Lavra: basta al precariato nella Sanità italiana

Dopo l’ISS, l’Ordine dei Medici di Roma chiede di sanare anche le altre situazioni, come quelle delle ASL, degli ospedali e dell’INPS, dove troppi colleghi prestano il loro servizio “al di fuori delle normative previste dalle leggi e con costante incertezza per il loro futuro lavorativo”.

Questo il comunicato stampa.

“L’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma si unisce alla soddisfazione espressa dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e dal presidente dell’ISS, Walter Ricciardi, per l’approvazione nei giorni scorsi dell’emendamento al Decreto Milleproroghe che stabilizza i lavoratori precari dell’Istituto Superiore di Sanità. Al contempo chiede ora alle forze parlamentari e al Governo lo stesso impegno per risolvere la grave e non più sostenibile situazione di tutti gli altri precari nel settore della Sanità, in particolare dei medici che continuano a operare nelle varie Aziende Sanitarie, presso l’Inps e nelle strutture ospedaliere, al di fuori delle normative previste dalla legge e con costante incertezza per il loro futuro lavorativo.

Questo Ordine ha ripetutamente portato all’attenzione delle istituzioni il problema dei troppi medici precari, nonché degli altri lavoratori, che affligge la Sanità del Paese – ricorda il presidente dei camici bianchi della Capitale, Giuseppe Lavrain particolare quella del Lazio, fornendo anche i numeri delle situazioni più critiche, ad esempio quella del Policlinico Umberto I di Roma e Asl di Latina; peraltro senza avere finora attenzione e risposte dagli enti competenti, primo tra tutti la Regione. Plaudiamo quindi all’intervento parlamentare che consente finalmente di sanare la situazione dei precari dell’ISS e chiediamo che ora si affrontino a livello generale anche le altre realtà. Non bisogna dimenticare – sottolinea Lavra – che la piaga di una perdurante precarietà nel settore della Sanità non soltanto mortifica i singoli lavoratori e oscura il loro futuro professionale e personale ma rappresenta anche un pericoloso vulnus all’intero sistema, sia a livello qualitativo sia sul piano dell’organizzazione e della programmazione: con conseguenze quindi anche per i pazienti.”