P ensionati reimpiegati con retribuzione nella Pubblica Amministrazione o spazio ai giovani?

La questione è sicuramente complessa e non priva di risvolti giuridici e etici meritevoli di discussione.

Nel caso specifico del bando dei medici esterni INPS, fra le tante lettere giunte in redazione, questa in particolare suggerisce una possibile soluzione compromissoria.

Andiamo a leggere…

medico alla scrivania

 

Gentile direttore,

come ben sappiamo, nelle graduatorie dei medici esterni pubblicate il 26 aprile scorso si sono piazzati nelle posizioni alte dei medici già in quiescenza.

E questo era prevedibile, visto come è stato pensato il bando di selezione pubblicato il 16 novembre 2015: non poteva essere altrimenti visto che erano “superpagati” titoli ( 10 punti per ogni specializzazione, quando sappiamo bene quanto fosse facile in passato prendere più specializzazioni e quanto sia difficile oggi prenderne anche solo una) e curricola (è chiaro che le pubblicazioni sono sicuramente più numerose in età avanzata) per un totale di max 80 punti, arrivando a valutare solo 20 punti al massimo l’attività sul campo in materia previdenziale e assistenziale.

La legge Madia esorta, da una parte, a non avvalersi nella PA, se non a titolo gratuito, di soggetti, già lavoratori pubblici o privati, collocati in quiescenza e, dall’altra, dice che questa incompatibilità è posta con la remunerazione di un incarico di studio ovvero di consulenza. Sulla base di questa apparente dicotomia, attualmente l’esclusione dei pensionati potrebbe risultare discriminatoria visto che non può essere considerato un incarico di consulenza cio’ che appare prevalentemente una prestazione professionale.

E’ indubbio che, comunque, l’inserimento di medici pensionati tra questi nuovi 900 medici esterni appaia a tutti una grande ingiustizia, visto che penalizza, ancora una volta, i giovani e rompe le basi del patto tra le generazioni, che vede fortemente avvantaggiati proprio dal punto di vista pensionistico i lavoratori dipendenti già in quiescenza e fra di loro quelli che hanno visto la loro pensione conteggiata col vecchio sistema retributivo. Logica e un elementare principio di equità vorrebbero che sempre, ma a maggior ragione nel periodo storico che stiamo vivendo, si desse prioritariamente lavoro ai giovani e non a chi già gode di trattamenti pensionistici certamente non la minimo sociale. Personalmente mi stupisco di come questi medici pensionati accettino l’incarico, sapendo che questa loro decisione esclude dal mondo lavorativo giovani Colleghi o rende difficile la vita a Colleghi con famiglia e figli piccoli, costringendoli a spostarsi in sedi disagiate e lontane da casa.

Detto questo, occorre trovare una soluzione a questa situazione paradossale.

Visto che, scorrendo la lista degli incarichi, il numero dei pensionati che hanno iniziato a lavorare tra i nuovi 900 medici esterni sembra esiguo, seguendo puramente il buonsenso, non si potrebbe, come gesto significativo dell’Ente, dare un incarico in extranumero, in quelle sedi in cui ci sono pensionati, a Colleghi non pensionati, secondo l’ordine di graduatoria ovviamente?

Si tratterebbe, in buona sostanza, di attribuire poche decine di nuovi incarichi: con una minima spesa, l’Ente riparerebbe ad un’ingiustizia evidente, senza considerare che avere qualche decina di medici in più gioverebbe di certo al buon funzionamento del CML in questione.

Lettera firmata

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