Interrogazione Rizzetto-Russo: la risposta

Nella seduta del 2 agosto, il Sottosegretario di Stato Angelo Rughetti ha risposto alle interrogazioni presentate dagli On. Rizzetto e Russo per avere chiarimenti in merito alle incompatibilità previste dal bando Inps del 16 novembre 2015 relativo al reclutamento di un contingente di medici legali e iniziative in ordine al fenomeno del precariato nell’ambito di tale categoria di medici – nn. 3-02438 e 3-02439.

Ecco il testo integrale.

  PRESIDENTE. Passiamo alle prime interrogazioni all’ordine del giorno: Rizzetto n. 3–02438 (Vedi All. A) e Russo ed altri n. 3–02439 (Vedi All. A), concernenti chiarimenti in merito alle incompatibilità previste dal bando Inps del 16 novembre 2015 relativo al reclutamento di un contingente di medici legali e iniziative in ordine al fenomeno del precariato nell’ambito di tale categoria di medici, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (Vedi l’allegato A – Interrogazioni).

  Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Angelo Rughetti, ha facoltà di rispondere.

  ANGELO RUGHETTI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Le interrogazioni degli onorevoli riguardano tutte l’avviso di selezione pubblica per il reperimento di un contingente di 900 medici pubblicato dall’INPS il 16 novembre 2015. A parere degli interroganti, il bando pubblico elenca una serie di fattispecie che comportano l’incompatibilità con l’incarico di medico. Tra queste, si prevede che sono incompatibili con l’assunzione dell’incarico i medici che svolgano o presentino la propria candidatura per incarichi politici o amministrativi presso organi o enti territoriali e/o nazionali, cariche pubbliche elettive, incarichi governativi e mandato parlamentare.

  Al riguardo, l’INPS, espressamente interpellato, ha chiarito che la formulazione del bando non preclude l’ammissibilità della domanda né, tanto meno, la valida inclusione nelle graduatorie regionali previste dal medesimo bando, ma si limita, invece, ad escludere la sola espletabilità del rapporto convenzionale in caso e per la durata della carica pubblica già in essere o per la quale si sia candidati, tant’è vero che nel bando stesso è precisata l’inconferibilità, con riferimento all’assunzione, dell’incarico.

  La previsione, pertanto, appare pienamente rispettosa del disposto di cui al comma 1 dell’articolo 51 della Costituzione, anche alla luce del comma 3 del medesimo articolo, che stabilisce che: «Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro». È, infatti, evidente che la sospensione degli obblighi contrattuali lavorativi e la conservazione del posto non possano che riferirsi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato: una estensione a diverso ambito relativa ad un rapporto convenzionale a tempo determinato, nella fattispecie annuale, vanificherebbe la finalità stessa della convenzione e creerebbe un’evidente pregiudizio all’amministrazione pubblica che vi abbia fatto ricorso allo scopo di far fronte ad esigenze lavorative connotate da carattere temporaneo, urgente ed indifferibile.

  Si rappresenta, inoltre, che la formulazione del bando, per gli aspetti segnalati dagli interroganti, risponde a criteri di trasparenza dell’operato dei medici al fine di prevenire situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse, ex articolo 53, commi 2 e 3-bis e 5 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

  Gli onorevoli interroganti sostengono, inoltre, che l’INPS avrebbe proceduto, apro virgolette: «ricorrendo all’articolo 8, comma 1, del decreto interministeriale del 12 ottobre 2000, alla sospensione dell’incarico di medico fiscale per quei sanitari che hanno optato per l’incarico di medico convenzionato, con conservazione dell’iscrizione nelle liste speciali». Viene sottolineato, altresì, che il DM richiamato riguarda esclusivamente la sospensione dell’incarico di medico fiscale per i giustificati e documentati motivi e, comunque, per un periodo massimo di centottanta giorni, sicché si ipotizzano ingiustificate ed inspiegabili situazioni di disparità di trattamento, a parità di condizioni, nei confronti di tutti i medici fiscali dell’istituto.

  Al riguardo, nel ricordare che il «decreto ministeriale lavoro-sanità» del 12 ottobre 2000 costituisce una delle disposizioni normative che regolano l’attività di medicina fiscale svolta in convenzione con l’INPS dai medici iscritti nelle liste speciali, istituite ai sensi dell’articolo 5, commi 12 e 13, del decreto-legge n. 463 del 1983, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 638 del 1983, comprese le liste speciali ad esaurimento, l’INPS ha evidenziato come la conservazione dell’iscrizione nelle liste speciali dei medici di lista che hanno optato per la convenzione non trova il suo presupposto nellaPag. 4previsione di sospensione, di cui all’articolo 8 del DM citato del 12 ottobre 2000, ma nello stesso articolo 1, requisiti di partecipazione del bando per la selezione di 900 medici approvati con determinazione presidenziale n. 147 del 12 novembre 2015.

  Infatti, l’articolo 8 del DM citato prevede la decadenza dall’incarico una volta superato il termine annuale e quadriennale complessivo di sospensione solo nell’ipotesi di indisponibilità del sanitario. Pertanto, secondo quanto riferito dall’INPS, non si sussiste alcuna disparità di trattamento fra medici iscritti nelle liste speciali, in quanto quelli che hanno optato per la convenzione non sono in realtà indisponibili, ma svolgono altre tipologie di servizio per l’INPS; quelli che mantengono esclusivamente il rapporto libero-professionale con l’Istituto per la medicina di controllo si sono impegnati a svolgere per l’INPS solo visite mediche di controllo domiciliare e le uniche incompatibilità per essi attualmente vigenti sono l’esercizio della medicina generale nella stessa area geografica, per il noto principio di non controllare se stessi, e quelle fissate da altri enti, ad esempio i medici ospedalieri.

  L’INPS ha, dunque, evidenziato che la sospensione per il periodo durante il quale il medico di controllo svolgerà le funzioni di convenzionato esterno discende dal bando e non già dall’applicazione dell’articolo 8, pur dovendosi considerare tale periodo come neutralizzato ai fini della medesima disposizione di legge.

  Da ultimo, l’INPS ha ribadito che la prescrizione di cui all’articolo 3 dell’allegato B del bando («Obblighi, condizioni e incompatibilità») non configura, né formalmente né sostanzialmente, ipotesi di incompatibilità dei ruoli, ma esclusivamente delle rispettive concrete attività, discendendo unicamente da considerazioni di opportunità legate alla natura particolarmente delicata e complessa delle funzioni che i medici convenzionati sono chiamati a svolgerle – a titolo esemplificativo, non esaustivo: accertamento degli stati di invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità, accertamento delle condizioni di invalidità e di inabilità previdenziale, esame della certificazione di malattia per le disposizioni dei controlli domiciliari, attività di consulente tecnico di parte nel contenzioso giudiziario –, evidentemente tale da richiedere che gli stessi medici non risultino, nemmeno potenzialmente, in situazioni di conflitto d’interesse.

  Concludo ringraziando agli interroganti per l’oggetto dell’interrogazione, perché contiene dei fatti molto rilevanti che hanno anche una particolare eco nell’opinione pubblica e, quindi, è necessario che l’applicazione di tutti i principi normativi sia sempre attenta ed accorta ad evitare, da un lato, discriminazioni nei confronti delle persone e, dall’altro lato, conflitti d’interessi che possano, poi, generare un affievolimento della capacità dell’INPS di poter effettuare dei controlli fiscali efficaci, che, quindi, raggiungano i risultati, consentendo di far diminuire le assenze per malattia che, nel sistema pubblico, hanno ancora valori troppo ampi.

  Concludo, dicendo che oggetto della delega n. 124 che il Parlamento ha conferito al Governo è anche la revisione delle modalità attraverso le quali la pubblica amministrazione si doterà della funzione di controllo del domicilio fiscale. Nella legge di delega è previsto che si costituisca un unico polo presso l’INPS e che, quindi, si accorpi nell’INPS la funzione che oggi è delegata in parte alle AASSLL. Pensiamo che dentro questa disciplina possano trovare soluzione e, quindi, migliorare dal punto di vista normativo le disposizioni che sia vanno ad occupare della incompatibilità e della inconferibilità per i motivi cui dicevo sopra, che sono molto, molto rilevanti.

  PRESIDENTE. L’onorevole Rizzetto ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione n. 3–02438 (Vedi All. A).

  WALTER RIZZETTO. Grazie, Presidente. La ringrazio, sottosegretario, per la risposta articolata che andrò a rileggermi, nel senso che, forse, ho perso qualche passaggio nella lettura, ma che sicuramente andrò – come prima detto – a rileggere e a fornire anche a coloro che sono stati effettivamente gli attori principali rispetto a questa nostra richiesta (perché non è soltanto un’interrogazione, evidentemente).

  Oltre alla buona fede, però, sottosegretario, mi preme sottolineare un aspetto sicuramente, nel senso che mi sembra assolutamente un paradosso andare ad interrogare INPS, che, in questo senso, fornisce al Ministero, fornisce a lei una risposta da portare da portare in Aula, quando dovrebbe essere applicato il percorso inverso: ovvero è il Ministero che deve far rispettare ad INPS le norme ministeriali. Secondo noi e secondo me, anche se la sua risposta non mi soddisfa, questo non è stato fatto, perché il Ministero deve far rispettare ad INPS le norme ministeriali e le disposizioni da esso emanate, che, in questo caso, non sono state rispettate nemmeno fra le pieghe di quanto detto. Questo, per escludere, di fatto, ingiustificate discriminazioni fra medici fiscali e per evitare evidenti contenziosi giudiziari, considerato che i medici fiscali potrebbero presentare ricorso per ottenere un risarcimento danni, in questo senso, sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista professionale. Lei, giustamente, ricorda che molta attenzione verrà posta, sottolineata, rispetto a questo percorso. E ricordo, sottosegretario, come lei sa sicuramente, che i medici fiscali sono già stati fortemente danneggiati da tutta una serie di passaggi con ripercussioni economiche, secondo me molto gravi, dai tagli di budget per le visite fiscali rispetto alle richieste d’ufficio, al fatto che poi è stata determinata una riduzione del carico di lavoro quasi pari al 90 per cento. Quindi, siamo già in quella situazione che lei ha dipinto poc’anzi in termini, proprio, di istantanee. Quindi, io insisto affinché il Ministero faccia rispettare a INPS – e secondo me non sono state fatte rispettare, checché ne dica INPS – le norme ministeriali vigenti e le disposizioni emanate dallo stesso entro quelli che sono i termini di decadenza delle cosiddette – e prima citate, mi pare – liste speciali, la cui mancata applicazione determina un’ulteriore ed ingiusto danno per la stessa categoria.

  Ribadiamo, sottosegretario, che la sospensione dell’incarico del medico fiscale che accetta quello di medico esterno per conflitto di interessi, senza però decadere dalla cosiddetta e succitata lista speciale, risulta chiaramente in contrasto sia con la normativa – quella da lei citata – regolamentata ed emanata – lo ripeto, da lei sottolineata – l’articolo 5, comma 13, della legge n. 638 del 1983 e i successivi decreti, sia con le stesse circolari emesse poi dall’INPS. Quindi, la risposta non mi quadra, non collima con quanto sto affermando. Non che io debba avere la verità in tasca, ma, lo rinnovo, dovrò andare a rileggermi bene quanto da lei ricordato ed espresso.

  Ricordiamo, tra l’altro, che, sì, è prevista la sospensione dell’incarico solo per documentati e giustificati motivi, non per altro, per un periodo massimo di 180 giorni negli ultimi dodici mesi; questo è l’articolo 8, comma 1, del decreto interministeriale del 12 ottobre 2000. Tra l’altro, prima si parlava delle circolari, vado a citare anche le circolari n.4 e n. 199 del 2001 disposte dall’INPS che chiariscono espressamente come tra «i documentati e giustificati motivi non rientri in nessun caso l’espletamento di altre attività ancorché compatibili con l’incarico di medico fiscale», l’espletabilità di cui lei parlava prima; quindi non si parla di categorie di funzioni pubbliche o meno, ma si parla proprio di qualsiasi tipo di attività extra a quella citata.

  Quindi, la ringrazio per la risposta, non mi ritengo soddisfatto della stessa, è altrettanto chiaro che, per quanto mi riguarda, io continuerò a presentare atti, interrogazioni piuttosto che emendamenti rispetto a questo tema, poiché, rinnovo, e chiudo, Presidente, è proprio il Ministero che deve andare ad obbligare INPS, in questo caso, a rispettare una norma che proprio dal Ministero viene.

  PRESIDENTE. L’onorevole Paolo Russo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione n. 3–02439 (Vedi All. A).

  PAOLO RUSSO. Grazie, Presidente. Intanto apprendiamo, ovviamente senza stupore, ma con compiacimento, che l’INPS ha riconosciuto l’elettorato passivo come diritto politico fondamentale. Già questo è un elemento, un passo in avanti, cioè è possibile per l’INPS che un medico acceda ad una carica pubblica. Ringraziamo il Governo per la cortesia di averci fornito questa informazione, ma dobbiamo anche riconoscere che l’INPS ha assunto un atto di particolare disponibilità nei confronti dei colleghi medici a cui è consentito, anche, persino, l’accesso ad una carica pubblica ed elettiva. Il tema, sottosegretario, è tutt’altro; non è l’espletabilità. È evidente che c’è un vulnus e il vulnusè rappresentato da un fatto; intanto, quali sono gli organi o gli enti ? Quali sono gli organi o gli enti territoriali e nazionali ?

  Un partito politico, una responsabilità politica assunta nell’ambito di un movimento politico ? Quali sono le limitazioni ? Di carattere comunale ? Se si è consiglieri comunali in un luogo, si può esercitare, viceversa, l’attività di medico a tempo determinato ? Per questo bando, a distanza di 300 chilometri, nella medesima provincia, in un’altra regione ? Quali sono i limiti, qual è la possibilità dell’esercizio di quel mandato elettorale che, peraltro, non solo la Costituzione, ma credo che in questo Parlamento ognuno di noi, vorrebbe che fosse sempre di più rappresentato e che sempre più anche colleghi medici possano accedere a questa opportunità. E quali sono gli enti ? Se si è parte di un consorzio tra comuni, se si fa parte di un parco, del consiglio di amministrazione di un parco o di un consiglio comunale o di una municipalità, qual è la responsabilità politica rispetto ad un ambito territoriale sostanzialmente, magari, diverso, distante, distante non solo nel luogo, ma anche distante dal punto di vista dell’attenzione ai problemi ? Mi pare, devo dire, una limitazione significativa, mi pare che ci sia un vulnus evidente rispetto alla legittimità, perché si limita l’elettorato passivo ed è evidente che questa previsione rimane – nonostante le rassicurazioni dell’INPS che non poteva far diversamente e del Governo, portavoce dell’INPS, ho capito – in aperto contrasto con l’articolo 3, comma 1, e con l’articolo 51, comma 1, della Costituzione. Guardate, non dobbiamo continuare ad alimentare questo meccanismo; una cosa è – l’ho apprezzato – l’incompatibilità tra il medico di base e il medico dell’INPS che effettua i controlli su se stesso, è evidente che lì vi è una condizione di incompatibilità che deriva dalla funzione stessa, altra cosa è l’esercizio di una funzione pubblica rappresentata, esercitata in un comune diverso, in una provincia diversa, in una regione diversa, per enti che nulla hanno a che vedere con quella funzione professionale che, viceversa, deve essere garantita, perché quello è lavoro, è il lavoro, e noi dobbiamo evitare la professionalizzazione della politica come se si dipendesse da quello; il consigliere comunale che fa quello per lavoro è l’esatto contrario di ciò che dovremmo alimentare.

  PRESIDENTE. Concluda.

  PAOLO RUSSO. Presidente, mi avvio a concludere. Dovremmo, viceversa, garantire il lavoro a quel medico e dovremmo consentirgli, con le limitazioni del caso, magari limitatamente a comuni diversi, a province diverse, l’esercizio delle proprie attività, meglio precisando quali sono gli organi e gli enti per i quali c’è una responsabilità di incompatibilità. Per questa ragione non sono soddisfatto ed esprimo, se il Presidente lo consente, anche il disappunto.