La Camera conclude l’esame del ddl sulla riforma della Costituzione

La seduta fiume alla Camera è finita alle 2 e 45 di sabato mattina 14 febbraio, concludendo l’esame degli emendamenti.

Il testo, già approvato in prima seduta al Senato, dovrà essere ratificato alla Camera (si prevede ai primi di marzo) per tornare al Senato in prima lettura (visto che il testo è stato modificato): se il Senato non lo modificherà, tornerà alle due Camere, secondo l’iter serrato previsto per le riforme Costituzionali.

Il clou della riforma  (“Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”) è l’abolizione del Senato elettivo e legislativo: è di portata storica anche il cambiamento del titolo V da cui deriverebbe la netta separazione tra le competenze in ambito sanitario tra Stato e Regioni. Allo Stato spetterebbe così l’esclusività sulle politiche in ambito sociale e sanitario, alle Regioni la parte organizzativa e di programmazione dei servizi.

Per il PD “con il nuovo art. 117 si pone fine alla disomogeneità dei sistemi sanitari”.

All’interno di questo vasto discorso, si pongono altre necessarie differenziazioni in merito alle competenze tra Stato e Regioni: in particolare, meritano riforme, all’interno del comparto sanitario, la caratterizzazione della Medicina Fiscale (è in discussione, in questi giorni, al senato il passaggio della medicina fiscale del pubblico impiego dalle Regioni all’INPS) e tutto il settore dell’Invalidità Civile (in questo momento, la prima istanza è gestita dalle Regioni, pur in presenza di un medico INPS anche in queste commissioni, mentre tutto il resto è gestito dalla medicina Legale INPS, compreso le revisioni).