Le assenze per malattia nel pubblico impiego: considerazioni socio-cultural-economiche

Lamedicinafiscale.it sta pubblicando, grazie al lavoro meritorio dello staff del proprio Centro STudi, un viaggio a tappe all’interno del mondo del pubblico impiego e, in particolare, alle assenze per malattie nella PA. Abbiamo analizzato, finora, i tre comparti con il maggior numero di dipendenti: la scuola, il servizio sanitario nazionale e gli enti pubblici.


Le osservazioni che si possono fare sono molteplici ma vogliamo porre l’attenzione su due aspetti, in particolare:

– l’andamento delle assenze per malattia in relazione agli orari di reperibilità per le visite fiscali

– le caratteristiche della popolazione che si assenta per malattia.


Per quanto riguarda il primo punto, possiamo notare come per tutti e tre i comparti studiati abbiamo avuto un picco di decrescita statisticamente significativo all’indomani dell’applicazione della legge Brunetta sull’ampliamento dell’orario di reperibilità. Quando si è passati da 4 a 11 ore di reperibilità per le visite fiscali, si è avuto un netto crollo delle giornate di assenza, riprova dell’efficacia delle visite fiscali stesse come puro deterrente nella lotta all’assenteismo: quando da 11 si è passati a 7, il numero di assenze è via via tornato a crescere (nella scuola, per esempio, si è passati da 9 milioni di giornate di assenza per le dipendenti pubbliche nel periodo pre-legge Brunetta, a sei milioni nel 2009 durante l’attuazione a pieno regime delle modalità a 11 ore previste dalla legge Brunetta per risalire lentamente agli 8 milioni nel 2013 con un regime di reperibilità della malata a 7 ore. Anche in questo discorso si rileva una differenza tra i sessi: gli uomini si ammalano meno delle donne, tranne poche eccezioni (per esempio i dipendenti delle aziende soggiorno e turismo).

A3-8 Giorni di malattia Scuola 2006-2013 com interventi normativi

Per quanto riguarda il secondo punto, dai dati emerge che le assenze per malattia presentano valori più elevati nelle fasce di popolazione meno erudita (eccezione che conferma la regola è quella dei dirigenti scolastici), di minor reddito e, generalmente, (pur con le eccezioni del caso: a questo riguardo, vedere i dati di Locri vs quelli di Ariano Irpino) aumentano andando da nord verso sud.

 A5-17 Confronto media giorni di assenza personale comune di Locri con altri comuni

Quest’ultimo dato è analogo a quello che emerge dagli studi epidemiologici effettuati su patologie, come l’obesità, la cui etiopatogenesi riconosce agli aspetti culturali e comportamentali un ruolo importante.

Da una rapida ricerca su Pub Med si ricava una ampia letteratura (oltre 2500 articoli scientifici) che conferma la correlazione fra incidenza dell’obesità (considerata come paradigma delle malattie metaboliche la cui espressione fenotipica è correlata allo stile di vita) e status sociale e culturale della popolazione.too fat ok

In Italia, oltre che con il sesso e con l’età, l’incidenza dell’obesità, che si aggira attorno al 10% circa, correla con la distribuzione territoriale della popolazione ed ha una distribuzione territoriale spiccata che va  aumentando  da nord verso  sud.

Tale distribuzione è indipendente dalle caratteristiche genetiche delle popolazioni autoctone ma è significativamente correlato al livello sociale e culturale della popolazione come del resto è ben noto in letteratura (Pinelli et al, L’obesità degli adulti in Italia, 2011. Andreenko et al, Anthropometric obesity indices in relation to age, educational level, occupation and physical activity in bulgarian men, 2014. Di Chiara et al, Association Between Low Education and Higher Global Cardiovascular Risk, feb 2015).

Da notare l’interessante sovrapposizione dell’andamento geografico dell’incidenza dell’obesità (correlato ad un maggior rischio di malattie cardiovascolari) nella popolazione italiana da una parte e delle assenze per malattia dall’altro.

Lo stesso tipo di andamento sembra riscontrabile nei principali indicatori socio-culturali ed economici come il tasso di abbandono scolastico, l’indice di scolarizzazione e il reddito pro capite,

Partendo da ogni considerazione sull’ipotesi che anche l’utilizzo improprio dell’assenza per malattie risenta di condizionamenti culturali e socio-economici, resta aperta l’ipotesi che una corretta informazione della popolazione possa risultare una delle possibili strategie di lungo respiro nella lotta all’assenteismo, ma tutto questo meriterebbe studi più approfonditi.

A5-9 Media gg complessivi

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Nel frattempo, con gli accorgimenti urgenti del caso (un miglioramento del servizio della medicina fiscale, in particolare),  si può arrivare ad un risparmio di spesa che possiamo ipotizzare pari ad un punto percentuale del nostro PIL: cercheremo di dimostrarlo, numeri alla mano, nelle nostre prossime pubblicazioni.

L’ottimizzazione del servizio di medicina fiscale deve passare attraverso la riforma Madia della PA in queste ore in votazione al Senato in Commissione Bilancio, che prevede il passaggio del controllo delle assenze per malattia nella pubblica amministrazione in capo all’INPS.


Federica Ferraroni

© Riproduzione riservata

 

 

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