Joan Mirò a Villa Manin

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Basterebbe scrivere il nome di quest’artista per avviare, nella mente di chiunque mastichi appena un po’ di conoscenza dell’arte, un “trip” culturale che coinvolge tutto il XX secolo.

La sua biografia umana ed artistica – totalmente sovrapposte – è talmente ricca di momenti cruciali e di intuizioni rivoluzionarie, che il tratteggiarla vuol dire impegnarsi in un opera colossale, un intreccio di azioni e pensieri che coinvolgono tutti i grandi episodi, le correnti, i fatti socioculturali dal 1900 ad oggi.

Provo ad elencarene i tratti salienti.

Nasce a Barcellona nel 1893, da una famiglia di artigiani; è di carattere tranquillo e posato, scolaro distratto e poco promettente, salvo che per le lezioni di disegno, per le quali nutre una passione quasi religiosa.

Su decisione del padre, frequenta la Scuola Commerciale di Barcellona, e si impiega come contabile presso un indistria chimica, reprimendo pressochè totalmente la vocazione pittorica.

A diciottanni si ammalò gravemente, rinunciando così al lavoro non gradito e piegando i desideri dei genitori che lo iscrissero alla Scuola d’Arte di Francesc Gali di Barcellona, dove conosce e diventa amico di Gaudi

Finalmente libero di seguire il suo istinto, si recò a Parigi nel 1919-20, dove risiedette e lavorò per anni, incontrando e frequentando personaggi del calibro di Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Harry Miller ed Ezra Pound, alternando soggiorni a Mont-roig.

Mont-roig del Camp è un comune della provincia di Terragona, ove la famiglia aveva ua proprietà di campagna, immersa nella natura, natura che rappresentò la sua vera prima ispirazione, nella concezione plastica e poetica dei paesaggi montani, dei quali catturò con estrema minuziosità le caratteristiche nei suoi dipinti giovanili.

Nel 1924 entra in contatto con il movimento surrealista di Andrè Breton, e partecipa ad alcune esposizioni assieme a Paul Klee, Max Ernst, Girgio De Chirico, Man Ray e Pablo Picasso.

Successivamente espone a NewYork ( 1926), ancora Parigi e alterna periodi in Spagna e Francia, dedicandosi e sperimentando l’illustrazione di libri, il collage, viaggia in Belgio, Olanda.

Nel 1929 sposa Pillar Juncosa, a Palma de Maiorca, e si trasferisce nuovamente a Parigi.

Per qualche tempo abbandona la pittura, si dedica alla litografia, ed alla scultura.

Nel 1930 tiene la prima personale al MoMa di NewYork, cui seguono altre prime personali presso prestigiose gallerie americane.

Tra il 1930 ed il 1940, tra Parigi e Mont-riag, sperimenta tutte le tecniche grafiche, lavora ad opere su carta, rame; conosce Valerij Kandisnskij (1934) e Duchamp ( 1947), dal 1941 vive e lavora tra Barcellona e Palma de Maiorca, dove si tratterrà con sempre maggiore frequenza, sino alla realizzazione del suo sogno: la costruzione di un grande atelier in cui riunire le sue opere e lavorare sui grandi formati.

Nel 1954 decide di stabilirsi a Cala Maior, dove l’architetto e amico Jean Luis Sert disegna e costruisce un meraviglioso ateleir secondo i canoni dell’architettura razionalista di Le Corbusier, tuttora esistente e dal 1981 sede della Fondazione Mirò e Pillar.

Dal 1945 in poi realizza opere sui più disparati supporti e materiali, dalla pittura murale per l’università di Harvard alle decorazione della Sala dei Delegati del Palazzo dell’ONU, alle ceramiche per il Guggenheim Musem ed alle sculture monmentali per il Labirinto Mirò della Fondazione Maeght di Nizza…. si susseguono mostre ed iniziative culturali in tutto il mondo.

Nel 1983, 90 anni, il 25 dicembre, Mirò muore a Palma de Maiorca.

E’ sepolto nella tomba di famiglia a Montjuic, a Barcellona.

Soli di notte” è la mostra, organizzata presso la splendida cornice di Villa Manin di Passariano, prende in considerazione il periodo artistico di Joan Mirò, che dal 1956 – anno del trasferimento definitivo a Palma- porta al 1983, anno della scomparsa.

Circa duecento opere, grandi sculture, dipinti disegni, schizzi, taluni raramente esposti, che evidenziano il cambiamento della poetica dell’artista e la sua rilettura dell’intera produzione precedente alla luce di nuove visioni.

Non è una mostra monografica, ma un tentativo di sottolinearne l’opera in questa fase della sua vita; Mirò non aveva mai avuto la disponibilità di uno spazio di lavoro tutto suo, grande… grande quanto lo spazio mentale che le sue creazioni e i suoi progetti occupavano nella sua genialità.

Il nero è il paradiso della pittura” è una frase di Joan Mirò:

è proprio sull’assolata isola di Maiorca, tra il 1956 e il 1983, che l’artista catalano sviluppa quella che è lui stesso a definire “ossessione” per le profondità che il nero gli ha permesso di sondare, pur nella sua mistica e perenne bidimensionalità. Sono queste le notti cosmiche che hanno ispirato il titolo della mostra – scrive Francesca Coccolo-.

Mirò avvia una severa rilettura della propria produzione, distrugge le tele, abbandona la pittura per didicarsi a scultura, ceramica…sino a riprendere, verso il 1960 con pennellate nere e forti, segni incisivi, essenziali. Dirà” voglio raggiungere il massimo dell’intensità col minimo dei mezzi”.

L’impianto della mostra è perfetto: le opere si susseguono senza stancare, un impianto multimediale posto nel salone centrale ospita una performance video musicale di Theo Teardo ( musicistae compositore italiano, noto per colonne sonore per film e documentari) registrata nello studio privato di Joan Mirò a Palma, di grande effetto emozionale.

(Visibile su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=GF34bjHaWfY)

Bellissimo e “massiccio” anche il catalogo della mostra, oltre 350 pagine di storia, interviste originali, commenti e riproduzioni fotografiche perfette. Un “must” da libreria.

Raccomando la prenotazione online, per evitare le lunghe file, specie nei giorni festivi.

Codroipo // fino al 3 aprile 2016
Joan Miró – Soli di notte
a cura di Elvira Cámara López e Marco Minuz
VILLA MANIN
Piazza Manin 10
0432 821234
www.villamanin.it

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Guglielmo Sergi