Intervista in esclusiva con il Prof. Massimo Piccioni, coordinatore generale medico-legale INPS

Ringraziamo il Prof. Piccioni per il tempo che ci ha dedicato e per aver accettato di comparire sulla nostra rivista: la sua visione della medicina INPS merita una ponderata riflessione da parte di tutti gli interessati. Da parte nostra, torneremo nei prossimi giorni ad analizzare i tanti temi che sono stati toccati in questa intervista.

Abbiamo incontrato per voi e con voi il Coordinatore Generale Medico Legale INPS, Massimo Piccioni, sotto la cui guida è stata affiancata alla parte “storica” previdenziale della medicina legale INPS anche la vasta componente assistenziale, conferendo all’Istituto una competenza globale su temi molto sentiti dal Paese.

L’incontro è avvenuto all’insegna della massima trasparenza e collaborazione in un clima disteso e di mutuo rispetto, con grande disponibilità e apertura al confronto.

Di tutto questo lo ringraziamo fin da ora.

Con il Prof. Piccioni abbiamo fatto il punto sul passato, il presente e le prospettive future della medicina legale INPS, un argomento che meriterebbe uno spazio molto più ampio di un semplice articolo.

Il Servizio Medico Legale INPS, infatti, è preposto a svolgere le funzioni di accertamento medico legale per le prestazioni previdenziali dei lavoratori assicurati INPS nonché le funzioni di controllo, previste dalla legge, sui lavoratori assenti per malattia e sui benefici assistenziali erogati a tutti i cittadini in materia di invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità .

Il Servizio impegna attualmente tre categorie di professionisti: medici dipendenti di ruolo, medici convenzionati e medici fiscali.

I circa 1200 medici fiscali effettuano le visite domiciliari ai lavoratori assenti per malattia: ad oggi l’Ente effettua queste visite primariamente sui lavoratori del settore privato ma già da ora rende questo servizio anche al datore pubblico e privato non INPS (14% del monte-visite datoriali), in attesa che, all’interno della riforma della Pubblica Amministrazione, la norma incarichi l’INPS di effettuare in via esclusiva il controllo su tutti i lavoratori (controllo finora affidato in via prevalente, per i dipendenti pubblici, alle AASSLL).

I medici interni, dipendenti e specialisti in medicina legale (grazie anche alla possibilità di conseguire questa specializzazione in base ad una convenzione stipulata dall’Ente con le Università, in essere fino al 2007) e i medici convenzionati (specialisti in medicina legale per il 60% e per il resto, di norma, specialisti in altre branche di interesse istituzionale), legati da un contratto annuale di convenzione, svolgono tutta l’attività di sede che comprende l’attività previdenziale (l’invalidità previdenziale, il controllo sui certificati telematici di malattia, il controllo sull’attività dei medici fiscali, le visite ambulatoriali dei lavoratori risultati assenti alla visita di controllo domiciliare) e l’attività assistenziale.

Quest’ultima è un’attività complessa e delicata che comprende l’integrazione delle Commissioni ASL e l’espressione, in ogni caso, del giudizio medico legale definitivo per la prima istanza,   l’espletamento diretto di tutte le visite di revisione per invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità (a partire dal marzo 2015), l’espletamento dei piani di verifica straordinaria della permanenza dei requisiti sanitari disposti, anno per anno, a partire dal 2009, dal Legislatore .

Sia l’attività di sede che quella delle visite di controllo domiciliare di malattia rappresentano una delle punte di diamante delle attività del maggior Ente previdenziale italiano: i medici INPS sono l’immagine che entra direttamente nella vita e nelle case di tutti gli Italiani, giovani, bambini, o anziani, lavoratori o inoccupati, donne o uomini.

Dall’ aprile 2007 è iniziata una nuova era per l’Ente con l’assegnazione, per legge, del compito di verifica su tutta l’invalidità civile: visto il blocco delle assunzioni, per far fronte alle aumentate esigenze di organico l’Ente è ricorso all’impiego di forze esterne (i medici convenzionati, appunto) che dai 338 del 2009 sono diventati, con il progressivo crescere degli impegni richiesti ad INPS, circa 1000 nel 2014.

Si tratta di una forza-lavoro da cui attualmente l’INPS non potrebbe prescindere, ma per la quale , per i limiti imposti dalla natura contrattuale del convenzionamento in regime di libera professione, non sono ovviamente garantite le tutele proprie del lavoro dipendente in materia malattia, ferie, maternità, infortuni.

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Ma diamo la parola, adesso, al Prof. Massimo Piccioni.

 

Prof. Piccioni: ritengo utile poter raccontare direttamente la visione e i progetti sulla Medicina Legale INPS. Spesso si sono ingenerati equivoci.

 

Qual è la sua visione della medicina INPS?

 

Prof. Piccioni: è una questione complessa. Tutta l’attività professionale è stata volta a rafforzare e a potenziare la Medicina INPS, facendo scelte anche importanti e all’avanguardia. E’ nato così tutto il comparto della Medicina Assistenziale INPS, inserito per la prima volta nel panorama delle attività dell’Istituto, secondo una visione unitaria dell’art. 38 della Costituzione al quale si è costantemente rivolta.

La Medicina Legale INPS svolge un ruolo sociale ed istituzionale importantissimo e molto delicato, dovendo valutare l’invalidità e l’inabilità previdenziali e allo stesso tempo effettuare il controllo sui benefici in materia di malattia e di invalidità civile. Il compito di noi medici INPS è molto delicato e carico di responsabilità: in questo momento, sentiamo molto vicina la nuova dirigenza, attenta alle problematiche della medicina INPS. E’ interesse di tutti che i centri medico-legali INPS siano messi nelle condizioni di poter lavorare al meglio.

 

Parliamo dei medici di ruolo

 

Prof. Piccioni: i medici interni erano circa 1300 nel 1989, anno dell’ultimo concorso di assunzione, e svolgevano un terzo dell’attività attuale: ora si sono ridotti ad un terzo per svolgere un’attività che in questi anni è triplicata.

 

Non sarebbe arrivata l’ora di avere, dopo 26 anni, un bando di assunzione?

 

Prof. Piccioni: assolutamente sì. Se consideriamo l’enorme mole di lavoro e l’età media dei medici interni: lo abbiamo già fatto presente al Ministero della Funzione Pubblica e ci aspettiamo una risposta nella riforma della Pubblica Amministrazione.

 

Parliamo della medicina fiscale.

 

Prof. Piccioni: personalmente tengo in grandissima considerazione la funzione della medicina di controllo o medicina fiscale che dir si voglia. In realtà nessuno di questi due termini mi piace: i medici in questione non sono dei controllori e nemmeno l’aggettivo “fiscale” rende l’idea della complessità e delicatezza di questa disciplina: dovremmo forse cercare un nome più consono.

 

Cosa pensa dell’ormai prossima riforma della medicina fiscale?

 

Prof. Piccioni: da tempo l’Ente ritiene necessaria questa riforma e l’ha chiesta ai vari Governi che si sono succeduti. Gli ottimi risultati che ha avuto l’INPS in questi 25 anni di medicina fiscale nel settore privato possono essere garantiti anche per il settore pubblico. Non si spiega sicuramente con motivazioni mediche la diversità dell’andamento della malattia tra lavoratore pubblico e privato. Ad esempio, parlando di dipendente pubblico, come ha evidenziato anche la sua rivista lamedicinafiscale.it, colpisce, anche, la “tendenza” ad ammalarsi per brevissimi periodi con quel picco di malattie di un giorno solo, con preferenze spiccate per giorni particolari della settimana, come il venerdì ed il lunedì. Giornate per le quali la normativa prevede il controllo obbligatorio e forse per questo ultimamente le assenze si stanno concentrando maggiormente in altri giorni della settimana . Visti i successi riportati nel settore privato , è giusto che sia l’INPS a farsi carico dei controlli di malattia per i dipendenti pubblici, anche per garantire un’omogeneità valutativa in virtù di regole comportamentali univoche su tutto il territorio e una tempestività informativa grazie al supporto informatico a disposizione.

E’ giusto che sia uniformato il trattamento tra dipendenti pubblici e privati anche nel controllo della malattia a partire dalle ore di reperibilità del lavoratore assente per malattia.

I precedenti governi non sono mai riusciti a far diventare operativo questo progetto e, al riguardo, le maggiori riserve sono state espresse dal MEF.

 

La situazione legislativa della Medicina Fiscale.

 

Prof. Piccioni: i medici fiscali sono stati recentemente interessati da due previsioni di legge del dicembre 2013: il cosiddetto “blocco delle liste” e la priorità nell’affidamento degli incarichi ai medici fiscali di lista.

Inoltre, l’ultimo DM che regolamenta l’attività dei medici fiscali risale al 2008 e avrebbe dovuto avere durata annuale: a tutt’oggi non è stato ancora rinnovato. La formulazione di un nuovo contratto diventerà ancor più necessaria nel momento dell’avvio del “polo unico”, riforma che noi aspettiamo a breve, diciamo entro l’anno. Con il carico di lavoro che arriverà con le visite ai lavoratori del settore pubblico, un contratto con le attuali caratteristiche non risulterebbe adeguato.

La situazione lavorativa dei medici fiscali, in quanto liberi professionisti in convenzione, è da sempre “precaria”: l’Ente, però, almeno finora, non è mai riuscito a capire che cosa volessero veramente i medici fiscali, visto che dalle rappresentanze sindacali di categoria non è mai arrivata, in tutti questi anni, una proposta unitaria e condivisa da tutti. Tra l’altro, non abbiamo mai chiesto l’effettiva rappresentatività delle varie sigle, associazioni (AIMPAF e ANMEFI) o sindacati (CGIL, CISL, UIL, FIMMG, Sinmevico, SNAMI, SMI) che siano e, secondo me, è anche arrivato il momento di chiederla. Mi piacerebbe fare una sorta di sondaggio, di “censimento” tra tutti i medici fiscali per sapere quali siano le loro reali aspettative e desiderata.

 

L’AIMPAF (associazione italiana di medicina previdenziale, assistenziale e fiscale) si propone come primo obiettivo quello di raggiungere unità di intenti per il futuro della medicina fiscale e si adopera perché si arrivi a prendere decisioni, anche in campo contrattuale, che permettano ai centri medico legali di lavorare al meglio. Chiede per i medici fiscali un contratto simile a quello applicato già in altri comparti del SSN (medici penitenziari, medici della navigazione, medici ASL, medici INAIL) a 36-38 ore settimanali, possibile con i fondi derivanti dal polo unico vincolati alla medicina fiscale. Un contratto di questo tipo sarebbe vantaggioso sia per l’ente che per i medici fiscali. Lei cosa ne pensa?

 

Prof. Piccioni: è una questione che esula dalle mie competenze.

 

E adesso parliamo dei medici “esterni”.

 

Prof. Piccioni: abbiamo chiesto molto a questi nostri medici ma è grazie a loro se l’INPS è riuscita ad arrivare a questo punto nel progetto sull’invalidità civile che mi è stato tanto a cuore in questi anni.

Recentemente sono state affidate ad INPS tutte le visite di revisione ma ritengo che siamo pronti a gestire anche gli accertamenti di prima istanza.

 

Come sono state possibili le condizioni contrattuali dei medici esterni poste nel bando del settembre 2014 che hanno visto una riduzione del compenso orario, sotto ai minimi ordinistici, associata ad un aumento delle ore di lavoro?

 

Prof. Piccioni: è stata una decisione sofferta ma necessaria a seguito della spending review. Ovviamente, essendo il coordinatore medico legale, non ho né la competenza né la possibilità di parlare di compensi, legati alle risorse a disposizione dell’Ente. Certo è che, parlando di un capitolo così importante come l’invalidità civile, la politica deve sentirsi coinvolta nel prendere anche altre importanti decisioni in materia di impegno economico. Per esempio, l’indennità di accompagnamento potrebbe essere graduata in funzione del reddito e non essere a quota fissa, uguale per tutti, indipendente dal reddito, come è attualmente. Una norma più equa come questa porterebbe ad un risparmio di spesa che potrebbe anche contribuire a finanziare gli oneri di gestione.

 

Il contratto della specialistica ambulatoriale, quello applicato per esempio ai medici INAIL, non sarebbe, per lei, il giusto contratto per i medici esterni INPS, per non avere una disparità di trattamento troppo evidente con gli omologhi medici interni?

 

Prof. Piccioni: sarebbe giusto ma per questo serve che arrivino adeguate risorse che l’INPS sta cercando di ottenere. Per esempio, attraverso il risparmio derivante dall’unificazione di tutte le competenze in INPS che eviterebbe alle ASL di sostenere gli oneri per la gestione delle Commissioni Mediche tuttora operanti, ivi compresi i “gettoni “ di presenza per i medici.

Altra possibilità, riguarda il progetto che vedrebbe la creazione di un gruppo unico di medici polivalenti che effettuerebbero sia l’attività di sede che le visite fiscali. A questo punto le faccio io una domanda e le chiedo la sua opinione personale in merito: cosa ne pensa di un gruppo unico di medici che svolgano tutte le funzioni della medicina INPS?

 

Possiamo pensare di attuare un progetto di questo tipo non subito, ma, eventualmente, nel medio-lungo termine e questo per almeno due ordini di motivi: la necessità di una idonea formazione e la priorità dei medici fiscali di lista a svolgere le visite fiscali.

Per costruire un gruppo unico di medici polivalenti, è necessaria una formazione adeguata e la cosa necessita di tempo: non ci si improvvisa né medici fiscali né medici di sede.

I medici fiscali attualmente in servizio si sono formati sul campo, con i loro 25 anni di esperienza alle spalle, e sono tutelati dalla priorità loro concessa dal bloccaliste: i medici fiscali che verranno dopo gli attuali dovranno, invece, ricevere una idonea preparazione, visto che questa disciplina non è semplice come potrebbe sembrare.

Analogo discorso può essere fatto per i medici esterni la cui selezione deve essere fatta oculatamente. Servono, di norma, medici specialisti, meglio se con esperienza alle spalle: a chi ha già fatto questa attività, dovrebbe venire riconosciuto un adeguato punteggio, valido nel momento della valutazione dei titoli. Per accedere a questa delicata funzione, bisognerebbero instituire corsi di formazione che diano un punteggio riconosciuto per la selezione (come avviene per la Medicina Generale, per esempio). Servirebbe poter permettere, a tutti i medici INPS che lo desiderino (come è già avvenuto in un recente passato quando l’Ente aveva aperto una convenzione con l’Università) l’accesso in extra-numero alle scuole di specializzazione in medicina legale.

Per quanto riguarda, poi, la medicina fiscale, bisogna considerare aspetti non trascurabili: la maggior parte dei medici fiscali attualmente in servizio hanno un’età media compresa tra i 55 e i 65 anni e meritano, a questo punto, dopo più di 25 anni di servizio prestato all’Ente, di essere portati fino all’età pensionabile, visto che, a quest’età, non potrebbero più ricollocarsi in nessun’altra maniera.

In conclusione, le due mansioni (quella del medico di sede e quella del medico fiscale) sono diverse, hanno competenze diverse, richiedono formazione e titoli diversi e, almeno per il momento, devono restare separate: e questa non è solo la mia opinione personale, ma anche quella dell’AIMPAF. Il progetto del medico INPS polivalente può essere costruito nel tempo e potrà essere attuato nel medio-lungo termine, dopo comunque che gli attuali medici fiscali avranno raggiunto l’età pensionabile (che verrà raggiunta a breve, visti i presupposti anagrafici indicati).

 

Prof. Piccioni: a me interessa che il discorso venga recepito. Poi, della tempistica se ne può parlare. Non è detto, infatti, che questo progetto debba per forza essere attuato subito.

 

E adesso siamo arrivati all’ultima domanda: la questione di Roma capitale. Nello scorso marzo è stata annunciata una sperimentazione che anticipava il polo unico, dietro specifica richiesta del Sindaco Marino: il controllo dei dipendenti comunali capitolini effettuati dall’INPS.

 

Prof. Piccioni: l’INPS si è subito attivata per mettere a punto un protocollo sperimentale in doppio cieco ed è pronta. il Comune di Roma, a tutt’oggi, non ha ancora dato il via e, visto che siamo a fine maggio, che siamo prossimi al periodo estivo non adatto per una sperimentazione di questo tipo, o la sperimentazione si farà in settembre-ottobre o non si farà del tutto, visto che dopo dovrebbe divenire operativo il polo unico della medicina fiscale.

 

Federica Ferraroni

 

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