Il tempo del fare

I medici fiscali INPS avrebbero potuto essere presenti alla festa finale dell’Unità che si è tenuta due giorni fa, il 7 settembre, a Bologna e mescolarsi a quella folla vociante che chiamava ripetutamente il nome del premier…Matteo…

Urlare quel nome avrebbe simbolicamente significato richiamare l’attenzione dell’attuale governo sulla questione della medicina fiscale che sta aspettando, ormai da diverso tempo, di essere riformata, dato che l’ultimo decreto in materia, risalente al 2008,  avrebbe dovuto essere un decreto ponte della durata di un anno.

Avremmo potuto così ricordare che la medicina fiscale è uno strumento indispensabile per la tutela del lavoratore e per la lotta all’assenteismo.

Avremmo potuto così ricordare che un aumento dello 0,1% dell’assenteismo comporta un aumento della spesa pubblica di 100 milioni.

Avremmo potuto così ricordare che la riduzione del 90% delle visite di controllo del settore privato effettuate a partire dal maggio 2013 motivata da ragioni di spending review (dalla quale la medicina fiscale avrebbe dovuto essere immune, visto che il bilancio di questa voce, considerati tutti gli aspetti, era in attivo e vista l’importanza di questa funzione per le casse erariali) potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang. Forse non ci stiamo ancora rendendo conto che stiamo giocando col fuoco, con numeri che potrebbero far saltare addirittura il tessuto sociale, se non si interviene in tempi più che rapidi.

Gli ultimi dati forniti dall’INPS (ricavati dal “Quarto rapporto di coesione sociale”, pubblicato ben più di 8 mesi fa insieme a ISTAT e Ministero del Lavoro) risalgono al primo trimestre 2013 e indicano, comunque, un preoccupante e costante aumento del numero dei certificati di malattia (da 3,8 milioni nel I trimestre del 2011 a 4,2 nel I trimestre 2013), malgrado il forte incremento della disoccupazione.

Avremmo potuto così ricordare che dal maggio 2013 il carico del servizio di controllo e la relativa lotta all’assenteismo sono praticamente in capo alle aziende private, già così duramente schiacciate dalla crisi economica che stiamo attraversando.

La FNOMCeO (e in particolare il Presidente Amedeo Bianco) è stata a fianco dei 1400 medici fiscali INPS fin dall’inizio del loro calvario, iniziato da un giorno all’altro e senza alcun preavviso: gli sforzi della federazione sono stati reali e apprezzati dalla categoria e continueranno (ne siamo certi) ad esserlo, anche se finora non hanno sortito gli effetti desiderati.

Anche l’ENPAM ha dimostrato una tangibile solidarietà venendo incontro ad una categoria di medici messa in ginocchio.

La politica si è accorta dell’esplosività di questa situazione: la XII Commissione Parlamentare, presieduta dall’on. Pier Paolo Vargiu, ha constatato, di fronte a numeri inattaccabili, che il taglio delle risorse ha comportato meno accertamenti e ha indicato nell’accorpamento della medicina fiscale del settore privato e pubblico (finora effettuato dalle ASL) in capo dell’INPS la soluzione migliore per un’attività di controllo più efficace.

In seguito al documento finale dell’indagine conoscitiva della Commissione Affari Sociali, l’on Donata Lenzi (capogruppo PD della stessa Commissione) insieme ad altri deputati ha avanzato pochi giorni fa una proposta di legge su “Disposizioni di semplificazione e razionalizzazione in materia di medicina fiscale”.

Ci si aspetta che uno dei prossimi atti del governo sia proprio mettere mano in tempi brevi a questa proposta di legge, vincolando alla “nuova” medicina fiscale le risorse già individuate (il progetto porterebbe nel complesso ad un risparmio di spesa) e tutelando i medici fiscali che già svolgono questo lavoro (tutti i medici fiscali attualmente in servizio sia INPS che ASL non dipendenti), nella continuazione dell’iter legislativo codificato dai vari DM in materia succedutisi negli ultimi 20 anni.

Risulta comprensibile la disperazione vissuta dai medici fiscali INPS che, precari da una vita, esercitano funzioni ben diverse dai loro Colleghi in regime di dipendenza ma hanno pari dignità professionale e che si trovano da più di un anno praticamente senza lavoro; dall’8 al 10 settembre (come annunciato in un comunicato stampa dallo SMI) alcuni di loro manifestano con un sit in opportunamente programmato davanti a Montecitorio (e auspichiamo non davanti alla FNOMCeO l’11 settembre, come annunciato ufficiosamente da alcune fonti nei giorni scorsi).

Ora il governo del fare ci aspettiamo che faccia….

Federica Ferraroni

Guglielmo Sergi