La sentenza 251/2016 della Corte Costituzionale

La sentenza 251/2016 della Corte Costituzionale (Presidente Grossi, Redattore Sciarra, udienza pubblica del 19/10/2016, decisione del 09/11/2016, depositata il 25/11/2016), si riferisce alla legge 07/08/2015, n. 124 (Riforma della Pubblica Amministrazione), impugnata (dietro ricorso della regione Veneto) nelle norme:  art. 1, c. 1°, lett. b), c) e g), e 2°; art. 11, c. 1°, lett. a), b), n. 2, c), nn. 1 e 2), e), f), g), h), i), l), m), n), o), p) e q), e 2°; art. 16, c. 1° e 4°,; art. 17, c. 1°, lett. a), b), c), d), e), f), l), m), o), q), r), s) e t); art. 18, lett. a), b), c), e), i), l) e m), nn. da 1 a 7; art. 19, lett. b), c), d), g), h), l), m), n), o), p), s), t) e u); art. 23, c. 1°.

In particolare, la sentenza dichiara

“…..Va, pertanto, dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, comma 1, lettere a), b), c), d), e), f), l), m), o), q), r), s) e t), nella parte in cui, in combinato disposto con l’art. 16, commi 1 e 4, prevede che il Governo adotti i relativi decreti legislativi attuativi previo parere in sede di Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni…..”,

specificando i commi nei quali il Governo è autorizzato ad emettere i decreti attuativi “previo parere” della CSR e non “previa intesa”.

Il comma “l” è quello che riguarda la Riforma della Medicina Fiscale e recita:

l) riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l’effettivita’ del controllo, con attribuzione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l’effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalita’ d’impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni.

La sentenza della Corte Costituzionale, quindi, non sembra mettere a rischio l’attuazione del Polo Unico della Medicina Fiscale, visto che la norma prevede già  l'”intesa” e non il “parere” in sede di Conferenza Stato-Regioni.

La materia è molto complessa e delicata anche alla luce del fatto che l’eventuale successo del SI in occasione del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre cambierebbe profondamente la natura degli attuali rapporti Stato-Regioni e della stessa Conferenza Stato Regioni.

Pur con tutte le difficoltà che questo Paese attraversa in un delicato momento di riforme legislative che interessano la stessa Costituzione , la Riforma della Medicina Fiscale, oltre a tutelare i lavoratori onesti, può portare, se applicata correttamente, ad un sicuro e considerevole risparmio per le casse erariali e rappresenta un reale vantaggio per i cittadini e lo Stato stesso.