U na recente sentenza della Corte Europea chiarisce che gli spostamenti (il tragitto casa-lavoro) rientrano nell’orario di lavoro e devono essere pertanto retribuiti.

La Corte è intervenuta in un ricorso di una società spagnola che, dopo aver chiuso tutti i suoi uffici regionali, ha affidato la propria rete di vendita a propri operatori che coprivano tutto il territorio nazionale.

La sentenza riguarda i lavoratori che non hanno un luogo di lavoro fisso ed abituale e sono chiamati a fare “spostamenti quotidiani dal proprio domicilio ai luoghi dove si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal datore di lavoro”.

La Corte richiama la nozione di orario di lavoro (art. 2 punto 1 della direttiva europea 2033/88): ”l’orario di lavoro è qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alla legislazione e/o prassi nazionale”.

Secondo la Corte “affinchè un lavoratore possa essere considerato a disposizione del proprio datore di lavoro, tale lavoratore deve essere posto in una situazione in cui è obbligato giuridicamente ad eseguire le istruzioni del proprio datore di lavoro ed esercitare la propria attività per il medesimo”.

“Dalla giurisprudenza della Corte, emerge che la possibilità per i lavoratori di gestire il loro tempo in modo libero e dedicarsi ai loro interessi è un elemento che denota che non sono da considerarsi in orario di lavoro ai sensi della legge 2003/88: in caso contrario, sono da considerasi a disposizione del datore di lavoro”.

“Se un lavoratore non ha un luogo di lavoro fisso esercita le sue funzioni durante lo spostamento che effettua verso un cliente o in provenienza da questo e tale lavoratore deve essere considerato come al lavoro anche durante tale tragitto”.

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