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L’invalidità previdenziale è una forma di “assicurazione” per i lavoratori che hanno lavorato e versato regolarmente i contributi: il lavoratore che viene giudicato invalido per patologie per una percentuale pari o superiore al 67% percepirà un assegno mensile, per tutta la durata temporale necessaria, proporzionale ai contributi versati.

L’invalidità assistenziale (o invalidità civile) è una forma di tutela “a pioggia” per tutti gli Italiani (e non solo Italiani: basta avere il domicilio in Italia e senza alcun vincolo minimo temporale), di qualsiasi età, in alcuni casi (indennità di accompagnamento) a prescindere dal reddito, anche per coloro che non hanno mai lavorato in Italia e non hanno mai versato contributi. L’assegno mensile varia in base al riconoscimento di invalidità assegnato: il riconoscimento è un assegno mensile in base al reddito se la percentuale è superiore o pari al 75% in età lavorativa (fino ai 65 anni); per gli over 65, si ha l’assegno solo se oltre al 100% viene riconosciuta anche l’indennità di accompagnamento (ammonta a circa 500 euro al mese) e fino ad ora prescinde dal reddito.

Attualmente il meccanismo di valutazione delle domande di invalidità presentate prevede un diverso meccanismo di trattamento delle domande di prima istanza presentate dai cittadini e delle eventuali successive revisioni che vengono decise dalle commissioni medico-legali ASL oppure autonomamente dai medici legali INPS di sede. La valutazione delle domande di prima istanza, a sua volta, prevede tre livelli di decisione. Il primo livello di valutazione che prevede in ogni caso la effettiva visita medico-legale del richiedente, compete attualmente alle commissioni medico-legali ASL, con un medico INPS che dovrebbe essere presente per legge. Il successivo livello di validazione si effettua in sede INPS  agli atti (cioè valutando, per ogni singola domanda,  la documentazione trasmessa dalla commissione ASL), con la possibilità di richiamare a visita diretta il richiedente in sede INPS, nei casi dubbi. Per ultimo, tutte le pratiche vengono inviate per via telematica in sede centrale INPS a Roma, dove avviene la vidimazione definitiva. Tutto questo iter conduce alla fine alla definizione di una diagnosi medico-legale con valutazione dell’invalidità espressa in una percentuale che viene calcolata in base a tabelle standardizzate e valide su tutto il territorio nazionale, per uniformare il più possibile i giudizi.

Le revisioni dei trattamenti erogati, precedentemente in capo alle ASL, dal maggio 2015 sono affidate esclusivamente all’INPS. Le revisioni sono visite medico-legali decise di norma in sede di prima istanza (ma anche il medico INPS può inserire, in sede di validazione agli atti, nella propria complessa attività quotidiana, una richiesta di revisione non programmata) per rivalutare nel tempo l’evoluzione del quadro clinico: possono esitare nella riconferma del trattamento, nella revoca totale oppure nella revisione in diminuzione o aumento dell’erogazione stessa.

La commissione medica di prima istanza (quando il paziente fa per la prima volta la domanda o ne fa una di aggravamento) alle ASL è formata dal Presidente (un medico legale, di solito, dipendente ASL), il medico INPS (presente solo dal 2009), il medico di categoria (inviato dalle varie associazioni di categoria), il medico esperto (sempre ASL) e, quando si valuta anche l’handicap (in base alla legge 104, per intenderci) anche l’assistente sociale: in più, il medico specialista nelle commissioni specifiche (psichiatra per la commissione malati psichiatrici, oculista per la commissione ciechi, otorino per la commissione sordi, neuropsichiatra infantile per la commissione minori). La commissione medica INPS per le revisioni è formata dal Presidente, medico legale INPS, da altri due medici INPS e dall’assistente sociale per le domande ex Lege 104. La presenza di tutte queste figure è necessaria per tutelare sia il paziente che l’INPS (e quindi tutta la collettività) e per permettere alla commissione di operare “in tranquillità”.

Dai dati relativi al settore privato per l’anno 2015, presentati ieri dall’INPS, scende la spesa per le pensioni, visto che si va in pensione più tardi, ma sale quella per l’invalidità assistenziale, con una netta differenza tra Nord e Sud.

Nel 2003 si andava in pensione a 59 anni e mezzo mentre l’anno scorso a quasi 63, con un calo delle pensioni di vecchiaia erogate (da quasi 500 mila a 286 mila).

Le prestazioni assistenziali, invece, sono aumentate  di circa un milione in 12 anni e più al Sud che al Nord: e questo dato non si spiega solo con le diverse condizioni di vita, ma anche con il fatto che questo tipo di “supporti” al Sud vengono considerati veri e propri ammortizzatori sociali (per non parlare della variabile “truffe”).

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Il 45% del totale delle prestazioni concentrate al Sud, dove risiede  il 34,4% della popolazione, significa che ogni 15,6 abitanti uno percepisce un assegno di invalidità civile, contro uno ogni 23,5 nel resto d’Italia. Se, per esempio, al Sud si arrivasse ad avere la stessa percentuale del Centro Nord, si avrebbe una riduzione della spesa di un terzo.

La spesa per le pensioni INPS (tra previdenziali e assistenziali) del comparto privato si attesta a quasi 200 miliardi.

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Nel 2015, le pensioni INPS di invalidità erogate ogni mese nel settore privato sono 18,1 milioni (14,2 milioni nel settore previdenziale e 3,9 in quello assistenziale).

Il tasso di diffusione delle prestazioni assistenziali per mille abitanti è 37,2 al Nord, 50,8 al Centro e 64,1 al Sud. Al Sud, il riconoscimento di una percentuale di invalidità del 75% dà luogo più spesso ad una prestazione economica, visto il maggiore tasso di disoccupazione e i redditi più bassi rispetto al Centro-Nord.

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Le prestazioni previdenziali, quelle legate all’attività lavorativa e produttiva, la cui gestione è unicamente a carico del centro medico legale INPS, sono decisamente maggiori al Nord; l’Emilia Romagna è la regione con più invalidità previdenziale, con 266 prestazioni erogate per mille abitanti, mentre la Sicilia è quella con il numero minore (177).

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Quelle assistenziali (come l’indennità si accompagnamento) aumentano vertiginosamente al Sud: la Calabria è la regione con il numero maggiore di prestazioni erogate (101 per mille abitanti) e l’Emilia Romagna è, questa volta, la regione con meno trattamenti di “invalidità civile”.

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Il tasso di diffusione delle prestazioni assistenziali, sempre nelle pensioni private INPS, è del 37,2 al Nord, del 50,8 al Centro e del 64,1 al Sud.

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Dai dati INPS citati emerge con chiarezza che la gestione della prima istanza, così come è stata fatta finora e nonostante i molteplici livelli di controllo posti essere, non ha dato fino ad ora risultati positivi: nel settore dell’invalidità civile (ma anche in quello previdenziale) si potrebbe prendere in considerazione l’opportunità di modificare qualcosa.

Nei prossimi lavori in uscita su questo argomento, il centro studi lamedicinafiscale.it elaborerà una serie di proposte, sulla base dei dati e in modo fattivo e propositivo, come sempre.

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