Giulia Grillo, il nuovo ministro della Salute

Giulia Grillo è nata a Catania il 30 maggio 1975.

Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1999 e si specializza in Medicina legale e delle assicurazioni nel 2003.

La sua attività politica inizia nel 2006 con l’iscrizione al Meetup di Catania. Si candida alle regionali siciliane del 2008 con la lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”. Partecipa come referente provinciale del M5S di Catania alle regionali siciliane del 2012. In Parlamento, viene eletta  portavoce alla Camera dei Deputati, è stata membro della Commissione Affari Sociali per tutta la scorsa legislatura,  membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’urano impoverito, membro del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, membro della Giunta per le autorizzazioni a procedere dal 2013 al 2016, membro del Comitato parlamentare sui procedimenti di accusa e membro della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di previdenza e assistenza sociale.
Durante lo sciopero dei medici dello scorso dicembre, Giulia Grillo si schiera al loro fianco. “Devono far sentire di più la loro voce” perchè  “il personale sanitario è stato la prima vittima sacrificale della contrazione delle risorse che ha colpito la sanità ed ha tutto il diritto di essere ascoltato e di essere trattato bene per la grande missione che svolge, e in questo chiaramente ha il nostro sostegno”. “È necessario intervenire immediatamente sul personale perché altrimenti rischiamo di trovarci solo operatori anziani e demotivati, di non avere giovani pronti al ricambio e quindi di non avere chi sostiene la sanità pubblica”. “Se da un lato potrà essere necessario aumentare il numero dei laureati in medicina, anche rivedendo il numero chiuso, dall’altro sarà necessario aumentare le borse di studio per gli specializzandi. Si vuole inoltre consentire più diffusamente che il medico neolaureato abbia accesso nella struttura sanitaria per conseguire le abilità teoriche e tecnico-pratiche necessarie allo svolgimento della specializzazione medica prescelta (art. 22 del “Patto della salute” del 2014)”.

Da queste pagine, non possiamo non rammentare al ministro la situazione urgente degli attuali medici convenzionati INPS, che sono stati considerati, finora, dei consulenti esterni: il contratto in essere scade il prossimo 31 dicembre e non può più essere rinnovato. Fanno, infatti, parte di una lista, che può ritenersi essere una lista speciale formata ex art. 5 comma 102 DL n. 463 del 12 settembre 1983, e, in particolare, una lista speciale ad esaurimento in seguito all’entrata in vigore del DL n. 101 del 31 agosto 2013 che introduce limitazioni a proroghe in contratti e all’uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego. Svolgono un’attività istituzionale a partire dal 2009 (DL n. 102 del 3 agosto 2009) da quando, cioè, l’INPS è diventato l’Ente Pubblico al quale è attribuita la competenza sul processo di gestione dell’invalidità civile, sugli accertamenti sanitari di invalidità civile, le verifiche della permanenza dei requisiti sanitari, l’istruttoria delle domande e la partecipazione agli accertamenti in sede contenziosa. I medici convenzionati esterni sono privi di autonomia organizzativa, sono sottoposti a vincoli gerarchici e svolgono, in tutto e per tutto, la stessa attività, stabile e permanente in assolvimento dei compiti istituzionali dell’ente, dei circa 500 medici interni dipendenti che è composta da medicina assistenziale, previdenziale e fiscale ambulatoriale (gli accertamenti ambulatoriali per gli assenti a visita fiscale domiciliare e la vidimazione dei certificati di malattia).

L’emergenza riguarda non solo lo status giuridico dei medici convenzionati esterni ma la stessa funzionalità dei centri medico legali INPS visto che nei prossimi mesi un gran numero dei già pochi medici interni dipendenti andranno in pensione vista che dal 1989 non si assumono più medici in INPS e che la mancanza di turnover è stata, quindi, assoluta.

 

Federica Ferraroni