Il Centro Studi Confindustria e i possibili scenari economici futuri

Il 23 giugno 2016, il Consiglio Generale di Confindustria ha condiviso, all’unanimità, la posizione favorevole al referendum sulla riforma costituzionale proposta dal Consiglio di Presidenza.

Venerdì primo luglio 2016, presso Assolombarda,  si è tenuta  la conferenza stampa (trasmessa in streaming) di presentazione del rapporto “Scenari Economici del Centro Studi Confindustria”

Il direttore del CSC Luca Paolazzi ha presentato un report di cui possiamo trovare l’abstract e le slides sul sito web di Confindustria

http://www.confindustria.it/wps/portal/41dba53c-1074-4174-9501-9388be3b8af2/41dba53c-1074-4174-9501-9388be3b8af2/!ut/p/a1/lZLdboJAEIWfpQ9AdvZPlsuFVgQEg5Qge9MsKkhr0TSmSd–0DRNsCq4F5Ns8p0zOSeDFFoh1ejPutKn-tDoffdXk5fQmzHsAfEXCXkEuXiKZBL5hD1PWiDvAVPOQAZgxZEJPqT0pp6b53p3ngJIsbQcbBMcBDCkz1DuIwVVGCUxUkgd1_UG5QxvCs3p2sBgMoPhdlgcsGFRIYotLYQuye9quPIkDEXPun3_w7OlHc_pNLAdOgSQc0DMGO-WOCHzXOoCXHbo9dsHLhT4A9yImbc9mFeDUoaSO4sdMMR3G_ojrpB8hE5Ytbb6tDPqpjyg1bgrGEVlwd-RHd_T9K3gZeLVnqELAZTvX7_kwzePt239/dl5/d5/L2dBISEvZ0FBIS9nQSEh/

Riportiamo integralmente il summary per evitare errori o fraintendimenti, fatti più o meno in buonafede, ai quali stiamo assistendo nella corrente divulgazione mediatica di questo importante documento

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Nello scenario globale la matassa dell’incertezza si è ancora più ingarbugliata.

Agli alti rischi economici, acuiti dalle lunghe code della crisi, si sono sommati i ben più minacciosi e incombenti rischi di instabilità politica.

Le sofferenze sociali derivanti da disoccupazione e impoverimento e la mancanza di risposte appropriate hanno fatto riemergere nei Paesi avanzati (soprattutto europei) pulsioni profonde di xenofobia e nazionalismo.

L’Italia appare come una piccola nave (con nocchiero) in un mare in gran tempesta.

E con importanti riparazioni in corso mentre deve proseguire la navigazione.

Nello scenario ordinario, prosegue benchè azzoppata dalla Brexit, la modesta risalita del PIL, cominciata al principio del 2015, e dell’occupazione. Neppure questo dato, però, può essere dato per scontato.

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Secondo le stime del CSC, il costo dell’Italia per la Brexit si traduce, nel biennio 2016-2017, in 0,6 punti di PIL, 81.000 unità di occupazione, 154.000 euro di reddito pro capite e 113.000 poveri. Ma sono stime prudenziali, che non incorporano alcune variabili qualitative, e il bilancio finale potrebbe risultare peggiore.

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Le nuove previsioni CSC sul PIL italiano sono di + 0,8% nel 2016 e + 0,6% nel 2017. Nel biennio sarà creata occupazione per 250.000 unità di lavoro che porteranno a  + 650.000 il totale da quando sono ricominciate ad aumentare: ne mancheranno ancora 1.300.000 per colmare la voragine causata dalla crisi.

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Questi risultati positivi, ma certo non entusiasmanti, sarebbero del tutto compromessi dalle conseguenze della bocciatura della riforma costituzionale al referendum confermativo.

Il CSC ha delineato uno scenario alternativo che parte da tale responso delle urne. Rispetto alle tendenze in atto, l’economia italiana perderebbe in tre anni 4 punti percentuali di PIL, 17 punti di investimenti e quasi 600.000 unità di lavoro; nel 2019 il debito pubblico sfonderebbe quota 144% del PIL. Il reddito pro capite diminuirebbe di cumulativamente di 590 euro e ci sarebbero 430.000 poveri in più.

Si tratta di calcoli conservativi, che largamente sottostimano i veri effetti che si materializzerebbero.

Il passaggio chiave è costituito dal referendum in autunno sulla nuova Costituzione.

La vittoria del fronte del “No” avrebbe pesanti ripercussioni economiche.

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Il Paese, già gravemente provato, dovrebbe fronteggiare una nuova grave emergenza economico-sociale, con inevitabile spinte verso soluzioni populistiche.

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Proprio perchè fuori minaccia tempesta, l’Italia dovrebbe puntare ad attrezzarsi e a diventare più solida, ancochè confermare le proprie storiche debolezze”