La goccia che sta facendo traboccare il vaso

Dispiace dover prendere l’occasione da un episodio triste come quello capitato alla nostra nazione per il Capodanno 2015, ma tant’è.

E’ un dato di fatto che la spesa per malattia nella pubblica amministrazione sia fuori controllo, nonostante il massiccio lavoro di semina e di raccolta parziale del ministro Brunetta: basti citare che, solo nel 2013, il numero complessivo dei certificati di malattia è aumentato del 9% nel pubblico impiego  mentre è rimasto praticamente invariato nel settore privato.

Il trattamento diverso che attualmente intercorre tra il settore pubblico e quello privato passa anche attraverso la funzione di controllo della malattia, a partire dal diverso orario di visita fiscale.

La percentuale di assenteismo del settore pubblico si è assestata negli ultimi anni al 2% mentre per il pubblico è ancora a percentuali altissime; il servizio di medicina fiscale del settore privato è svolto dall’INPS, quello del pubblico dalle Regioni.

La soluzione, evidente agli occhi dei più, è facile:  uniformare i due settori e accorparli in capo all’INPS (il cosiddetto polo unico della medicina fiscale), la struttura che ha i risultati di eccellenza in questo settore. Lo stesso sottosegretario Angelo Rughetti del Ministero della Pubblica Amministrazione sta lavorando a questa riforma da mesi, ormai.

Questa evidenza è stata portata avanti da molti, ultimamente: la Commissione Affari Sociali, presieduta dall’on. Pier Paolo Vargiu, i medici fiscali INPS, la Federazione dei Medici con il Presidente Amedeo Bianco, tantissimi parlamentari di ogni parte politica. La dirigenza INPS approva l’intelaiatura del progetto (che andrà ben definita nei prossimi giorni, però) e le Regioni non si sono dichiarate contrarie. Non per ultima, la nostra rivista, nelle cui pagine si possono trovare tutti gli elementi e le notizie utili ad approfondire la materia: da mesi da qui sono partiti accorati appelli a tutti gli attori, e in particolare al ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

L’emendamento sul polo unico non è stato inserito per pochissimo nella finanziaria 2015: ora è arrivato il momento di mettere mano a questa riforma, che sta prendendo, sempre di più e per vari motivi, i connotati dell’urgenza.

Federica Ferraroni