I medici esterni INPS, dei liberi professionisti con mansioni da dipendente

Dopo l’articolo pubblicato di recente dal nostro centro studi sui dati INPS sulla medicina assistenziale e previdenziale, pubblichiamo una testimonianza diretta sul ruolo dei medici esterni nel contesto dell’attività di sede INPS.

Alla fine di questo mese, scadrà l’ultima proroga del contratto dei medici esterni attualmente impiegati e si è in attesa della pubblicazione delle nuove graduatorie.

images-4

Egregio Direttore,

I Centri Medico Legali INPS oggi sono una realtà fatta di pochi residuali medici “interni”, dipendenti pubblici, e di una maggioranza di colleghi “esterni”, liberi professionisti di nome ma non di fatto.

Tutta la storia dei medici esterni INPS è malfatta e tortuosa sin dal lontano dicembre 2009 allorchè l’INPS, per far fronte al nuovo carico di lavoro determinato dall’invalidità civile, si vide costretto a bandire una selezione per reclutare, per un anno e con criteri rimasti a tutt’oggi abbastanza misteriosi, medici specialisti in medicina legale ed in altre branche “di interesse”. Fino a quella data, infatti, la medicina INPS era solo previdenziale e i medici dipendenti erano in grado di gestire le normali operatività.

Con il bando successivo (anche questo non scevro da criticità) vennero reclutati altri Colleghi per far viaggiare, pur con difficoltà enormi, la pesante macchina della previdenza e dell’assistenza INPS, che sbuffando e saltellando, tra software malfatti che si bloccavano per giorni (ma in compenso costati un bel po’ di quattrini), andava avanti solo per la competenza, l’abnegazione e la professionalità di medici esperti che spesso avevano alle spalle anni di esercizio nella propria branca specialistica. Si può dire che, in ogni caso, la convenienza allora era reciproca: l’INPS riusciva a coprire con ottimi professionisti tutte le esigenze dei Centri Medico Legali, mentre per i professionisti l’onorario riconosciuto all’epoca era pari al compenso orario previsto nel contratto della specialistica ambulatoriale, senza però le tutele connesse e gli obblighi contributivi previdenziali previsti per un rapporto di lavoro coordinato e continuativo qual è e qual era a tutti gli effetti. Tutto questo era stato visto come un passaggio graduale verso il riconoscimento, dovuto a questi medici, di un rapporto da co.co.co (mai peraltro riconosciuto) o verso l’approdo a quello, altrettanto giusto, di un rapporto di dipendenza.

Di proroga in proroga si giunge al maggio 2013. Data fatidica: si rompe l’equilibrio. In questo nuovo bando sempre per un contratto annuale viene ribadito il pagamento dell’IVA (fatto insolito per un atto medico) e viene introdotta una clausola che non era mai stata utilizzata neppure per i dipendenti con la quale si vietava ai medici esterni di tornare a far servizio nella stessa sede medico legale INPS dove aveva svolto servizio nell’anno precedente. Si lasciava così intendere che i medici esterni in pochi mesi di servizio potessero aver instaurato con la collettività rapporti che potessero mettere in discussione la loro serenità di giudizio: tutto ciò non veniva invece messo in discussione per medici strutturati che lavoravano da più di trent’anni nella stessa sede. Ma tant’è: tutti si lamentano, nessuno fa niente. Molti accettano lo stesso l’incarico in altre province vicine, qualcuno getta la spugna: affrontare centinaia di chilometri in assenza di ogni tutela, con costi a carico del medico esterno non appare proprio un trattamento rispettoso.

Ma il bello deve ancora venire e viene servito nel bando successivo del 18 luglio 2014, a tutt’oggi vigente e attualmente prorogato sino ad aprile 2016 (la nuova Dirigenza si è trovata tra le mani un’altra patata bollente, ereditata dalla vecchia gestione): marcia indietro sull’obbligo di rotazione di sede ma riduzione di circa il 35% dell’onorario con una presenza settimanale aumentata del 20%! La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: molti dei Colleghi più “anziani” e più esperti hanno deciso, anche se dolorosamente, di rinunciare all’incarico, presto sostituiti scorrendo le graduatorie e reclutando medici giovani, a pochi mesi dalla laurea, senza alcuna specializzazione, o medici già in pensione, senza esperienza alcuna di invalidità civile e previdenza, di conoscenza dei software e delle procedure informatiche, senza che l’Ente pensasse a corsi di formazione ad hoc (per la medicina assistenziale e previdenziale si potrebbe addirittura pensare a corsi di specializzazione post-laurea specifici, visti la complessità dei temi e delle funzioni).

E intanto i contenziosi lievitano tanto che in certi Tribunali di parla addirittura di un aumento del 500%. Sarà solo un caso dovuto alla eccessiva severità delle nuove commissioni INPS rispetto a quelle ASP ed alle vecchie periferiche del ministero del Tesoro? Sarà anche così ma l’indice di soccombenza dell’Istituto, altissimo, non fa propendere per questa ipotesi.

Nessuno mette in dubbio la buona fede e l’oggettività di ogni medico, ma appare facile pensare che medici con scarsa o nulla esperienza, senza una preparazione mirata nel settore della medicina assistenziale e previdenziale siano più facilmente influenzabili ad agire in un senso anzichè nell’altro, salvo scaricar loro la patata bollente di un eventuale taglio, lasciando loro tutta la responsabilità del gesto di fronte alla collettività ed ai patronati.

Tra le righe del nuovo bando pubblicato nello scorso novembre persistono molte criticità: la scarsa importanza attribuita all’attività in sede già svolta, il punteggio attribuito alle specializzazione oltre la prima (questo penalizza i giovani medici e non premia di certo il merito), il punteggio elevato attribuito a specializzazioni finora non giudicate “di interesse”, il nodo dei pensionati, l’incompatibilità incomprensibile tra medici fiscali e medici esterni (i medici interni, in caso di mancanza dei medici fiscali di lista, possono fare le visite fiscali domiciliari), l’incompatibilità con le cariche politiche (permesse ai dipendenti) e tante altre problematiche, economico-assistenziali e non, come l’autodichiarazione di non avere procedimenti penali in corso. Ma come si fa a chiedere una cosa del genere? E magari poi tutti a cuor leggero facciamo quella dichiarazione: ma siamo sicuri che in una delle oltre cento procure italiane non sia stato incardinato a nostro carico un procedimento di cui, e non è una rarità, non ne sappiamo assolutamente nulla? Ma vi sembra raro il caso di subire una denuncia sol perchè siamo risultati antipatici al cittadino di cui quel giorno dovevamo valutare l’invalidità? E perchè se ho un procedimento penale in corso (che nel 99% dei casi per i medici si risolve con un’assoluzione), non posso partecipare ad un concorso? Perchè se la stessa denuncia l’ha presa un dipendente il trattamento sarà diametralmente opposto ed il dipendente non subita’ alcuna conseguenza? Magari dopo anni mi ritroverò assolto ma nel frattempo sarò morto di fame perchè il procedimento penale in corso mi ha impedito di lavorare.

Uno degli aspetti, invece, più positivi degli ultimi mesi è stato che per la prima volta i rappresentanti dei medici esterni sono stati convocati dai dirigenti INPS per la consultazione prima dell’emissione del nuovo bando: finalmente i rappresentanti dei medici esterni hanno potuto portare la loro voce all’interno della stanza dei bottoni! E’ un primo passo per far capire ai decidenti che un buon corpo medico preparato e motivato rappresenta un indiscusso vantaggio sia per l’Istituto che per la collettività, con decisioni e valutazioni che influirebbero non soltanto sull’immagine dell’Istituto ma anche sulla gestione economica il cui primo aspetto potrebbe essere proprio la riduzione del contenzioso. Questa strada del dialogo e della collaborazione appena intrapresa è quella giusta perchè è solo così che si risolvono i problemi: deve solo essere intensificata di più.

Quello che si auspica è, pertanto, riassumibile in una sola parola: unità. Non facciamo come i capponi di manzoniana memoria che si beccavano tra loro: non cerchiamo nemici fra i nostri Colleghi ma sforziamoci di collaborare tutti insieme per far crescere le tutele di chi è meno “protetto” e per arrivare progressivamente ad una uniformità di trattamento fra il lavoratore autonomo (medico esterno) e il dipendente pubblico (medico interno) che lavorano nelle stesse strutture svolgendo le stesse attività. Essere medico è una scelta di vita, professionale, umana e di impegno civile.

In conclusione, appare imprescindibile in questo particolare momento, denso di novità e di prospettive future (concorsi per i precari della sanità realizzazione del ruolo fiscale unico, passaggio di tutta l’invalidità civile all’INPS….) l’azione di tutti, abbandonando gelosie e particolarismi, per ottenere ottimali condizioni di lavoro ed il rispetto del ruolo ormai insostituibile del medico esterno.

Lettera firmata

© Riproduzione riservata