Il cambiamento in Sanità: crescere insieme nelle differenze e nell’innovazione

Il congresso dedicato al Cambiamento in Sanità, impeccabilmente organizzato dall’Ordine dei Medici di Parma il 6 novembre scorso con la collaborazione ed il patrocinio della FNOMCeO, alla presenza della Presidente Roberta Chersevani e di tutto il Comitato Centrale, si è confermato evento ricco di contenuti e spunti attualissimi in relazione al presente e al futuro della professione medica.

Il programma scientifico si è articolato su due sessioni distinte: il mattino è stato dedicato alla formazione, alla responsabilità ed ai nuovi modelli organizzativi della sanità, mentre nella sessione pomeridiana si è parlato di medicina fiscale.

In attesa di leggere gli Atti completi che ci auguriamo potranno essere messi a disposizione di tutti, riteniamo utile approfondire alcuni dei temi toccati nella sessione del mattino, dato che della sessione pomeridiana ci siamo già dedicati con l’articolo di Marcella Magnino, presidente AIMPAF, già pubblicato su queste pagine.

Per prima cosa ci piace sottolineare la presenza e il ruolo attivo dei numerosi esponenti del mondo politico coinvolti. Già durante i consueti indirizzi di benvenuto sia gli esponenti delle Autorità locali che l’Onorevole Patrizia Maestri sono andati oltre i consueti saluti entrando direttamente nel merito delle complesse questioni tecniche oggetto del convegno, a conferma che quando si realizza una collaborazione “alta”, basata sulle competenze, fra professionisti ed esponenti delle istituzioni è possibile anche nel nostro paese arrivare in breve tempo al nocciolo delle questioni. Esempio di ciò è stato proprio l’iter parlamentare che ha portato alla nascita del Polo Unico della Medicina Fiscale: riforma di grande respiro, posta all’interno della massiccia riforma della PA di cui è stato relatore in Senato l’on. Giorgio Pagliari, che ha fatto la sintesi dell’iter parlamentare. Riforma del polo unico, quindi, che senza la collaborazione dei medici (collaborazione a 360° quella caldeggiata più volte dal sottosegretario Faraone nel suo intervento) non si sarebbe mai realizzata.

Entrando più specificatamente nel tema della mattinata va subito sottolineato l’alto livello di tutti i contributi, a partire dalle Letture di Davide Faraone, Sottosegretario del MIUR , e di Maurizio Benato, del Comitato Nazionale di Bioetica, dedicate rispettivamente al tema della formazione come volano di sviluppo ed all’etica delle professioni sanitarie, nell’ottica della rinegoziazione delle rispettive competenze.

Senza formazione non sono possibili ricerca e innovazione e senza ricerca e innovazione non si può competere in un’Europa e in un mondo globalizzati. Sono concetti che ci sono stati ripetuti infinite volte, ma il Sottosegretario ha rivendicato i primi atti concreti che questo Governo ha posto in essere, a partire dalla norma sulla assunzione di un migliaio di nuovi ricercatori universitari già presente in Legge di Stabilità.

D’altra parte, il mondo delle professioni sanitarie ha visto negli ultimi anni una evoluzione e una crescita tumultuose: restano adesso da definire in un’ottica di seria condivisione quali sono i rispettivi ruoli e competenze dei diversi componenti di questo frastagliato universo.

Lo stesso tema è stato toccato, da diverse angolazioni anche dai successivi relatori, Roberto Polillo, già Segretario della CGIL medici, Cesare Fassari, Direttore di Quotidiano Sanità, e Francesco Vimercati, Presidente FISM e Danilo Sacchini, bioeticista della Università Cattolica di Roma..

Il concetto principe della giornata è stato “crescere insieme nelle differenze”.

Non v’è dubbio che oggi non si possa pensare un intervento sanitario efficace se non in un’ottica di team, e che un team di alto livello deve per definizione comprendere non solo medici, ma anche professionisti esperti nelle diverse aree sanitarie: chi lavora sul campo ha ben chiara da sempre questa necessità. Il problema è la rinegoziazione procedurale delle diverse aree di competenza, la creazione di percorsi condivisi di presa in cura e, soprattutto, la normazione di chiari livelli di competenza e responsabilità, che, soprattutto nelle strutture sanitarie più grandi possono risultare di non semplice definizione.

Più che nuove riforme occorre quindi concertazione e serena negoziazione fra i diversi esponenti del mondo sanitario.

Tutto questo è indispensabile per garantire i più elevati livelli di cura possibili, in un ambito organizzativo multi-professionale ormai consolidato e soprattutto in un contesto generale in cui la multiculturalità è una sfida che non può essere ignorata. Altrimenti il rischio è quello di cadere senza rimedio in una medicina difensiva a oltranza , che finisce per tradire i principi del Codice Deontologico che regola la nostra Professione, distorcendo oltretutto i principi stessi della Medicina Legale, che non è strumento per giustificare il “non fare” ma piuttosto per “fare meglio” evitando le tante trappole pseudo-legali ,che si possono incontrare quotidianamente nella vita di corsia e di reparto, come ha lucidamente esposto il Prof Daniele Rodriguez, Ordinario di Medicina Legale a Padova.

Ha chiuso infine la mattinata il Prof Gian Polo Ceda, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Ateneo di Parma, che ha presentato una approfondita disamina delle differenze fra i piani di studio delle diverse Facoltà mediche italiane. Ne è emerso un quadro per certi versi confortante in termini di sostanziale omogeneità, pur persitendo differenze non trascurabili fra Sede e Sede, in funzione delle scelte didattiche dei diversi Atenei. Restano diverse criticità fra cui la lunghezze del Corso di Studi, ulteriormente allungato dal periodo di tirocinio post-laurea, che alcuni hanno proposto di sostituire con un test progressivo di valutazione delle competenze, che però dovrebbe una volta di più utilizzare quiz multirisposta, sulla efficacia dei quali nel verificare competenze pratiche quali quelle che vengono generalmente trasmesse durante un tirocinio in reparto ben condotto, persistono seri dubbi. Così come persistono seri dubbi sulla efficacia degli attuali sistemi di selezione dei candidati all’iscrizione al primo anno di Medicina e Chirurgia: il mondo accademico conferma l’esigenza di una seria programmazione e di una conseguente limitazione degli accessi, ma su modalità di selezione e numerosità degli accessi si può ancora lavorare, tenendo anche conto delle carenze di organico prossime venture e del gravissimo problema della limitazione all’ingresso nelle Scuole di Specializzazione che ancora oggi sono ben lungi da offrire opportunità formative al 100% dei laureati, come invece dovrebbe logicamente essere.

Su questo tema in particolare, la FNOMCeO si è già recentemente espressa e occasioni come quella del Congresso di Parma servono proprio per avvicinare una volta di più i vertici della Federazione ai tanti Colleghi che spesso dimenticano che solo una ragionevole unità di intenti fra tutti noi può consentire ai nostri rappresentati di far sentire la voce della Professione agli esponenti della politica, che con la loro stessa presenza a Parma hanno dimostrato una disponibilità non scontata.

Crescere nelle differenze ma anche crescere nella innovazione, come diceva la senatrice Emilia De Blasi, Presidente della Commissione Sanità.

In questa sorta di “chiarimento interno” della FNOMCeO, la linea da seguire è stata tracciata: il percorso ora va condiviso con tutte le parti in causa, mediche e non solo mediche.

 

Federica Ferraroni