La convenzione unica

La recente pubblicazione (lo scorso 15 aprile) di un bando con contratto a tempo determinato per 1404 medici convenzionati esterni con l’obiettivo di tamponare l’emergenza della carenza di personale medico nei centri medico legali si colloca nel più ampio percorso di riassetto del comparto medico Inps, reso peraltro non più differibile dal progressivo pensionamento del personale medico dipendente.

Restano da affrontare molteplici criticità sia economiche (in termini di disponibilità delle risorse e di equità del trattamento di professionisti che svolgono funzioni simili: a puro titolo di esempio, i medici dipendenti percepiscono incentivi per attività non svolte da loro) che organizzative (i diversi gruppi di medici Inps, convenzionati esterni e dipendenti da un lato e fiscali dall’altro, svolgono funzioni molto diverse e difficilmente conciliabili) e, in senso più ampio, sociali (visto il ruolo etico che l’Ente svolge all’interno della nostra società) e politiche (il percorso di riassetto della medicina Inps non può avvenire al di fuori della cornice generale di lotta al precariato di Stato che questa amministrazione sta portando avanti).

Pressochè contemporaneamente (il 16 aprile 2019) è ripartito il tavolo tecnico tra le parti (Inps e organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della categoria) per la stipula del nuovo contratto dei medici fiscali, per dare compimento all’atto di indirizzo della legge 75/2017.

Stiamo parlando di due contingenti di professionisti, il primo formato dai medici che svolgono da anni la stessa attività del medico dipendente ma in regime di libera professione e il secondo formato dai circa 900 medici fiscali FTE, autonomi per legge: stiamo parlando, quindi, di due grandezze non omogenee, che, per definizione, non possono essere nè confrontate nè sommate.

Date queste premesse, guardiamo la risoluzione del Parlamento europeo del 31 maggio 2018 sulla risposta alle petizioni riguardanti la lotta alla precarietà e all’abuso dei contratti a tempo determinato.

“…Considerando che, nel corso degli anni, diversi Stati membri hanno registrato un aumento significativo dei contratti di lavoro atipici e temporanei, sia nel settore pubblico che in quello privato, in un quadro giuridico in cui non è stato possibile impedire né sanzionare adeguatamente l’utilizzo improprio di contratti a tempo determinato a causa della mancanza di rimedi efficaci e proporzionali; che ciò ha minato l’integrità della legislazione europea in materia di lavoro e della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (F);

considerando che esiste un quadro globale della legislazione dell’UE che dovrebbe contenere il rischio di precarietà di talune tipologie di rapporti di lavoro, tra cui la direttiva sui contratti a tempo determinato, la direttiva sul lavoro a tempo parziale, la direttiva sul lavoro temporaneo, la direttiva sull’orario di lavoro, la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, la direttiva sulla parità di trattamento fra le persone e la direttiva sulle pari opportunità e sulla parità di trattamento (G)…

il Parlamento europeo

…invita la Commissione e gli Stati membri a garantire appieno la parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo di lavoro (art. 13)…”.

Nel caso dei medici Inps,  medici dipendenti e medici convenzionati “esterni” fanno lo stesso identico lavoro, svolgendo ogni giorno tutti i compiti istituzionali, ordinari e straordinari, della medicina assistenziale e previdenziale Inps. Si consideri anche che, per legge (dalla 833/78 alla Bassanini del 2001), il medico Inps deve essere, per evidenti e comprensibili motivi, un medico dipendente.

I medici fiscali, invece, fanno un lavoro completamente diverso da quello dei medici di sede, visto che adesso garantiscono “solo” l’effettuazione, 7 giorni su 7, delle visite fiscali domiciliari e che, in futuro, dovrebbero occuparsi, in base alla legge 75/2018, di tutta l’attività inerente alla medicina fiscale (visite ambulatoriali e analisi dei certificati di malattia). Per loro sono già stanziate (e vincolate a questo scopo) le risorse necessarie a svolgere l'(efficace) attività di contrasto verso l’assenteismo per malattia nel settore sia pubblico che privato. Per i medici fiscali la legislazione vigente ha già fatto un buon percorso di “stabilizzazione” con tre leggi fondamentali:  l’istituzione della lista speciale ad esaurimento per i medici fiscali in attività al 31 dicembre 2017 (Legge n. 125 del 30 ottobre 2013), la priorità che hanno i medici fiscali di lista a svolgere le visite fiscali (Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, comma 340) e il tempo indeterminato per i medici fiscali della lista speciale ad esaurimento (art. 18 della legge 75/2017 e relativo atto di indirizzo). I medici fiscali possono già, quindi, definirsi “stabilizzati”: per loro manca solo l’ultimo tassello rappresentato dalla stipula del nuovo contratto per la quale è in corso da un anno e mezzo la trattativa tra le parti, come da atto di indirizzo. Nessun governo ha interesse a depotenziare il servizio della medicina fiscale, per la quale serve un gruppo di medici dedicato a questa funzione, visto che rappresenta un’arma efficace e un potente deterrente nella lotta al fenomeno dell’assenteismo, come si evince dall’analisi dei dati effettuato dal centro studi de lamedicinafiscale.it: si fonda su questo rationale il fatto che, al contrario, tutte le misure legislative prese sono andate in crescendo per potenziare e migliorare, come è stato fatto da tutti i governi di questi ultimi 50 anni, il servizio della medicina fiscale.

Ha  senso parlare di convenzione unica per medici che hanno ruoli, percorsi formativi e funzioni diverse come medici fiscali e medici convenzionati “esterni”, tra i quali esiste incompatibilità come confermato nel recente bando citato e per i quali la gestione economica è diversa?

Dalla relazione di fine mandato del Prof. Boeri, dal capitolo “Semplificazione accesso a prestazioni socio-sanitarie”, nei “lavori in corso e questione aperte” leggiamo:  

Assunzioni di medici. La progressiva riduzione dell’organico dei medici dipendenti a fronte di crescenti competenze affidate dal legislatore e le mancate integrazioni delle quiescenze (ultimo concorso dei medici risale a circa 30 anni fa) hanno determinato gravi carenze del personale medico che attualmente non è in grado di adempiere alle competenze medico legali in ambito previdenziale. A ciò si aggiunge che l’attribuzione all’Istituto delle competenze medico legali in ambito assistenziale dal 1° aprile 2007 non è stata accompagnata da alcun trasferimento di risorse umane e conseguentemente l’Istituto ha dovuto far ricorso al convenzionamento con medici esterni con rapporto di lavoro di tipo precario con conseguente elevato turnover di medici che genera difficoltà in termini di competenze, che vanno perse, di spese e tempo necessario per la formazione dei nuovi profili convenzionati.

Le amministrazioni pubbliche devono fare periodicamente una ricognizione sull’effettivo fabbisogno di personale e possono ricorrere a personale esterno solo per eccezionali e temporanee necessità: con la determinazione presidenziale Inps n. 153 del 30 novembre 2018, che è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento di Funzione Pubblica, si è programmato il piano dei fabbisogni di personale alla luce della legge Madia , quantificando in 708 unità il fabbisogno di personale medico da assumere.

“… L’Istituto … ha formulato proposta di modifica normativa per essere autorizzato ad incrementare la dotazione organica e il piano triennale dei fabbisogni del personale dell’area medica di 708 unità da reclutare mediante procedure di stabilizzazione di cui all’art. 20 comma 2, D. lgs. 75/2017..”

Dalla delibera 132/2018 della Corte dei Conti:

“…la principale novità del nuovo schema è rappresentata dalla compartecipazione delle regioni agli oneri sostenuti dall’Inps per lo svolgimento degli accertamenti sanitari, tra i quali rientra il costo per il convenzionamento dei medici esterni, di cui l’Istituto si serve per l’espletamento dei compiti ad esso attribuiti in tema di invalidità, senza i quali sarebbe comunque impossibile svolgere gli accertamenti previsti e che comporta l’impegno di ingenti risorse economiche..Per assolvere ai compiti in materia di invalidità civile, come detto in precedenza, si è reso indispensabile da parte dell’Inps, il ricorso ai servizi di medici esterni convenzionati, il cui fabbisogno, dal 2009 ad oggi, è andato aumentando in funzione di successive riduzioni della dotazione organica (che non hanno risparmiato l’area dei medici), nonché dei pensionamenti e del blocco del turn over, cui, peraltro, ha corrisposto l’aumento delle competenze dell’Istituto in materia. Nel corso del 2016, il numero di medici convenzionati – a fronte di un fabbisogno stimato di oltre 1.000 unità – è sceso da 969 a 900, a seguito della conclusione della procedura selettiva bandita con determinazione presidenziale n. 147 del 12 novembre 2015. I contratti in essere con detti medici, di durata annuale, possono essere prorogati fino al 31 dicembre 2018, secondo le necessità dell’Istituto.

Ricordiamo che l’attuale contratto, scaduto il 31 dicembre 2018, è stato, invece, prorogato fino al 31 maggio.

Ciò detto, il primo passo di un corretto riassetto dell’area medico legale Inps sarebbe uniformare il trattamento del personale medico “interno” (medici dipendenti e medici convenzionati “esterni”) che svolge la stessa attività istituzionale di medicina assistenziale e previdenziale e iniziare, finalmente, il processo di “stabilizzazione” (che in questo caso significa “assunzione”) dei medici cosiddetti “esterni”, precari, che da diversi anni, ormai, lavorano in sede con contratti “atipici”, semplicemente applicando la normativa vigente (art. 20 della 75/2017)?

Federica Ferraroni

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