Il quadro normativo delle procedure concorsuali e selezione dei medici esterni

Il quadro normativo delle procedure concorsuali

L’articolo 35, comma 5.2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 prevede l’emanazione di “linee guida di indirizzo amministrativo sullo svolgimento delle prove concorsuali e sulla valutazione dei titoli, ispirate alle migliori pratiche a livello nazionale e internazionale in materia di reclutamento del personale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, vigente in materia”.
La disposizione è stata introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 e si inserisce nell’ambito di un più ampio intervento riformatore finalizzato ad aggiornare e migliorare la qualità, la professionalità e le competenze del personale che opera presso le amministrazioni pubbliche.
In questo quadro, gli indirizzi sulle strategie e sulle procedure di reclutamento trovano naturale collegamento con la nuova disciplina della programmazione dei fabbisogni introdotta dal decreto legislativo n. 75 del 2017, con la novella all’articolo 6 e ss. del decreto legislativo n. 165 del 2001
Come la nuova disciplina dei fabbisogni mira a consentire di individuare le figure professionali effettivamente utili alle amministrazioni, così la nuova disciplina dei concorsi serve a reclutare i candidati migliori, corrispondenti a quelle figure professionali.

La direttiva del Ministero della Funzione Pubblica del 24 aprile 2018 ha emanato delle linee guida di indirizzo amministrativo, muovendosi nell’ambito dei principi e delle disposizioni, anche di rango costituzionale, dettate dal quadro normativo vigente e ispirate alle regole di legalità, trasparenza, imparzialità, efficienza e buon andamento, che presidiano l’accesso per concorso all’impiego nelle pubbliche amministrazioni. In questo quadro, le norme generali di riferimento si rinvengono, principalmente nell’articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nel D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, nel D.P.R. 24 settembre 2004, n. 272 e nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 70.

In particolare il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 novella all’Art. 1.

Modalita’ di accesso   1. L’assunzione agli impieghi nelle amministrazioni pubbliche avviene:     a) per concorso pubblico aperto a tutti per esami, per titoli, per titoli ed esami, per corso-concorso o per selezione mediante lo svolgimento di prove volte all’accertamento della professionalita’ richiesta dal profilo professionale di qualifica o   categoria, avvalendosi anche di sistemi automatizzati;     b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento tenute dagli uffici circoscrizionali del lavoro che siano in possesso del titolo di studio richiesto dalla normativa vigente al momento della pubblicazione dell’offerta di lavoro;     c) mediante chiamata numerica degli iscritti nelle apposite liste costituite dagli appartenenti alle categorie protette di cui al titolo 1 della legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modifiche ed integrazioni. (( E’ fatto salvo quanto previsto dalla legge 13 agosto 1980, n. 466. ))   2. Il concorso pubblico deve svolgersi con modalita’ che ne garantiscano la imparzialita’, l’economicita’ e la celerita’ di espletamento, ricorrendo, ove necessario, all’ausilio di sistemi automatizzati diretti anche a realizzare forma di preselezione ed a selezioni decentrate per circoscrizioni territoriali.   3. Con le medesime procedure e modalita’ di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo e’ reclutato il personale a tempo parziale, di cui alla legge 29 dicembre 1988, n. 554.

 Art. 2094 c.c. – Prestatore di lavoro subordinato

È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

Sentenza n. 25711 del 15 ottobre 2018, Suprema Corte di Cassazione.

Quando la natura della dipendenza o dell’autonomia non appaiono chiare in base al contratto o in base alla natura intellettuale o professionale, bisogna fare riferimento ad elementi aggiuntivi come quelli della collaborazione, della continuità delle prestazioni, dell’osservanza di un orario predefinito o imposto, del pagamento a cadenze fisse del compenso prestabilito, del coordinamento dell’attività lavorativa, dell’assetto organizzativo predisposto dal datore di lavoro, dell’assenza di una qualsiasi struttura imprenditoriale autonoma del lavoratore.

Questi elementi sussidiari non hanno, presi singolarmente, un valore decisivo ma, presi tutti insieme, possono essere valutati come indizi probatori per la subordinazione: a tal riguardo, possiamo citare, una per tutte, la sentenza n. 379 della Cassazione Sezioni Unite del 30 giugno 1999, le cui affermazioni sono ritenute valide, nel tempo.

La sentenza n. 25711 della Suprema Corte di cassazione del 15 ottobre 2018 afferma che non sono sufficienti, per definire subordinato un rapporto di lavoro, il rispetto di un orario, i controlli sulla qualità del lavoro svolto, l’utilizzo del badge di identificazione ma serve la prova di uno stabile inserimento nell’organizzazione dell’attività lavorativa con evidenza di rapporto di subordinazione gerarchica.

 

Art.7 comma 6 del d.lgs.165/2001

Fermo restando quanto previsto dal comma 5-bis, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio,  possono conferire esclusivamente incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria in presenza dei seguenti presupposti di liceità:

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata, non è ammesso il rinnovo: l’eventuale proroga del contratto originario è consentita in via eccezionale al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore

D. lgs 75/2017 art. 5 bis

Il legislatore, consapevole del verificarsi di reiterati abusi agevolati dalle successive selezioni  concorsuali per l’arruolamento del personale medico necessario a coprire le gravi carenze di organico, ha introdotto la norma che pone il divieto alle pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione. D lgs 75/2017, art. 5 comma 1

(Modifiche all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)

1- All’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il comma 5 è inserito il seguente: “5-bis. È fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Resta fermo che la disposizione di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, non si applica alle pubbliche amministrazioni.”

L’Università degli Studi di Udine aveva così chiarito con la circolare n. 33310 del 9/11/2017.

INCARICHI di LAVORO AUTONOMO_chiarimenti

I contratti posti in essere in violazione del divieto inserito dal D. lgs. 75/2017 che introduce all’art. 7 del D.art. 5 bis,  lgs. 165/2001 il comma 5 bis sono nulli e determinano responsabilità erariale. I dirigenti che operano in violazione delle disposizioni previste dal comma 5 bis sono altresì responsabili ai sensi dell’art. 21 del D. lgs 165/2001.