Il Presidente Tridico in audizione al Senato

Audizione del neopresidente INPS Prof. Pasquale Tridico in Commissione Lavoro al Senato, 8 maggio 2019

Il professor TRIDICO ricorda in premessa i tratti salienti del proprio curriculum, con particolare riferimento alle esperienze universitarie e alle pubblicazioni in materia di Stato sociale e mercato del lavoro, e la sua esperienza di consigliere economico del ministro Di Maio, con il contributo fornito per l’elaborazione di alcuni provvedimenti come il “decreto dignità” e il decreto su Reddito di cittadinanza e “Quota 100”.

            Dopo aver espresso soddisfazione per la proposta di nomina a presidente dell’INPS che lo riguarda, illustra le caratteristiche principali dell’Istituto, caratterizzato da una nuova governance, e ne tratteggia la visione futura, ricordando che si tratta di un ente vigilato e controllato dal Ministero dell’economia e dal Ministero del lavoro, ma garantendo per la sua autonomia tecnica e di giudizio.

Sottolinea quindi che l’Istituto gestisce 800 miliardi di euro e rappresenta un unicum nella Pubblica amministrazione italiana, considerato che con circa 27.000 dipendenti ha 40 milioni di utenti tra privati e aziende e svolge una attività di mediazione per le innovazioni sociali del Paese, come dimostrato ultimamente con il Reddito di cittadinanza e “Quota 100”, ma anche in passato con l’ASpI, la NASpI e il bonus bebè, mostrando grande efficienza e adattandosi alle nuove esigenze. Evidenzia poi che l’Istituto ha offerto il proprio contributo alla spending review, permettendo complessivamente risparmi fino a 700 milioni di euro all’anno. Quanto al personale, che, nonostante gli accorpamenti con altri enti di previdenza, si è ridotto di circa 7.000 unità, annuncia l’assunzione di 6.000 nuovi lavoratori con procedure concorsuali già completate o in via di definizione, per far fronte a carenze di organico ormai non più sopportabili.

Tra le principali criticità, ricorda la situazione dei settori dell’informatica e della formazione, ai quali manca una direzione dedicata. In materia di formazione, riferisce sulla progettata istituzione di una scuola nazionale del welfare, intitolata a Federico Caffè, e del polo medico, che può contare attualmente solo su 453 professionisti e 1.400 convenzionati, quindi a contratto.

“Il problema del polo medico.

Proprio per il legame particolare che l’Istituto ha con la politica, ve lo segnalo fin da adesso: è un problema che necessita una soluzione.

Il numero dei medici in Istituto, medici che gestiscono 50 miliardi di soldi pubblici per previdenza e per invalidità, oggi è 453, a cui si affiancano circa 1400 medici convenzionati, cioè a contratto: questo necessita una soluzione.

A mio parere, e qui comincio a delinearvi come vedrei io l’Istituto, c’è bisogno di ricostruire un polo medico come negli anni ’80, in cui l’Istituto aveva 1800 medici, un polo medico di dipendenti dell’Istituto oppure di convenzionati ma con un rapporto fiduciario molto importante, tipo gli ambulatoriali, che sono dipendenti dell’Inps e soltanto dell’Inps, non che lavorino altrove o che siano pensionati, per svolgere le nostre prestazioni di medici fiscali o di medici addetti alle prestazioni e alle commissioni di invalidità.”

Lamenta inoltre la mancanza della figura dell’innovation manager e le condizioni in cui versa l’ambito della vigilanza, che pure recupera due miliardi all’anno di evasione contributiva. Infatti, senza voler contestare la recente riorganizzazione del settore, con l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro (INL), con il quale l’INPS collabora, segnala che le competenze e le specificità degli ispettori dell’Istituto sono esclusive e che sarebbe opportuno prevedere un superamento della decisione di considerare il loro ruolo ad esaurimento, permettendo così nuove assunzioni.

Dopo aver affrontato il tema della povertà, a suo avviso molto aumentata negli ultimi anni, si sofferma sul progetto del Reddito di cittadinanza, che pone l’Italia allo stesso livello di quasi tutti i Paesi dell’Unione europea, giudicandolo equilibrato e comunque necessario per diminuire la distanza tra istituzioni e cittadini. A suo parere il welfare – al quale, venendo da una famiglia tipica del Mezzogiorno d’Italia, riconosce il merito della sua formazione professionale – rappresenta l’unico strumento attraverso il quale le persone possono avere pari opportunità e il Paese può garantire una redistribuzione della ricchezza. Giudica l’INPS un baluardo in proposito, visto che redistribuisce reddito per missione, come dimostrato dagli aiuti alle famiglie, dal Rei e dal Rdc, tra generazioni e tra le persone. Attribuisce quindi alla globalizzazione la responsabilità di aver aumentato la vulnerabilità sociale e di aver creato vincitori e vinti e invita la politica a misurarsi con questa realtà, come in passato ha già fatto, ad esempio, con gli istituti di democrazia e i diritti civili.

Con riferimento alle relazioni sindacali, ricorda le passate tensioni e la nuova stagione di ampio dialogo e confronto, facilitata anche dall’aver compreso la coincidenza tra gli interessi dell’Istituto e quelli dei suoi lavoratori. Assicura poi che si stanno considerando anche innovazioni relativamente al lavoro agile o smart working e che sono all’esame ipotesi di considerare, nelle valutazioni di prestazione, anche l’attività di consulenza che viene offerta dai dipendenti ai cittadini, soprattutto nelle aree a più elevato disagio sociale, anche perché l’INPS non produce beni, ma servizi.

 

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