema informatico Inps laddove si sia dimostrato deficitario
  • applicare in modo compiuto l’atto di indirizzo.

Sitografia;

La relazione di fine mandato di Boeri: la medicina fiscale

Corte dei Conti: Relazione INPS, esercizio 2017, la Medicina Fiscale

SIMPAF: appello al Senato

Emendamento a prima firma Catalfo: un attacco frontale ai medici Inps, ai centri medico legali Inps, a tutto il sistema previdenziale-assistenziale-fiscale Italia

Il Polo Unico della Medicina Fiscale – parte 9

Comparti della Pubblica Amministrazione – parte 3

Le leggi e decreti interministeriali dei Medici Fiscali INPS dal 1983 al 2013

Federica Ferraroni

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