I n questa terza parte, cercheremo di entrare maggiormente nei dettagli delle nuove norme giuslavoristiche sulle collaborazioni contenute nello “statuto” dei lavoratori autonomi, alla luce delle recenti disposizioni di legge (riforma Madia, jobs act, legge di stabilità).

L’Art. 5 del decreto legislativo del 25 maggio 2017, n. 75 recita: «5-bis.  E’  fatto divieto alle amministrazioni  pubbliche  di  stipulare  contratti  di collaborazione  che  si   concretano  in   prestazioni   di   lavoro esclusivamente  personali,  continuative  e  le  cui   modalita’   di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.  I contratti posti in essere in violazione del presente comma sono nulli e determinano responsabilita’ erariale. I dirigenti che operano in violazione delle disposizioni del presente comma sono, altresi’, responsabili ai sensi  dell’articolo  21  e  ad essi non puo’ essere erogata  la  retribuzione  di  risultato.  Resta fermo che la disposizione di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81,  non  si  applica  alle  pubbliche amministrazioni.»

L’Art.20 sempre della legge Madia dispone le norme per il superamento del precariato nella pubblica amministrazione a partire dal comma 1 (“Le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso a contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto a tempo determinato, possono, nel triennio 2018-2020, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’art. 6 comma 2 e con l’indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato …”) e dal comma 2 (“Nello stesso triennio 2018-2020, le amministrazioni possono bandire, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 6 comma 2…”) fino al comma 12 (“Ai fini delle assunzioni di cui al comma 1, ha priorità il personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto“). In Friuli Venezia Giulia, Regione e sindacati hanno già sottoscritto gli accordi per avviare le procedure di stabilizzazione per i dirigenti medici e veterinari e per la dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa operanti nel sistema sanitario regionale sulla base di quanto previsto proprio dall’art. 20 della riforma Madia.

La circolare ministeriale della funzione pubblica 3/2017  chiarisce al riguardo in questo modo: “..A seguito delle modifiche apportate dalle nuove disposizioni normative, fermo restando il predetto divieto, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire esclusivamente incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei presupposti di legittimità indicati dalla stessa disposizione. Nell’ambito degli incarichi consentiti, le amministrazioni potranno sottoscrivere, quindi, contratti di collaborazione che non abbiano le caratteristiche di eterorganizzazione vietate all’articolo 7, comma 5 bis, d.lgs. n. 165/2001 e che rispettino i requisiti dell’articolo 7, comma 6 del medesimo decreto legislativo.” Come paradigma di questa tipologia contrattuale  libero-professionale pura, possiamo citare questo bando dello scorso novembre  http://lamedicinafiscale.it/concorso-inps-per-medici-competenti-in-toscana/

L’art. 2 del d.lgs. 81/2015 (uno dei decreti attuativi del “jobs act”) è la norma, rubricata “Collaborazioni organizzate dal committente”, cardine in materia di collaborazioni e dispone quanto segue:

“1. A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

2. La disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione con riferimento:

a) alle collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;

b) alle collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali e’ necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;

c) alle attivita’ prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle societa’ e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e societa’ sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

d-bis) alle collaborazioni prestate nell’ambito della produzione e della realizzazione di spettacoli da parte delle fondazioni di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367.

3. Le parti possono richiedere alle commissioni di cui all’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la certificazione dell’assenza dei requisiti di cui al comma 1. Il lavoratore puo’ farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.”

La disposizione di cui al comma 1 è stata posticipata al 1° gennaio 2019 secondo quanto previsto dalla legge di stabilità 2018 del 27 gennaio 2017.

La circolare ministeriale della funzione pubblica 1/2018, oltre a vari chiarimenti, recita all’ultimo capoverso “Con riferimento, infine, agli incarichi di collaborazione di cui al paragrafo 4 della circolare n. 3 del 2017, si richiama lo spostamento temporale al 1* gennaio 2019 dell’applicazione del divieto di cui all’art. 7 comma 5-bisdel d. lgs. 165 del 2001, della legge n. 205 del 2017 che modifica l’art. 22 comma 8 del decreto legislativo n. 75 del 2017

In base all’interpretazione più accreditata, il maggiore elemento che depone per un rapporto di subordinazione è il fatto che il collaboratore sia vincolato dal committente a svolgere la propria attività all’interno della sede aziendale e in fasce orarie imposte dal committente stesso.

Vediamo ora l’art. 15 del d.d.l. n. 2233-B, approvato in via definitiva dal Senato il 10 maggio 2017 che ha introdotto all’art. 409 numero 3 cod. proc. civ. (norma che disciplina la competenza per materia del Giudice del Lavoro) la modifica evidenziata in grassetto:

“Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie relative a:

1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa;

2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, nonché rapporti derivanti da altri contratti agrari, salva la competenza delle sezioni specializzate agrarie;

3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato. La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa;

4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica;

5) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico, sempreché non siano devoluti dalla legge ad altro giudice”.

Il num. 3 della presente norma rinvia ai rapporti di lavoro parasubordinato, a quei rapporti di lavoro caratterizzati cioè dalla continuità e stabilità della prestazione, coordinazione e personalità, caratteristiche che, in base alla L. 22 maggio 2017, n. 81, fanno decadere definitivamente questa attività dalla libera professione pura.

L’art. 409 cod. proc. civ. è una norma processuale che definisce l’ambito della competenza per materia del Giudice del Lavoro, includendovi le collaborazioni coordinate e continuative, ossia il lavoro parasubordinato. L’aggiunta da ultimo introdotta sembra diretta a specificare la differenza tra collaborazione e subordinazione, individuata nel fatto che il collaboratore, pur essendo obbligato a coordinarsi con il committente nello svolgimento della propria attività, conserva un adeguato margine di autonomia nell’organizzazione della stessa.

Adesso riassumiamo la situazione alla luce dell’art. 5 del d. lgs 75/2017, dell’art. 2 comma 1 del d.lgs. 81/2015 e dell’art. 409 numero 3 cod. proc. civ., così come da ultimo modificato.

Il decreto attuativo del jobs act e la riforma Madia hanno, quindi, previsto che si considerino subordinate le prestazioni svolte in regime di eterodirezione, laddove il committente imponga al lavoratore vincoli specialmente con riferimento al tempo e al luogo: l’art 409 numero 3 cod. proc. civ., specularmente, ribadisce lo stesso principio, affermando che la prestazione si considera, invece, un genuino rapporto parasubordinato laddove il collaboratore possa autonomamente organizzare la propria attività senza subire le ingerenze del committente: ingerenze che – volendo, per l’appunto, leggere specularmente le due norme – non dovrebbero consistere nell’imposizione del tempo e del luogo della prestazione.

Partendo, quindi, dalla premessa secondo cui queste tre norme affermano lo stesso concetto, secondo Targa e Trifirò, la novità consiste nella precisazione secondo cui – ferma la necessità di autonomia del collaboratore, al fine di aversi un genuino rapporto parasubordinato- le modalità del coordinamento possono essere oggetto di intese, preferibilmente scritta, tra le parti. Quest’ultimo aspetto conferma che, laddove le modalità del coordinamento fossero imposte unilateralmente dal committente, il rapporto di lavoro dovrebbe presumersi subordinato.  Se però tali modalità sono oggetto di negoziazione e, in concreto, vengono rispettate, esse sono compatibili con la natura parasubordinata del rapporto. Si può ritenere che eventuali accordi circa le modalità di accesso del collaboratore all’interno della sede aziendale e/o la previsione di un timing da rispettare, non comportino alcuna presunzione di subordinazione e questo proprio perché si tratta di modalità concordate e non unilateralmente imposte.

La riforma Madia, jobs act e l’art. 409 cod. proc. civ.  ribadiscono la necessità che il collaboratore sia autonomo nell’organizzazione della propria attività e introducono una utile specificazione dove consente alle parti di raggiungere un accordo che potrebbe prevedere lo svolgimento della prestazione anche all’interno della sede aziendale oppure nel rispetto di certe fasce orarie, purché salvaguardando un adeguato grado di “elasticità” a favore del collaboratore: inseriscono anche il concetto secondo il quale gli accordi collettivi nazionali (art.39 della Costituzione), sottoscritti dalle sigle sindacali rappresentative della categoria, fanno giurisprudenza e legittimano il contratto in essere, specificando, in maniera legittima, la natura stessa del rapporto di lavoro di cui trattano.

 

Federica Ferraroni

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