Il precariato di Stato e la riforma Madia

Riportiamo due passaggi interessanti del dibattito in Commissione Bilancio di giovedì 29 novembre 2018; ricordiamo che, grazie al decreto Madia, per esempio le società partecipate dei Comuni sono passate da  5.374 nel 2015 a 4.313 nel 2018 con una riduzione del 20%, le partecipazioni comunali erano 127.262 nel 2015 e sono diventate 91.966 nel 2018 con una riduzione delle indirette (da 102.348 a 55.149) ed un aumento delle dirette (da 24.914 a 36.817) e resta invariato il numero di Comuni con almeno una partecipazione (7.780 nel 2015, 7.640 nel 2018). Gli effetti della riforma Madia iniziano a farsi vedere ma restano alcuni aspetti da completare come la lotta al precariato di Stato che trova sì un punto fermo nel decreto legislativo n. 75 del 2017 (art. 5 e 20, in particolare) al quale, però, devono seguire i necessari applicativi.

Maria Anna MADIA (PD) illustra le finalità dell’emendamento 28.56 a sua prima firma, che si colloca nell’ottica di assicurare continuità ad un positivo intervento di riforma della pubblica amministrazione già in corso. Ricorda in particolare che la pubblica amministrazione ha sofferto a lungo negli anni recenti del blocco non solo della dialettica contrattuale ma soprattutto del turn over, rimediando a tale ultima circostanza attraverso assunzioni di lavoratori precari con contratti di lavoro a tempo determinato. Ricorda, altresì, che i Governi della passata legislatura hanno dato in qualche modo soluzione a tale situazione, con particolare riguardo agli impiegati nel comparto sanitario, ripristinando un turn over fisiologico al 100 per cento, aspetto quest’ultimo peraltro positivamente confermato anche nel disegno di legge in esame, al pari delle risorse stanziate per un piano di assunzioni straordinarie. Rileva altresì che i Governi della passata legislatura hanno affrontato con efficacia il tema dei lavoratori precari presso le pubbliche amministrazioni, attraverso soprattutto le misure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, che ha consentito la progressiva stabilizzazione dei suddetti lavoratori, specialmente nei comparti della sanità, degli enti locali e della ricerca. Evidenzia che il suo emendamento 28.56 consente per l’appunto alle pubbliche amministrazioni di utilizzare il rifinanziamento disposto dall’articolo 28, comma 1, del presente provvedimento al fine precipuo di assicurare piena attuazione al citato decreto legislativo n. 75 del 2017. Ritenendo pertanto grave interrompere un processo di riforma che sta positivamente esaurendo il fenomeno del cosiddetto «precariato di Stato», invita il Governo e i relatori ad un ripensamento del parere in precedenza formulato, procedendo se non altro ad un accantonamento del suo emendamento 28.56.

Il sottosegretario Massimo GARAVAGLIA, nel rammentare preliminarmente il proficuo lavoro svolto nella precedente legislatura con la Ministra Madia, segnala che il tema oggetto dell’emendamento 28.56 costituisce argomento noto da tempo che è tuttavia intenzione del Governo affrontare più approfonditamente, con particolare riguardo agli aspetti di natura procedurale, nell’ambito di un decreto-legge di prossima emanazione ad iniziativa della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. Nel rilevare che l’accesso all’impiego nelle pubbliche amministrazioni deve avvenire di regola per concorso, costituendo al riguardo un’eccezione anche il semplice scorrimento delle graduatorie esistenti, ritiene fondamentale accelerare le procedure concorsuali finalizzate alle nuove assunzioni anche nell’ottica della cosiddetta «quota 100», giacché il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, dove l’età media degli impiegati è di circa 53 anni, rappresenta un’esigenza non più procrastinabile. Ricorda infine che il blocco del turn over introdotto nel corso degli anni passati ha creato notevoli distorsioni, soprattutto nel campo della sanità con la fissazione di uno specifico tetto massimo alle assunzioni.

Lo stesso giorno, l’INPS avrebbe avanzato al Governo la richiesta formale di bandire un concorso per 708 medici di cui il 50% di posti riservati agli attuali 900 medici convenzionati esterni: l’operazione sarebbe a costo zero per il Governo perchè l’INPS si accollerebbe i costi attingendo ad un “fondo”. Solo nelle more del concorso, si può, infatti, procedere ad una proroga dell’attuale contratto che scadrà il prossimo 31 dicembre. E’ evidente che questo non sarebbe sufficiente a coprire un fabbisogno di almeno 1400 unità e, quindi, la proposta INPS prevederebbe, come soluzione per necessità eccedenti il numero dei medici presi con il concorso richiesto, una  nuova attivazione di “convenzioni”.

I medici coinvolti hanno già descritto al ministro Bongiorno la situazione, hanno prospettato, finora solo informalmente, soluzioni che mirano a tutelare chi sta svolgendo questo lavoro da anni e il buon funzionamento dei centri medico legali e meriterebbero di essere ascoltati ufficialmente, prima del momento delle decisioni definitive.

Ora la parola spetta al ministro.

Lamedicinafiscale.it  con la consueta attenzione monitorerà l’evolversi degli eventi che si ripercuoterà sulla vita degli attuali 900 medici esterni e delle loro famiglie.