In attesa dei dati del PU del II trimestre 2019

In attesa dei dati del polo unico della medicina Fiscale del II trimestre 2019, il centro studi de lamedicinafiscale.it fa una prima analisi.

1- Prima elaborazione dei dati del polo unico dal 1° settembre 2017 al 30 aprile 2019

1- Prima della riforma Madia, le amministrazioni pubbliche versavano alle ASL circa 60 milioni all’anno a fronte di un numero di visite fiscali (circa 400.000 visite all’anno) insufficiente e non conforme a quanto stabilito dalla riforma Brunetta che prevedeva l’effettuazione di almeno un milione di visite all’anno nel settore pubblico. Con il polo unico, le risorse che le Amministrazioni Pubbliche versano all’Inps sono passate da 35 milioni nel 2018 a 50 milioni nel 2019: a partire dal 1° gennaio 2019, infatti, le risorse previste D. lgs, 75/2017 sono entrate a regime. A queste si devono aggiungere le risorse provenienti dal settore privato: l‘Inps ha a bilancio 18 milioni per le visite predisposte d’ufficio e a questi si devono aggiungere le risorse (20 milioni) che provengono dal pagamento diretto da parte dei datori di lavoro del settore privato per le visite richieste da loro, per un totale di 38 milioni di euro.

Nel I trimestre 2019, i circa 1200 medici fiscali, pari a circa 900 medici FTE, hanno eseguito, in totale, 279.774 visite fiscali domiciliari: 123.177 nel settore privato e 156.597 nel settore pubblico.

Dalla relazione della Corte dei Conti 5/2018 che si riferiva al 2016 (ultimo anno pre polo unico, quindi riferito alle visite fiscali solo del settore privato), il costo medio che si ricava è di 52 euro a visita.

Sulla base delle visite effettuate nel I trimestre 2019, si può fare una proiezione sull’intero 2019 e prevedere che le visite fiscali nel settore pubblico saranno meno di 600.000, quando, con le risorse stanziate e il corpo medici a disposizione, si dovrebbero eseguire circa un milione di visite fiscali, stante il contratto vigente (DM del 2008). Se si continuerà con l’attuale trend, il numero delle visite effettuate nel settore pubblico non sarà molto diverso nelle due gestioni (INPS e ASL) e non si attuerà pienamente la riforma.

 

2- Nei primi quattro mesi di polo unico, invece, dal 1° settembre al 31 dicembre 2017, erano state effettuate 144.661 visite nel settore pubblico: “le amministrazioni interessate hanno trasferito all’Istituto  – a copertura degli oneri – 10,8 milioni dei 15 previsti dalle disposizioni normative. Le somme impegnate ammontano complessivamente a 6,3 milioni” (delibera 132/2018 della Corte dei Conti) con un gap di 4,5 milioni.

Nel 2018, sono state eseguite 495.582 visite nel settore privato e 430.153 in quello pubblico per un totale di 925.735. Nel dettaglio per trimestre:

– nel I trimestre,    123.809 nel settore privato e 101.802 in quello pubblico

– nel II trimestre,   119.852 nel settore privato e 101.709 in quello pubblico

– nel III trimestre, 129.539 nel settore privato e   83.907 in quello pubblico

– nel IV trimestre,  122.382 nel settore privato e 142.735 in quello pubblico.

Se ne desume che nel 2017 e nel 2018 l’Inps non ha effettuato tutte le visite che avrebbe dovuto “nei limiti delle risorse trasferite delle Amministrazioni interessate” ai sensi dell’art. 18 del D. lgs 75/2017.

3- ai sensi dell’atto di indirizzo del 27 luglio 2018, la nuova convenzione avrebbe dovuto essere stipulata entro il 31 agosto 2017 ma alcune direttive (garantire la migliore distribuzione e copertura territoriale degli accertamenti e l’equa assegnazione degli incarichi) avrebbero potuto e dovuto essere applicate subito, entro i limiti delle risorse stanziate, del potere organizzativo-gestionale dell’Inps e del numero dei medici fiscali in servizio. Oggi esiste ancora molta discrepanza nel numero di visite assegnate ai medici fiscali (si va da 20-30 a 150 e più visite al mese) e questa situazione deve essere sanata subito.

La bozza Inps del maggio 2018 aveva identificato un numero minimo (90) di visite da garantire ai medici fiscali: questo, ad oggi, non è ancora avvenuto, anche se è fattibile e doveroso.

2- Prime conclusioni

Occorre far entrare compiutamente a regime il polo unico non solo con le risorse stanziate ma anche con il corretto numero di visite (che non deve essere inferiore alle 900.000 visite, obiettivo possibile con l’attuale contratto e l’attuale numero di medici in servizio) da effettuare nel settore pubblico per dar completezza alla riforma, a due anni dal suo varo.

Dati i dati presentati, bisogna:

  • aumentare il numero di visite fiscali nel settore pubblico per arrivare ad effettuare un milione di accertamenti nel 2019, come da risorse stanziate dalle Amministrazioni pubbliche, ai sensi delle leggi vigenti e nel rispetto dell’autonomia gestionale all’Inps
  • cominciare fin da subito (e siamo già molto in ritardo) a dare ai medici fiscali le prime “tutele” derivate dalla riforma del polo unico, a partire dalla garanzia di assegnazione di 90 visite al mese ad ogni medico, come lo stesso istituto previdenziale ha affermato nella propria proposta di convenzione.