L’emendamento killer e la medicina fiscale

Nel mondo della medicina INPS, ha destato grande apprensione la presentazione dell’emendamento 35.5 a prima firma Vanessa Cattoi, dichiarato inammissibile lo scorso 20 novembre per estraneità alla materia dalla Commissione Bilancio alla Camera: i circa 2000 medici precari coinvolti (900 medici esterni e 1200 medici fiscali) temono per il proprio futuro lavorativo visto che in questo emendamento presentato dalla Lega si parla di indire un concorso per entrambe queste funzioni ma per soli 881 medici, eliminandone, di fatto, più di 1000. Lo testimoniano le tante mail inviate ieri dai medici presenti nei vari social, indirizzate ai membri della Commissione Bilancio riuniti in sessione.

Una selezione concorsuale entro la lista ad esaurimento dei medici con priorità è conforme esclusivamente ai desiderata dell’Ente Previdenziale e comporterebbe una deleteria frammentazione della categoria, oltre a comportare una disposizione delle risorse con vincolo di destinazione non discriminabili dalle altre spese dell’Istituto”: ANMEFI ha commentato così l’inammissibilità dell’emendamento 35.3, chiedendo di evitare una sua riproposizione da parte del Governo.

La CISL medici, la FIMMG settore INPS, lo SNAMI medicina fiscale, il SUMAI e la UIL-PA “esprimono soddisfazione e sollievo per lo stop sancito dalla Commissione Bilancio per mancata copertura finanziaria alla incomprensibile proposta normativa 35.3 presentata dai parlamentari della Lega a prima firma Vanessa Cattoi. L’apertura di una procedura concorsuale per titoli ed esami, cosi come era previsto dall’emendamento Cattoi, per 881 medici deputati a svolgere tutte le funzioni medico legali istituzionali, compresa la medicina fiscale, mediante il trasferimento di risorse oggi destinate e vincolate al controllo dei lavoratori in malattia (Polo Unico), sarebbe stata una “tragedia perfetta”. La consistenza numerica di medici prevista non avrebbe assolutamente colmato le severe carenze di personale medico in ambito INPS, avrebbe sancito il fallimento della riforma del polo unico della medicina fiscale, compromettendo senza ombra di dubbio uno dei cardini della riforma (ovverosia la certezza del controllo) e non avrebbe soddisfatto le esigenze dei medici addetti alle attività istituzionali ,assistenziali, previdenziali ed al contenzioso sanitario di competenza INPS, rendendo quindi necessari ulteriori contratti anomali “libero professionali” per un’attività in realtà coordinata e continuativa La procedura concorsuale avrebbe inoltre sancito il sostanziale “licenziamento”, dopo decenni di attività, per la maggior parte degli attuali medici fiscali (facenti parte delle liste ad esaurimento e tutelati da specifiche norme di legge) di cui molti monoreddito, nonché per la maggior parte dei medici convenzionati esterni che comunque operano in Inps in evidente subordinazione da circa dieci anni. Una tragedia perfetta ed un danno non solo economico per il Sistema Italia! Le sottoscritte OOSS chiedono con forza ai Ministeri competenti, ai relatori e a tutti i componenti delle Commissioni Bilancio di respingere qualsiasi tentativo di riproposizione di proposte normative simili. Nel contempo si invita il Governo a valutare,invece, soluzioni normative che guardino a forme convenzionali, in linea con quanto era previsto dall’Atto di Indirizzo della Medicina Fiscale (Decreto 2 agosto 2017 del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali – G.U. n. 229 del 30.09.2017), che con costi minori, rispetto a forme contrattuali di dipendenza, potrebbero risolvere celermente le problematiche di organico presenti in INPS, superando le criticità legate ai vincoli dei contratti autonomi nella pubblica amministrazione e permettendo all’INPS di avere risorse professionali adeguate alle esigenze presentate, con formule contrattuali congrue riguardo all’assetto normativo nazionale e all’impostazione giurisprudenziale europea,con garanzia tra le parti, fornendo le necessarie e indispensabili tutele ai sanitari addetti a tali funzioni. A tal fine si auspica che i Ministeri competenti, diano un forte input, finanche con un intervento legislativo, alla riapertura del tavolo tra OO.SS e INPS, che coinvolga anche la FNOMCeO, e che consenta di concludere l’enorme lavoro negoziale già fatto portando in breve tempo alla stipula di una convenzione che ottimizzi sia in termini di costi che di risultato la Riforma del Polo Unico della Medicina Fiscale.”

Secondo la Fp CGIL e il Sinmevico “un emendamento della maggioranza di Governo vorrebbe riproporre un concorso aperto senza riserva di posti o di punteggi per i mille medici fiscali Inps che, dopo aver garantito il servizio per anni senza nessuna tutela, non potrebbero usufruire di percorsi di stabilizzazione come invece avvenuto per tutti i dipendenti pubblici. Questo è solo uno degli attacchi che i medici fiscali Inps hanno subito negli ultimi giorni e che rischia di creare delle disparità. Ci opponiamo con fermezza. L’emendamento crea una pericolosa confusione tra medici fiscali e medici convenzionati esterni Inps che operano nelle commissioni d’invalidità civile. Un concorso aperto senza riserve rischia di mettere in competizione le due categorie di professionisti creando una disparità tra chi non ha potuto fare percorsi di specializzazione, i medici fiscali, e chi, al contrario, ha potuto acquisire specifici titoli formativi come i convenzionati esterni che tuttavia non hanno mai acquisito sul campo le competenze necessarie alle visite di controllo – spiegano la Funzione Pubblica Cgil Medici e Sinmevico -. La proposta prevedrebbe anche che le risorse finanziate con il Polo Unico della medicina fiscale, destinate esclusivamente per le visite di controllo, vengano utilizzate per lo svolgimento di altre attività dell’Inps. Ci opponiamo con fermezza a qualsiasi progetto di abrogazione della legge vigente che con l’istituzione della lista ad esaurimento ha finalmente rappresentato un primo passo verso la stabilizzazione dei professionisti dopo anni di lavoro senza tutele. Auspichiamo la ripresa del confronto con l’Inps e che il Governo consulti i sindacati del settore prima di formulare proposte emendative che creano disservizi e cancellano anni di sacrifici di mille professionisti.”

Secondo la SIMPAF, “l’emendamento 35.3  a prima firma Vanessa Cattoi dichiarato inammissibile dalla Camera il 20 novembre, di fatto avrebbe cancellato la lista speciale ad esaurimento dei medici fiscali e la priorità a svolgere le visite fiscali da parte degli attuali 1200 medici (900 se consideriamo in FTE): avrebbe, di fatto, cancellato la stessa idea di avere un gruppo di medici dedicato alla funzione di medicina fiscale, conferendo questo compito ad un gruppo con mansioni più eterogenee come la medicina fiscale e previdenziale. Il medico fiscale non può e non deve essere un dipendente, come ha ben chiarito anche la giurisprudenza (vedi, per esempio, la sentenza di Nola n. 3137 del 7/7/2011), e come tutta la legislatura ha sempre confermato, dallo statuto dei lavoratori del 1970 fino alla riforma Madia con all’atto di indirizzo del polo unico della medicina fiscale del 2 agosto 2017. Il medico fiscale lavora in regime di terzietà in libera professione, a tutela dei lavoratori assenti per malattia, del datore di lavoro e dell’ente previdenziale erogatore dell’indennità di malattia (Inps per il settore privato e amministrazioni pubbliche per il settore pubblico). I medici fiscali hanno già in essere un assetto contrattuale ratificato dal DM dell’8 maggio 2008 che cambierà solo se e quando si raggiungerà un accordo collettivo nazionale che possa apportare maggiori tutele ai medici fiscali stessi, garantendo un compenso non inferiore a quello pre-spending review del 2012. I medici fiscali appartenenti alla lista speciale ad esaurimento in base alla legge n. 125 del 30 ottobre 2013 hanno la priorità a svolgere le visite fiscali secondo la legge n. 147 del 27 dicembre 2013, comma 340 e, quindi, non hanno bisogno di un concorso per svolgere il loro lavoro che svolgono ormai da 30 anni ma godono, per diritto, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per svolgere le visite fiscali (In calce ricordiamo i testi delle due leggi citate). Le risorse dedicate alla medicina fiscale, individuate per il settore privato dall’Inps e per il settore pubblico dal D. Lgs. n. 75 del 25 maggio 2017  e che ammontano, a partire dal 2019, per il settore privato a 38 mln di euro e per il settore pubblico a 50 mln di euro, sono riservate alla funzione di medicina fiscale e non devono e non possono essere utilizzate per altre mansioni all’interno dell’Inps come ratificato dal D.Lgs n. 75 del 25 maggio 2017. SIMPAF chiede al parlamento la massima attenzione perchè emendamenti contra legem di questo tipo continuino ad essere dichiarati inammissibili e al governo di vigilare affinchè venga effettuato il numero congruo di visite in relazione le risorse già stanziate per il settore pubblico e quello privato e in base ai costi gestionali individuati nella relazione della Corte dei Conti del 25 gennaio 2018, per permettere alla medicina fiscale di poter continuare a svolgere un’azione efficace ed efficiente nella lotta contro l’assenteismo per malattia nel settore pubblico e privato.”