L’ACN del polo unico della Medicina Fiscale

Libera professione: è il regime in cui un professionista lavora per più committenti, decidendo in autonomia tempi e modalità di lavoro. Il rischio è completamente a suo carico e la parcella deve tenere conto di questo. Un idraulico, per esempio, si fa pagare un tot per la semplice uscita, indipendentemente dal lavoro che andrà (forse) ad eseguire.

La dipendenza: il dipendente ha un unico committente, annulla i rischi con le garanzie e le tutele totali che offre questa tipologia di rapporto.

Il medico fiscale ha il ruolo istituzionale di essere terzo con il compito di essere equidistante per tutelare il lavoratore, prendendo le distanze dal committente: non può avere, quindi, per definizione, un rapporto di dipendenza pur dovendosi legare, giocoforza, ad un unico committente. Le incompatibilità già esistenti bloccano di fatto la maggior parte delle attività lavorative. E questo inserisce la terza possibilità contrattuale; la convenzione secondo accordi collettivi nazionali in regime di libera professione ma con tutele e garanzie.

Sono in convenzione un gran numero di contratti nel SSN: a parte ospedalieri e universitari, che sono dipendenti, tutti gli altri medici (medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici penitenziari, medici della navigazione.) lavorano in regimi di convenzione definiti da ACN.

Le formule sono diverse: per i medici di medicina generale e per i pediatri la struttura economica del contratto si basa su un compenso a paziente, per gli altri su un compenso orario. Per tutti esistono clausole di garanzia che sono imprescindibili dalle basilari forme di tutela (maternità, malattia, infortuni sul lavoro, tetto di orario e di giornate di lavoro, compensi superiori in caso di tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato,contributi previdenziali, diritti sindacali…).

La situazione dei medici INPS, in questo momento, qual è?

Il comparto medico INPS è costituito da 495 medici dipendenti, 900 medici esterni e 1200 medici fiscali.

I medici esterni svolgono la stessa attività dei primi (tutta l’attività interna di sede) con la differenza che il loro contratto è stato scritto dal committente e hanno solo obblighi e nessuna tutela con uno stipendio pari a circa un terzo di quello dei dipendenti.

I medici fiscali svolgono, in questo momento, solo visite fiscali domiciliari anche se l’atto di indirizzo del Polo unico della medicina fiscale prevede che svolgano anche l’attività di sede inerente alla medicina fiscale, attività che è aumentata con il Polo unico e con l’arrivo in capo all’INPS della Medicina Fiscale (domiciliare e ambulatoriale) per i lavoratori del settore pubblico.

In questo momento stanno lavorando 7 giorni su 7, 8 ore al giorno (56 ore alla settimana, che possono anche aumentare se occorre tempo extra per i trasferimenti), senza pause né ferie; il loro compenso è a prestazione mentre l’Atto di indirizzo inserisce il concetto del compenso orario, dando il la per arrivare ad un ACN come quello di tutti gli altri medici in convenzione di cui abbiamo detto prima.

In questo momento, il contratto vigente dei medici fiscali è stato deciso da un decreto ministeriale (di 10 anni fa) che avrebbe dovuto essere un “decreto ponte” della durata di un anno per poter arrivare, già nel 2008, ad una convenzione vera e propria. Il ministro di allora, Livia Turco, aveva firmato questo decreto tra gli ultimi atti del suo dicastero. E adesso, dopo 10 anni, siamo in una situazione speculare.

L’atto di indirizzo del Polo Unico della Medicina Fiscale dello scorso agosto firmato dai tre ministeri coinvolti (Lavoro, Salute e Funzione Pubblica, fautrice del polo unico inserito nella più complessa Riforma Madia del Pubblico Impiego) inserisce alcuni principi che devono essere la base del nuovo contratto: dovrà essere un accordo collettivo nazionale firmato non solo dal committente ma anche dalle organizzazioni sindacali, dovrà avere un compenso ad ore, dovrà prevedere l’inserimento in sede dei medici fiscali, dovrà prevedere le tutele base che hanno tutti i professionisti in convenzione.

Considerando l’elevata età media degli attuali medici fiscali (61 anni), questo ACN interesserà nuovi medici con la creazione di nuovi posti di lavoro e le tutele base (maternità, contributi previdenziali, tempo indeterminato, full time con la possibilità di avere un part time, diritti sindacali…) vanno vieppiù garantite, per dare certezze alle nuove generazioni di medici (e non solo di medici).

Dopo il terzo incontro tecnico tra dirigenza INPS e OOSS dello scorso 14 febbraio, serve un ACN che attui le direttive dell’atto di indirizzo in merito a garanzie e tutele che l’INPS non può certo rifiutare: sei organizzazioni sindacali (CISL medici, FIMMG INPS, SIMET, SNAMI medicina fiscale, SUMAI Assoprof, UIL-PA) hanno reinviato lo scorso 16 febbraio la loro proposta lasciando invariata la parte relativa a garanzie e tutele e stralciando quella relativa ai compensi e hanno chiesto una convocazione riservata per poter procedere in tempi brevi ad un accordo.

Per accelerare i tempi dell’accordo, in questa fase le stesse sigle sindacali hanno demandato la parte meramente economica a successiva valutazione nei tavoli tecnici di trattativa, in base anche alle risorse stanziate (per il settore pubblico e per quello privato) per la funzione complessiva della Medicina Fiscale.

Siamo alla fase finale di un lavoro per il quale i ministeri di questa legislatura si sono impegnati con tenacia, dal rinnovo del contratto dei 3 milioni di statali (atteso, anche quello, da anni) al contratto dei 1200 medici fiscali e a quello dell’altra faccia della stessa medaglia, i 46.000 medici di medicina generale. Il prossimo 20 febbraio i sindacati dei medici di medicina generali sono convocati, a tal proposito, in Sisac e in queste ore si stanno riunendo i consigli nazionali delle varie OOSS coinvolte per definire le ultime strategie. E’ arrivato il momento di concludere e tirare le fila di tanto lavoro.

 

Federica Ferraroni

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