Lavoratori “fragili”: il ruolo del medico competente e del medico di medicina generale

In seguito al DPCM 8 marzo 2020, lo scorso 14 marzo è stato sottoscritto dalle parti sociali a livello nazionale un protocollo condiviso che ha suscitato parecchie perplessità in ambito medico, come abbiamo visto anche sulle nostre pagine.

Covid: nuove misure per i medici competenti e per i medici certificatori di malattia

In sintesi, questo protocollo prevede, tra le altre cose, che le aziende stipulino accordi interni per stabilire le misure finalizzate al contrasto e al contenimento della diffusione del virus Covid-19 in ambito lavorativo: prevede anche il coinvolgimento del medico competente che è la figura fondamentale a supporto del datore di lavoro e dei lavoratori su un tema strettamente sanitario.

Tra i compiti del medico competente, da effettuare in collaborazione con le altre figure aziendali della prevenzione, vi sono anche l’informazione e la formazione dei lavoratori sui comportamenti individuali e sulle misure di prevenzione e di contenimento del rischio messe in atto dalle aziende e la collaborazione con il datore di lavoro per la definizione degli eventuali “contatti stretti” di un lavoratore affetto da COVID-19.

Il protocollo di regolamentazione prevede inoltre che il medico competente segnali all’azienda situazioni di particolare fragilità patologie attuali o pregresse dei dipendenti, affinché  l’azienda provveda alla loro tutela nel rispetto della privacy.

Il recentissimo Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19␣ all’art. 26 comma 2, prevede specifiche misure per la tutela dei lavoratori affetti da patologie gravi.

I lavoratori, in particolare coloro che vengono allontanati dal lavoro poiché affetti da patologie che rientrano nella fattispecie prevista all␣art. 26, co.2 del Decreto Legge 17/3/2020, n. 18, si rivolgeranno al proprio medico di medicina generale per ottenere la certificazione di malattia.

Applicazione del DL 18/2020: “i competenti organi medico legali”

Il medico di medicina generale dovrà specificare, in campo diagnosi, ogni dato utile per fare emergere la gravità del quadro clinico della patologia da cui sono affetti

L’art. 26 comma   2,   del   decreto  legge Cura Italia  stabilisce   che “Fino al 30 aprile ai lavoratori dipendenti pubblici   e   privati   in   possesso   del   riconoscimento   di   disabilità   con   connotazione   di   gravità   ai   sensi  dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonchè ai lavoratori in possesso della certificazione   rilasciata   dai   competenti   organi   medico   legali,   attestante   una   condizione   di   rischio   derivante  da  immunodepressione  o  da  esiti  da  patologie  oncologiche  o  dallo  svolgimento  di  relative  terapie salvavita ai sensi dell’art.3 , comma 1, della medesima legge 104/1992, il periodo di   assenza   dal   servizio   prescritto   dalle   competenti   autorità   sanitarie,   è   equiparato   al   ricovero di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9″.  

La malattia, in questi casi, è equiparata a ricovero ospedaliero e non viene conteggiata nel periodo di comporto.

Certificati di inabilità lavorativa e di malattia in tempo di Covid

Nel certificato telematico di malattia redatto dal medico di medicina generale o convenzionato con il SSN  non bisogna inserire codici ma è necessario che sia ben specificata, nel campo “note di diagnosi”, una chiara e dettagliata diagnosi che possa far comprendere bene l’appartenenza del paziente alle categorie presenti nel comma 2.  

LAVORATORI FRAGILI – Risposta OO.SS. finale