La FNOMCeO è attenta al futuro della Medicina INPS

Il 5 giugno scorso si è svolto, in FNOMCeO, l’incontro tra la presidente Roberta Chersevani, affiancata dai due consiglieri Gianluigi Spata e Guido Marinoni, e le rappresentanze dei medici INPS, sindacali e associative, visto che i cinque sesti dei medici INPS (i circa 1100 medici esterni e i 1250 medici fiscali) vivono da sempre in un regime di precariato spinto.Unknown-1

Nella foto il consigliere Gianluigi Spata

Era necessario richiamare l’attenzione della FNOMCeO sul settore “Medicina INPS” visto che siamo alle porte della tanto attesa riforma della medicina fiscale, inserita nel ddl Madia nel pacchetto della più complessa riforma della PA, ora al vaglio alla Camera e visto che nemmeno i medici esterni (e, con loro, la vita dell’intero centro medico-legale) sono tranquilli, in prossimità dello scadere dell’attuale contratto (30 settembre): questi ultimi, pur svolgendo la stessa identica attività dei colleghi “interni” dipendenti (dall’invalidità previdenziale a quella civile), hanno condizioni contrattuali troppo differenti dai colleghi dipendenti e chiedono che questa forte disparità venga temperata nella stesura del nuovo bando.

La Presidente Chersevani ha dimostrato grande sensibilità nel voler accogliere e far sentire, ancora una volta, la vicinanza della Federazione a Colleghi che vivono una situazione lavorativa così critica, rendendosi disponibile a fornire tutta l’attenzione e il sostegno necessari ma, chiedendo, al contempo l’indispensabile unità della categoria interessata.

Come è emerso anche durante questo incontro, le posizioni dei sindacati (FIMMG, CISL, UIL, CGIL, SMI, Snami per i medici fiscali, FEMEPA per i medici interni e gli esterni) e quelle delle due associazioni di categoria (ANMEFI per i medici fiscali e AIMPAF per interni, esterni e fiscali) concordano sul tipo di contratto da richiedere: un contratto sulla base di quello sumaista, per dare una definizione che possa rendere l’idea, adattato alle peculiarità proprie del medico fiscale, pur con lievi differenze tra sigla e sigla.Unknown

Nella foto il consigliere Guido Marinoni

Per quanto riguarda la medicina fiscale, nel comunicato uscito da un precedente incontro intersindacale avvenuto il 15 maggio scorso tra i soli sindacati dei medici fiscali (non sono state invitate le due associazioni di categoria ANMEFI e AIMPAF), oltre a chiedere un contratto “Sumai “ per i medici fiscali con l’arrivo del Polo Unico, si dichiara che i medici fiscali si rendono disponibili ad effettuare anche l’attività di sede: tale disponibilità, formalmente invocata per il raggiungimento di un congruo monte ore settimanale, dovrebbe essere resa  di fatto non necessaria dall’attivazione del Polo Unico, visto il prevedibile aumento del carico di lavoro, e apre la strada alla commistione tra due mansioni, attività di sede e visite fiscali, diversissime tra di loro.

L’idea di creare un gruppo di medici INPS “polivalenti,” in grado cioè di effettuare sia attività di sede che visite fiscali non è nuova e questa rivista ne ha già discusso col Coordinatore Medico-Legale INPS Prof Piccioni, in una intervista pubblicata su queste pagine pochi giorni orsono.

L’argomento è complesso e merita ulteriore approfondimento ma fin d’ora è chiaro che Sindacati e Associazioni divergono su un punto sostanziale, cioè la opportunità di procedere, sic et nunc, alla formazione immediata di un gruppo unico di medici che assolva a tutti gli obblighi INPS attuali, quelli di sede e le visite fiscali, con relativa fusione dei due budget una volta diventata effettiva la riforma del Polo Unico.

In realtà i motivi per procedere con cautela sono numerosi.

Allo stato attuale, la creazione del Polo Unico della Medicina Fiscale attende ancora il via libera della Camera e dovrà poi passare attraverso la Conferenza Stato-Regioni e i decreti attuativi: appare quantomeno fuori luogo che ancora prima che la legge sia varata ci si metta a discutere su come allocare risorse di cui non si conosce di preciso nemmeno l’entità.

L’AIMPAF in particolare sostiene fortemente la tesi che le risorse attualmente attribuite alle Regioni per il controllo del settore pubblico e che verranno trasferite all’INPS, siano vincolate alla Medicina Fiscale, come sembrerebbe logico: se è necessaria una riforma per migliorare il controllo sulle assenze per malattia nel pubblico impiego e per cercare di ridurre così la spesa per la malattia in questo settore attualmente fuori controllo (come questa rivista ha dimostrato ampiamente nei lavori pubblicati nei mesi scorsi), come si può pensare di utilizzare questi stessi fondi per un’attività diversa dalla medicina fiscale?

Il gruppo unico di medici competenti dovrà basarsi, inoltre, su un numero complessivo di medici superiore a quello attualmente esistente sia per il rispetto della normativa vigente (legge “bloccalista” con priorità ai medici fiscali attualmente in servizio per le visite fiscali) sia pensando al carico e al tipo di professione svolta (sia la medicina fiscale che l’invalidità previdenziale e civile sono la faccia dell’Ente che ogni giorno entra nelle case di milioni di Italiani).

Se davvero il budget si rivelasse insufficiente per coprire dignitosamente i costi del personale medico non dipendente, si dovrebbe chiedere un aumento delle risorse e non una riduzione del numero dei professionisti impiegati (che porterebbe ad una sicura debacle dell’intero settore)?

La creazione, fin da subito, di un gruppo unico di “medici competenti” (lo preferiamo alla definizione di “medici polivalente” multitasking) in medicina INPS sarebbe quantomeno inopportuna, nella tempistica e nella strategia.

Per un progetto di questo tipo è necessaria una progettazione adeguata sia per quanto riguarda la formazione sia per quanto riguarda il finanziamento: non ci si improvvisa né medico fiscale né tantomeno medico di sede e la formazione necessita di tempi sicuramente non brevi, con l’istituzione di veri e propri percorsi formativi, che potrebbero essere simili, per esempio, a quelli già esistenti per la preparazione del medico di medicina generale. Per quanto riguarda le risorse, se il problema potrebbe essere risolto per la Medicina Fiscale con l’arrivo della tanto attesa riforma, occorre reperire altri fondi (sicuramente non nella Medicina Fiscale) per l’altro settore obbligatorio per l’INPS, l’invalidità civile e previdenziale.

La naturale conclusione è che in questo momento non è attuabile la commistione tra le due attività (di sede e fiscale) che richiedono competenze e preparazioni specifiche: i medici fiscali attualmente in servizio si sono formati sul campo con un’esperienza di circa 25 anni, i medici esterni (con un contratto che finora è stato di durata annuale) sono in gran parte specialisti e sono stati fino ad oggi comunque formati e supportati dai Colleghi di sede, con sacrificio di tempo prezioso per l’attività quotidiana primaria.

Nel frattempo è in scadenza il contratto dei medici esterni che non può essere tacitamente rinnovato, vista la evidente disparità di trattamento con gli omologhi medici dipendenti. Le diverse criticità presenti nell’attuale contratto devono essere sanate al più presto con il massimo delle risorse subito reperibili: non si può procrastinare ancora.

La FNOMCeO sarà chiamata, nel prossimo futuro, a svolgere, ancora una volta, il suo ruolo istituzionale nella fase dei decreti attuativi previsti nella riforma Madia della PA: si incaricherà, quindi, di organizzare altri incontri tra associazioni e sindacati sotto la sua egida per arrivare ad una proposta univoca, chiara e se possibile unanime. Se ciò non fosse possibile bisognerà cominciare a ragionare in termini di rappresentatività sindacale e di numerosità degli iscritti  alle singole sigle.

Non la firma ma il potere legata alla reale rappresentatività, come vale in democrazia.


 

 

Federica Ferraroni

 

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