Lavorare nel settore pubblico nuoce alla salute

 

renzi madiaSembra strano ma è così: ci si ammala fino a 3 volte di più se si lavora in un posto statale piuttosto che in una fabbrica.

E’ quello che risulta incrociando i dati di quello che succede in una città come Roma.

Secondo Confindustria, la percentuale di assenza dal lavoro per malattia per un dipendente privato si assesta intorno al 6% all’anno.

Secondo i dati ufficiali del Campidoglio, la percentuale media raddoppia rispetto ai dipendenti privati arrivando a toccare punte record in alcuni comparti: per esempio, nel primo trimestre del 2015 la percentuale di assenza per malattia si è assestata a valori pari al 21,1% nel IV Municipio e al 21,7% nel VI Municipio della Capitale.

E le cose non migliorano nemmeno nel periodo estivo: quando le assenze per malattia e per altre cause si sommano a quelle per ferie, si rischia in alcuni casi la paralisi del servizio.

Come è successo a Parma nella locale Azienda Ospedaliera Universitaria, nell’estate di qualche anno fa: in questo periodo dell’anno, si ricorre abitualmente alla riduzione dei posti letto per far fronte al calo fisiologico del personale sanitario connesso alle ferie programmate. Nell’agosto 2007 si è verificato, però, un fatto insolito e molto grave: nel week-end diversi reparti ospedalieri si erano trovati in condizioni di gravissima carenza di personale infermieristico, visto che molti tra gli addetti presenti si mettevano in malattia al venerdì pomeriggio dopo le 14, orario in cui chiude l’ufficio ASL, senza la possibilità, quindi, di avere una visita fiscale.

L’Azienda ospedaliera firmò in velocità una convenzione con la sede INPS locale per poter utilizzare nel week-end i medici fiscali INPS, che, in epoca pre-S.A.Vi.O, venivano contattati telefonicamente direttamente dall’Azienda stessa. I risultati sono stati eclatanti: una riduzione pressochè subitanea di ben l’80% delle assenze per malattia. Questa convenzione è continuata fino alla recente entrata in vigore dell’attuale programma di assegnazione per via telematica delle visite fiscali e la percentuale di assenza per malattia nel week-end non ha mai più dato problemi, assestandosi su livelli del tutto accettabili e “normali”.

Confindustria sostiene che, riconducendo l’assenteismo del pubblico ai livelli di quello del privato, si potrebbe arrivare ad un risparmio di 3,7 miliardi di euro. Cifre da capogiro, in grado di risollevare qualsiasi PIL: non stiamo parlando, quindi, di riforme di poco conto.

Quando si parla di assenteismo, non si parla solo dei “furbetti del cartellino”, ma anche delle assenze per malattie fantasma e il tutto va a svantaggio della maggior parte dei lavoratori seri.

Adesso il governo Renzi ha deciso di estendere la medicina fiscale INPS, che finora ha lavorato con successo nel settore privato, al settore pubblico, mentre il Parlamento si è più volte pronunciato in merito al miglioramento del servizio stesso ottenibile con la stabilizzazione del comparto medico, precario da sempre.

La riforma della Medicina Fiscale, già inserita nella legge delega e annunciata ai media dal Ministro Madia nella tornata dell’approvazione dei primi 11 decreti attuativi della legge Madia, presentati nel Consiglio dei Ministri dello scorso 20 gennaio, è attesa con urgenza ai blocchi di partenza.

E con una Medicina Fiscale messa in condizione di lavorare bene e di esprimere al massimo il suo mandato sociale, valuteremo passo passo tutti i cambiamenti e i risultati.

“Bisogna puntare su norme etiche cha vadano a vantaggio della maggioranza dei dipendenti onesti che, purtroppo, per colpa di una minoranza di disonesti, sono accomunati sotto l’immagine di fannulloni. Tutti i provvedimenti danno il segno del cambiamento, sia questi 11 sia gli altri 9 che presenteremo entro agosto”, dice il Ministro Madia.

 

Federica Ferraroni

 

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