Jobs Act e Sanità

convegno bolognaLa riforma del mercato del lavoro ha introdotto alcuni cambiamenti e diverse opportunità anche nel settore della Sanità.

Per approfondire l’impatto e le conseguenze che sul piano operativo la nuova disciplina comporta nei rapporti di lavoro tra dipendenti, liberi professionisti e strutture sanitarie, lo Studio Legale Stefanelli & Stefanelli ha promosso il 19 marzo 2016  a Bologna il convegno “Jobs Act e Sanità: quali opportunità nella gestione dei rapporti di lavoro dipendente e nei contratti di collaborazione”.

Come relatori, il prof Filippo Taddei, Economista e Consigliere Economico del Governo, la dottssa Laura Fioroni, Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Mantova e collaboratori dello Studio Stefanelli e Stefanelli (gli Avvocati Andrea Marinelli, Adriano Colomban, Silvia Stefanelli e il Business Coach Roberta Pegoraro).

Sono stati trattati diversi temi quali i cambiamenti nell’ambito dei rapporti di lavoro dipendente, all’interno della collaborazione professionale, gli elementi di attenzione nei contratti per evitare il rischio di contenzioso, la consulenza legale  e l’ottimizzazione dei costi del personale, le nuove variabili messe in campo dalla Legge di Stabilità 2016.

In particolare, per quanto riguarda il rapporto di lavoro tra liberi professionisti e strutture sanitarie, il Jobs Act introduce, tra le diverse novità, una diversa disciplina delle collaborazioni e, in particolare, nei rapporti tra gli studi professionali e le “partite Iva”: nelle tutele previste dall’ultimo disegno di legge giunto in Parlamento sono stati inclusi anche gli iscritti ad albi professionali.  Il quadro tracciato dalla legge delega 183 del dicembre e dalla legge 78/2014 è ormai delineato dai decreti attuativi su ammortizzatori sociali (dlgs 22/2015), sul contratto a tutele crescenti (23/15), sulla tutela di maternità e paternità (dlgs 80/2015), sulle mansioni (dlgs 81), sugli ammortizzatori sociali (dlgs 148), sull’attività ispettiva (dlgs 149) sui servizi per lavoro e politiche attive (dlgs 150) e sulle pari opportunità (dlgs 151).
“Dal 1° gennaio 2016 – dice Adriano Colomban –  la disciplina del rapporto subordinato si applica ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

«Le collaborazioni tipo cococo o cocopro o a Partita Iva sono equiparate a dipendenza, se ricorrono continuità e personalità della prestazione (le caratteristiche predominanti nelle collaborazioni dove il prestatore ha un solo committente) ed etero-organizzazione (quando è il committente a “imporre” gli orari di lavoro). In questi casi per le situazioni non in regola scatta la sanzione con applicazione della disciplina del rapporto subordinato e con il successivo adeguamento retributivo e contributivo. Occorrerà accortezza nel redigere i contratti e nel concreto svolgimento del rapporto.”

«Fin qui per le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali. Ma nell’ultimo ddl giunto in Parlamento sono stati inclusi anche gli iscritti ad albi tra i collaboratori degli studi” – aggiunge Andrea Marinelli, Avvocato socio Associazione Giuslavoristi Italiani. «La trasformabilità dei contratti di collaborazione non genuini – anche (ad esempio) di quelli tra personale medico e strutture sanitarie – potrebbe modificare non solo il modus operandi dei medici, ma anche “la vita dei pazienti” all’interno delle strutture. Queste ultime non potrebbero imporre ai medici con contratto atipico orari prederminati per lo svolgimento dell’attività sanitaria».