L’INPS e l’aumento di spesa nell’Invalidità Civile: strategie di contrasto

L’Invalidità Civile è un’altra voce di spesa dell’INPS in netto e costante aumento: si direbbe quasi che gli Italiani stiano diventando sempre di più un popolo di invalidi, oltre che di anziani, malati e disoccupati.

La soluzione, come per l’aumento di spesa per malattia nel pubblico impiego, risiede nelle risorse umane già a disposizione dell’INPS ma non opportunamente utilizzate e valorizzate. Nella Medicina Fiscale,  i 1250 medici fiscali INPS (precari) impiegati della PA che contiene anche questo capitolo) si pongono come strumento per la lotta all’assenteismo. Nell’Invalidità Civile,  i circa 1100 medici INPS contrattisti esterni (precari), insieme ai circa 400 medici INPS dipendenti, possono essere di valido aiuto in un’erogazione più equa delle pensioni di invalidità (previdenziale ed assistenziale).

La medicina INPS svolge appieno un’emerita mission sociale, al servizio della tutela della salute dei cittadini e, nel contempo, utile per un risparmio di spesa erariale.

Un patrimonio umano competente da impiegare proficuamente per far fronte a queste emergenze del bilancio dello Stato.

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Tra il 2013 e il 2014, mentre il PIL italiano calava di un altro 2%, le imprese sopravvivevano a stento, con una pressione fiscale salita dal 47,9% al 48,6% (dati del Fondo Monetario Internazionale), le prestazioni sociali per invalidità, pensioni e altri assegni sono aumentate di oltre centomila unità, con una spesa presuntiva maggiorata di circa un miliardo e mezzo.

I dati INPS parlano chiaro ed evidenziano una preoccupante progressione con un aumento di circa 50 mila unità sia nel 2013 che nel 2014.

Gli aumenti sono rilevabili in tutto il territorio nazionale, pur con differenze regionali non trascurabili, senza un nesso evidente con i colori delle varie giunte.

Nell’ultimo biennio le pensioni di invalidità hanno registrato un aumento dell’8,4% in Calabria, del 5,7% nel Lazio, del 4,2% in Liguria, del 3,5% in Lombardia, del 3,1% in Campania, del 5% in Sicilia, così come si evidenzia dal seguente grafico:

 

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Nel 2011 si era registrato una frenata ed un primo calo “storico” per poi riprendere subito la strada in ascesa; la spesa per l’invalidità civile è passata dai quasi 11 miliardi del 2002 ai circa 18 del 2013. Anche qui è pienamente esaustivo il relativo grafico:

 

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Nello stesso intervallo di tempo, le prestazioni erogate dall’INPS sono aumentate di un milione netto di unità: da 1,8 milioni di assegni al mese, l’INPS adesso entra ogni primo del mese nelle case di quasi tre milioni di Italiani dichiarati invalidi.

E parliamo non solo di pensione di accompagnamento (circa 550 euro al mese dati a pioggia a tutte le persone dichiarate incapaci di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita; cifra uguale per tutti, indipendentemente dal reddito) data a bambini, giovani ed anziani, lavoratori o no, italiani o no (capita di vedere extracomunitari appena arrivati in Italia che chiedono la pensione di accompagnamento, anche senza aver mai né lavorato né versato un contributo in Italia: spesso, poi, tornano al proprio paese di origine dove continuando a riscuotere l’assegno).

Parliamo anche di indennità di frequenza per i bambini fino alla maggiore età (250 euro circa con tutto quello che comporta a partire dall’insegnante di sostegno a scuola): si noti che arrivano tantissimi bambini provenienti da tutte le parti del mondo, che portano spesso come documentazione sanitaria una relazione neuropsichiatrica infantile che attesta un disturbo del linguaggio ma che, invece, di frequente dipende solo dal fatto che non hanno ancora imparato la nostra lingua (nella loro lingua madre si esprimono benissimo).

Parliamo di aiuti economici al di sotto dell’età pensionabile a persone senza nessuna attività lavorativa se viene loro attribuita una percentuale di invalidità superiore al 75%.

Parliamo di tutte le agevolazioni ai congiunti collegate alla legge 104, quella dell’handicap: in caso di riconoscimento dell’handicap grave (art 3 comma 3), il parente può ottenere congedi retribuiti di tre giorni al mese o di andare in pensione due anni prima.

Parliamo della voragine di spesa legata ai contenziosi giudiziari che l’INPS dovrebbe e potrebbe gestire meglio, con un impiego più oculato e mirato del personale medico che ha già a disposizione (quindi senza nessun aggravio di spesa, ma solo ottimizzando le risorse umane già a disposizione).

La politica si era accorta benissimo dell’andamento preoccupante della spesa legata all’invalidità civile, di cui l’INPS è l’ente erogante, ed era corsa ai ripari: dal 2010 è legge dello Stato, infatti, l’arrivo di un medico INPS in tutte le commissioni di invalidità civile in capo alle Regioni. Non è un caso quell’iniziale calo di spesa nel 2011.

Poi qualcosa, evidentemente, non ha funzionato.

Sicuramente ha influito la modalità di arruolamento dei medici specialisti e già titolati (in medicina legale e altre specializzazioni di interesse per questa attività) che sono stati chiamati a svolgere questo compito delicatissimo: contratto annuale, senza una adeguata formazione prevista, con un trattamento economico non dignitoso, nessuna tutela (nemmeno la malattia né gli infortuni riconosciuti, né ferie, né tutela nella gravidanza), obbligo a rispettare orari (con timbratura e stimbratura), a svolgere tutta l’attività di sede esattamente come i circa 400 medici dipendenti (legati, loro sì, con un contratto da dipendenti, con uno stipendio di circa tre volte tanto e tutte le tutele del caso), ad essere sottoposti a vincoli gerarchici senza alcun riconoscimento professionale. Il prossimo 30 settembre il contratto degli esterni sarà in scadenza e ancora oggi non si sa nemmeno se verrà riproposto, se si oserà rinnovarlo tacitamente a queste attuali condizioni e se e come cambierà il gruppo dei medici esterni, con tutte le difficoltà a costruire un nuovo, diverso gruppo da addestrare e formare sul campo visto che ancora oggi non sono previsti corsi di formazione adeguata. In questi 5 anni, la formazione specifica e necessaria per questa peculiare funzione è stata affidata (ogni anno, visto che il gruppo dei medici esterni arruolati è cambiato ogni volta) allo staff medico in servizio (in particolare, ai pochi medici dipendenti rimasti: si consideri che l’ultimo bando di assunzione risale al 1989), creando comprensibili difficoltà ad ogni Centro Medico Legale e togliendo tempo ed efficacia al lavoro da svolgere quotidianamente: un master “sul campo” nemmeno riconosciuto ufficialmente.

E la situazione piano piano è tornata a degenerare.

Da marzo 2015 in capo all’INPS sono arrivate, come attività ordinaria (non straordinaria, quindi un compito stabile e codificato) tutte le revisioni di invalidità civile (la prima istanza e i riesami sono prevalentemente rimasti in capo alle regioni) ma le risorse continuano ad essere erogate alle regioni.

I controlli sull’Invalidità Civile sono un obbligo di legge per l’INPS ma a bilancio per questa voce l’INPS ha messo a disposizione per i circa 1000 medici che sono in prima linea (un numero oltretutto insoddisfacente per il carico di lavoro da svolgere quotidianamente) solo 35 milioni nel 2015 (un medico “contrattista esterno” percepisce circa 25 euro all’ora lorde, meno di un artigiano specializzato).

Date queste premesse non vediamo come ci si possa stupire se l’andamento della spesa è ormai fuori controllo e i contenziosi vengono regolarmente vinti dai ricorrenti: lo Stato deve investire una cifra congrua alla delicatezza e complessità dell’incarico dei medici esterni INPS.

Il Presidente INPS Tito Boeri è arrivato da poco alla guida dell’Ente ma ha capito subito l’importanza di questo settore e se ne sta già occupando: serve che anche il Governo, e in particolare il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, si attenzioni a questa realtà per riservare le risorse adeguate al settore del controllo medico ed evitare così che questa voce di spesa continui a lievitare.

Per calmierare l’ennesima voce fuori controllo della spesa pubblica, la strategia più rapida ed efficace è potenziare e ottimizzare le funzioni mediche di controllo in capo all’INPS.

 

Antonella Conticelli

Federica Ferraroni

Martina Masciotta

 

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